ALPETTE – L’Ecomuseo del Rame, del Lavoro e della Resistenza di Alpette ha ottenuto nelle settimane scorse il rinnovo della certificazione “Herity”, rilasciata dall’omonima organizzazione internazionale no-profit, che attesta in tutto il mondo la qualità nella conservazione e gestione del patrimonio culturale.

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Il nome deriva dall’unione delle due parole inglesi Heritage e Quality. Si tratta di un prestigioso riconoscimento, attribuito negli anni scorsi anche a Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, sede aulica della Città Metropolitana di Torino.

L’amministrazione comunale di Alpette è giustamente fiera per il rinnovo della certificazione, a cui si aggiunge per la prima volta la certificazione rilasciata al Polo Astronomico, ormai diventato un punto di riferimento per numerose attività didattiche riservate alle scuole e per iniziative di divulgazione scientifica rese possibili da un osservatorio astronomico di prim’ordine. L’Ecomuseo del Rame ha tra l’altro ottenuto un incremento della valutazione Herity grazie all’ampliamento della sala espositiva dedicata alla Resistenza. Partendo da criteri scientificamente accettati ma in modo facilmente comprensibile, Herity fornisce al pubblico una serie di informazioni che permettono di decidere se visitare o meno un bene culturale, incoraggia i proprietari e i gestori dei beni a valorizzare e conservare meglio il patrimonio di cui sono responsabili.

 

All’entrata di ogni museo, monumento, sito all’aperto, biblioteca, archivio, pubblico o privato aperto al pubblico, il simbolo Herity, simile a un bersaglio, indica chiaramente e preliminarmente al visitatore per l’anno in corso il livello raggiunto, secondo una classificazione articolata di cinque livelli e correlata a quattro criteri: percezione del valore culturale (rilevanza), stato di mantenimento e restauro (conservazione), informazione trasmessa al visitatore (comunicazione), qualità dell’accoglienza (servizi).

UN ECOMUSEO NELLA “TERRA DEI MASTRI RAMAI”

Alpette anticamente era chiamata “terra dei mastri ramai”, perché in ogni via del paese si sentiva il tintinnìo dei martelli, che prima modellavano i manufatti e poi li abbellivano con la martellatura. Ad Alpette e nelle Valli Orco e Soana il mestiere dei ramai era diffuso grazie alla presenza di cinque miniere di rame. Il minerale veniva trasportato nelle varie fucine della zona e, dopo la fusione, sotto il maglio a testa d’asino, veniva data la prima sagomatura. Con un carro trainato da muli il rame semilavorato veniva portato nelle botteghe, dove i mastri ramai lo modellavano interamente a mano, come si può ancora vedere visitando la Scuola del Rame di Alpette.

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L’arte dei mastri ramai trasformava ogni pezzo di rame in un paiolo per la polenta, in un secchio, in una caldaia per il latte, in un contenitore per la panna, in una padella, in un imbuto o in una sigella da pozzo.
Famose sono le caffettiere di Balaccio, i lavori eseguiti dalla famiglia Sandretto che avevano il loro laboratorio in località Getta. Intorno al 1900 i mastri ramai del Canavese emigrarono a Torino, lavorando nelle carrozzerie Fiat, Pininfarina e Bertone e in altre aziende del settore. Dal 1983 ad Alpette, per iniziativa del Comune e grazie all’appoggio della Regione, della Provincia (ora della Città Metropolitana) e della Comunità Montana Valli Orco e Soana, si tengono corsi annuali per la lavorazione del rame. Seguendo l’antica tradizione locale si lavora unicamente a mano, imparando tecniche antichissime. I nostri nonni cucinavano nelle pentole di rame perché ha una capacità di trasmissione del calore elevatissima e, di conseguenza, uniforme, consentendo ai cibi di cuocere nel migliore dei modi. L’omogenea distribuzione del calore consente una cottura che non aggredisce i cibi, preservandone le proprietà nutrizionali e le caratteristiche organolettiche. Inoltre, i cibi non si attaccano al fondo. La qualità della cottura, infatti, dipende molto dal “volano termico” generato dallo spessore della lamina.

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All’inizio del ‘900 fu l’alluminio, più leggero ed economico, a sostituire in molte case le pentole di rame, poi soppiantato dall’acciaio inox e più recentemente dalle pentole in lega. La cottura non è comunque mai uniforme, perché le notevoli variazioni di temperatura influiscono negativamente sul risultato finale. Con il rame, invece, il calore avvolge e “accarezza” il cibo, la cottura è più rapida e rispettosa dei profumi e dei sapori. L’Ecomuseo del Rame di Alpette è nato per iniziativa del Comune, con il contributo della Provincia di Torino, per ricordare il lavoro umile e pregiato che i mastri ramai eseguivano nei tempi passati. Insieme al laboratorio del rame, il museo rappresenta un momento di incontro per capire il valore di questo lavoro. Sin dalla sua fondazione l’Ecomuseo ha fatto parte del circuito degli Ecomusei della Provincia di Torino, aderendo al “progetto Cultura Materiale”, avviato dalla Provincia nel 1995. Ad Alpette la visita guidata prevede l’illustrazione degli oggetti esposti nell’Ecomuseo e del loro utilizzo.

Con l’ausilio di filmati vengono spiegate le tecniche e le fasi della lavorazione dei manufatti, con la possibilità di effettuare prove pratiche. Ai visitatori viene spiegato come si producono le pentole e i tegami in rame, dando loro la possibilità di eseguire piccoli lavori, come braccialetti lavorati in rame.Nel periodo estivo l’Ecomuseo del Rame è aperto nei giorni festivi, mentre nelle altre stagioni occorre concordare le visite telefonando in Comune o consultando le indicazioni presenti sul sito Internetwww.comune.alpette.to.it

 

 

 

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