TORINO – Confiscato oltre un milione di euro al “mago della truffa”

 

TORINO – Pluripregiudicato, più volte condannato per truffe, furti, emissione di assegni a vuoto, associazione a delinquere, estorsione e riciclaggio, M.P., sessantenne di origini calabresi ma da anni residente a Torino, era meglio conosciuto alle Forze dell’Ordine come il “mago della truffa”.

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Torino, su disposizione del Tribunale Ordinario sabaudo, ha eseguito nei confronti di T.L., quarantenne di origini russe, convivente dell’uomo, la confisca di fondi azionari italiani ed esteri, per circa un milione e seicentomila euro. Recentemente la coppia aveva subito un analogo provvedimento di confisca, che aveva interessato nove immobili ubicati tra le province di Torino, Vercelli e Alessandria.

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Tra questi un lussuoso appartamento nella centrale via Garibaldi a Torino dove la coppia viveva, oltre ad un SUV e alcuni diamanti contenuti in una cassetta di sicurezza presso una banca, per un valore totale di oltre due milioni e duecentomila euro. Nullatenente per il fisco italiano e privato del consistente patrimonio, M.P., sempre insieme alla convivente, si è adoperato per far rientrare dalla Svizzera, come accertato dagli uomini del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Torino, la restante parte del proprio “tesoretto”, depositata su un conto corrente intestato alla donna, acceso presso una banca di Lugano.

Beneficiando dello “scudo fiscale ter”, la donna ha così trasferito il denaro presso un istituto di credito italiano, per poi reinvestire l’ingente capitale scudato in fondi azionari. Nei confronti dell’uomo, pertanto, è stata nuovamente avviata la procedura prevista dal codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, per coloro i quali, per la condotta e il tenore di vita, debba ritenersi che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose.

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Gli accertamenti patrimoniali, affidati al Nucleo di Polizia Tributaria Torino, hanno ancora una volta dimostrato che M.P. e la convivente disponevano di fonti di reddito ufficiali assolutamente incompatibili con il loro tenore di vita e con le disponibilità finanziarie rientrate dalla Svizzera, tali da far ritenere che le stesse, di valore decisamente sproporzionato, fossero state accumulate nel tempo investendo gli illeciti proventi derivanti dai numerosi reati commessi dall’uomo sin dalla fine degli anni ottanta.

Al termine di un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha sancito la definitiva confisca dei prodotti finanziari per un valore di circa 1,6 milioni euro che, aggiungendosi alla confisca subita dalla coppia nel 2015, porta a 3,8 milioni euro l’entità del tesoro accumulato dal truffatore passato ora nelle mani dello Stato.

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