VERCELLI – Il presunto assassino di Antonello Bessi avrebbe inferto tredici coltellate nel suo laboratorio di via Walter Manzone a inizio settembre.

Lo scorso venerdì, 5 ottobre, la Procura della Repubblica ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per il reato di omicidio a carico di Giovanni Perini, classe 48, da moltissimi anni residente in città. La Polizia di Stato, e nello specifico la Squadra Mobile di Vercelli in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo, ha eseguito tale provvedimento restrittivo nella mattinata del 6 ottobre.

Le attività investigative si sono rivelate particolarmente difficili sin dall’inizio: il carattere schivo e riservato della vittima e la peculiarità della sua attività commerciale, che era considerata un crocevia per clienti di ogni estrazione sociale, ha reso arduo il compito degli investigatori.

Le indagini, svolte anche con l’ausilio del Servizio Polizia Scientifica e dei Gabinetti di Polizia Scientifica di Torino e Vercelli, sono state immediatamente finalizzate alla ricostruzione della vita privata del Bessi ed alla ricerca del movente del delitto.

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Le modalità dell’aggressione hanno fatto pensare immediatamente ad un omicidio d’impeto, originato da motivi personali che avevano fatto scattare nell’assassino una rabbia incontrollabile, come dimostrato del resto dal numero di coltellate inferte.

La certosina analisi delle immagini di video sorveglianza, unita ad una poderosa analisi del traffico telefonico e telematico delle celle della zona, nonché l’attività tecnica svolta per l’analisi del cellulare della vittima hanno permesso di stringere il “cerchio” sull’uomo successivamente fermato e sul figlio di quest’ultimo (operaio vercellese residente in provincia di Milano), che riveste un ruolo più marginale: avrebbe ricevuto la confessione dal padre, senza però avvertire le forze dell’ordine.

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Le contraddizioni emerse dalle testimonianze e le fortissime incongruenze, derivanti dai dati tecnici in possesso degli inquirenti, hanno fatto si che le attenzioni della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica si focalizzassero su tali soggetti che sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di omicidio in concorso.

Sono state così avviate attività tecniche d’urgenza nei confronti dei due uomini e, grazie alle evidenze probatorie emerse, sono state effettuate perquisizioni a loro carico perché vi era il fortissimo sospetto che gli stessi potessero inquinare il quadro probatorio che si stava delineando a loro carico.

L’esito di tali accertamenti e il rinvenimento, nella disponibilità del più anziano tra gli indagati, di una somma di contanti spropositata per il suo di tenore di vita ha fatto aumentare i sospetti nei confronti del genitore.

I successivi accertamenti hanno condotto gli inquirenti ad approfondire la posizione del padre, che le immagini della videosorveglianza di due attività commerciali ritraevano nei pressi dell’abitazione della vittima in orario compatibile con l’esecuzione dell’omicidio. La successiva audizione dei due ha condotto il figlio a collaborare con gli inquirenti, rivelando di aver appreso dalla viva voce del padre della responsabilità del padre stesso nella commissione dell’omicidio.

Il padre, quindi, dapprima ha confessato anche agli inquirenti di aver assassinato Antonello Bessi, per un motivo peraltro non rivelato, per poi ritrattare la confessione  stessa in occasione dei successivi interrogatori.

La gravità del quadro indiziario a carico di quest’ultimo ed alcune frasi carpite dalle intercettazioni che facevano presumere la possibilità di un imminente fuga hanno determinato l’adozione da parte del Pubblico Ministero di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti dell’uomo.

Il suddetto provvedimento è stato convalidato il 9 ottobre dal G.I.P. competente il quale, accogliendo l’impianto accusatorio, ha disposto per l’uomo accusato di omicidio la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere.

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