martedì 23 Aprile 2024

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SPORTIVI E… – Calcio: intervista a Dario Dighera (VIDEO)

Il mondo del calcio nell'ottica di un grande allenatore

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VIALFRÈ – Il mondo del calcio professionistico nel corso di questa estate 2023 è stato letteralmente sconvolto dalle operazioni di mercato che interessano, in particolare, il campionato dell’Arabia Saudita. Fior di milioni di euro, ingaggi stratosferici, contratti stellari hanno di fatto portato (e stanno continuando a farlo) tantissimi campioni del football internazionale a cedere alle sirene saudite, decidendo di andare ad alimentare le rose di squadre sino ad oggi praticamente sconosciute, ma che nell’arco di poche settimane si stanno trasformando in vere corazzate sportive.


Un “fenomeno” che abbiamo provato a capire con un canavesano che il calcio del Medio Oriente lo ha conosciuto, con il quale ci ha lavorato, arricchendo le proprie esperienze e vivendo stagioni importanti della propria carriera.


È Dario Dighera, che prima da calciatore, poi da allenatore è venuto a contatto con diverse realtà del mondo pallonaro, da quello italiano a quello rumeno, da quello tailandese sino a quello, appunto, dei Paesi medio orientali.

Se tanti campioni stanno lasciando l’Europa, continente che ha dato i natali al football, e stanno scegliendo nazioni che non sono proprio note ai più per la loro forza a livello internazionale (parlando di risultati sportivi), i motivi ci saranno.

“Inutile negare che la questione legata ai soldi è molto importante – ha spiegato Dighera, che vive a Vialfrè quando non è in giro per il mondo per lavoro – ma ci sono anche motivazioni ben precise, secondo il mio punto di vista, da prendere in considerazione”.

Motivazioni legate al come è vissuto il calcio in Arabia e come, in parallelo, lo si vive invece in Italia, come in Europa. “La qualità della vita e le pressioni esterne là sono completamente diverse. C’è una cultura differente, dove la sconfitta è filtrata diversamente, permettendo agli atleti, agli allenatori, agli staff tecnici di lavorare in un ambiente più rilassato. Non significa fare meno, anzi, è il contrario. Faccio un esempio: io rispetto il tifo ed i tifosi, ma certe scene, con squadre che devono “chiedere scusa” ad alcuni supporter dopo una sconfitta, con allenatori e giocatori che rischiano la propria incolumità solo perché c’è qualcuno che non sa come sfogare la rabbia o la frustrazione, le considero inconcepibili”.

“A quelle latitudini, e lo dico anche per esperienza, diventa molto più semplice riuscire ad impostare certi tipi di lavori, soprattutto per ciò che concerne la questione degli schemi offensivi. Si gioca con una libertà diversa e questo permette a tutti di provare cose nuove, che servono per crescere nel complesso”.

Una filosofia che sta indubbiamente cambiando una certo tipo di calcio, che comunque già aveva subìto importanti scossoni con l’arrivo degli arabi alla guida di alcuni importanti club europei: “E’ un mondo, quello arabo, che calcisticamente sta attraendo molto, grazie a grosse disponibilità finanziare che ad ora sono state anche investite fuori. Il club campione d’Europa, per esempio, è guidato da una proprietà qatariota”.

Un mutamento generale nel calcio che dove può portare? “La società si evolve, sta cambiando. Senza dubbio soldi e garanzie stanno spostando molto l’attenzione ed il peso sul mondo arabo, anche se in Europa c’è una filosofia legata all’andare allo stadio che in questi Paesi non esiste e che fa sì che ci sia, in Italia come in Germania o in Inghilterra, un seguito enorme capace di mantenere il calcio ancora vivo nel nostro continente”.

Questo football può cambiare la mentalità dei giovani atleti, che già con l’idea di arrivare ad imitare i campioni, oggi “rischiano” ancor di più di essere attirati da un mondo fatto di “vita da star”, ma che può deludere profondamente? “Questo non lo so – dice Dario – ma quello che conta è che i bambini coltivano i sogni, e tra questi c’è quello di fare il calciatore. Nel 2023 è un traguardo che in tanti vedono come una fonte di libertà. Non credo che i giovani ragionano sulla pura questione economica, è più facile che lo facciano i genitori, ma se questi ultimi sono coerenti lasceranno libero arbitrio ai figli, facendo in modo che si divertano. Perché ci vuole talento e anche tanto senso di sacrificio per emergere, quella “fame” che non tutti però hanno”.

Video on demand su www.ontvweb.it

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