COSSANO CANAVESE – Vi fu un tempo, tra il V e il I secolo avanti Cristo, in cui gli antichi Salassi conquistarono e popolarono il Canavese, lasciando segni della loro cultura e della loro civiltà che oggi sono di grande interesse per gli archeologi. Ben prima della colonizzazione romana, la cultura celtica dei Salassi lasciò nel territorio dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea inconfondibili segni delle sue conoscenze tecnologiche e astronomiche e del suo culto religioso legato al Sole e alla Luna.

A Cossano Canavese è possibile scorgere quei segni passeggiando lungo i sentieri recuperati e segnalati nell’ambito del progetto “Polaris”. Partendo da Cossano e seguendo la rotta della costellazione dell’Auriga, si incontra il Castello di Masino, residenza storica dei Conti di Valperga, oggi proprietà del FAI.

Cossano oggi è famoso per la sua Sagra del Fungo (in programma da venerdì 5 a domenica 7 ottobre) e per la figura di Giulia Avetta, maestra, partigiana, sindaco e poetessa, che nelle sue composizioni liriche intrecciava il cielo e la natura dei luoghi per evocare emozioni universali. A Giulia Avetta è intitolata la scuola elementare del paese che sorge sulle colline al confine tra la Città metropolitana di Torino e la Provincia di Vercelli, a due passi dal castello di Masino e da Borgo d’Ale.

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Grazie al progetto Polaris l’amministrazione comunale, le associazioni e i dirigenti scolastici locali stanno valorizzando il patrimonio culturale e archeologico del paese, facendolo conoscere prima di tutto ai bambini della scuola elementare, che nei prossimi anni diventeranno i più credibili ambasciatori del proprio territorio.

Martedì 2 ottobre il progetto Polaris ha proposto agli alunni delle classi quarta e quinta elementare una giornata didattica, che prevedeva in mattinata il laboratorio “L’uomo nell’Anfiteatro Morenico di Ivrea dalla preistoria a oggi: ricostruiamo gli spostamenti nel tempo con le mappe e i resti archeologici”. Nel pomeriggio gli allievi della scuola Giulia Avetta hanno percorso i sentieri dell’antico bosco sacro della “Pera Cunca”, masso erratico segnato da alcune “coppelle”, incisioni semisferiche che si ritrovano in molti siti archeologici di epoca preistorica. Gli archeologi ritengono che la Pera Cunca fosse un altare utilizzato dai Salassi per celebrazioni religiose e sacrifici rituali. Oltre che dalle insegnanti, dall’archeologa Lorenza Boni e dall’esperta di botanica Roberta Piferi, gli alunni sono stati accompagnati nella passeggiata da due richiedenti asilo di madrelingua inglese e francese, che hanno tradotto nelle rispettive lingue i termini scientifici e di uso comune ricorrenti nelle spiegazioni delle insegnanti e delle due ricercatrici scientifiche. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Città Metropolitana di Torino con un contributo erogato nell’ambito del bando per il finanziamento di iniziative di sviluppo sostenibile, tutela del territorio, valorizzazione e recupero ambientale, che ha messo a disposizione risorse per 50.000 Euro a favore delle associazioni impegnate in campo ambientale e dei Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti.

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