TORINO – Tanta gente oggi, giovedì 12 aprile, alla camera ardente allestita a Palazzo Madama per l’ultimo saluto a Sauro Tomà, ultimo superstite del Grande Torino, deceduto all’età di 92 anni.

Diverse autorità, tra le quali il Sindaco Chiara Appendino; i dirigenti del Torino con il Presidente Urbano Cairo (che ha donato alla figlia di Tomà una maglia con il numero 3), e la rosa dei giocatori al completo, si sono recati alla camera ardente, allestita a Palazzo Madama proprio dove fu allestita quella dei giocatori del Grande Torino 69 anni fa.

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Ma è tutto il mondo del calcio che è in lutto per questa perdita.

Tomà era nato a La Spezia il 4 dicembre 1925, l’ex difensore vinse due scudetti con gli Invincibili tra il 1947 e il 1950, tre anni in cui collezionò 40 presenze con la maglia granata. Il 4 maggio del 1949, quando l’aereo che riportava la squadra in Piemonte dopo un’amichevole a Lisbona si schiantò sulla collina di Superga, Tomà era a casa infortunato. A salvargli la vita un infortunio al ginocchio, al menisco, che lo bloccò a lungo. Si ritirò dall’attività nel 1955 proprio a causa dei problemi a quel ginocchio, e tornò a Torino, vicino al suo Filadelfia. Scrisse due libri sulla sua vita nel Torino: Vecchio Cuore Granata e il più famoso Me Grand Turin.

Il funerale verrà celebrato domani, venerdì 13, alle 11 nella parrocchia di San Giorgio Martire, in via Barrili 12 a Torino

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