POLITICA ESTERA – “L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo”. È scritto questo sul blog del gruppo quale motivazione per l’accordo saltato con l’Alde.

Dietrofront, quindi, per il Movimento che ha rinnovato, tramite una videoconferenza con Skype tra Beppa Grillo, Davide Casaleggio e Nigel Farange, l’accordo con l’Efdd.

Farange ha però dettato le sue condizioni: la conferma dell’intenzione di proporre un referendum sull’euro, ma soprattutto l’esclusione di David Borrelli dal ruolo di copresidente del gruppo, nonché il non rinnovo a febbraio del contratto per il funzionario M5S che ha partecipato alla trattativa per approdare nel gruppo liberale ed europeista dell’Alde.

L’accordo saltato con l’Alde prevedeva, tra i vari punti, l’appoggio del Movimento ai Guy Verhofstadt quale candidato al Parlamento europeo.

06-m5s-ridLe posizioni tra i due gruppi, M5s e Alde, convergevano su alcuni temi (trasporti, mercato interno e protezione dei consumatori, commercio internazionale, pesca, libertà civili e giustizia e ambiente) e divergevano su altri (economia, agricoltura, industria ricerca ed energia, politiche regionali, cultura).

L’uscita formale dei 17 eurodeputati del M5S dal gruppo Efdd avrebbe comportato per i grillini la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l’ esclusione dell’ accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier. Al tempo stesso la fuoriuscita dei pentastellati avrebbe messo a serio repentaglio l’esistenza stessa del gruppo Efdd, attualmente composto da 44 parlamentari. Senza i 17 italiani, ne sarebbero rimasti solo 27: appena due più del limite minimo di 25.

Le opzioni, dopo il fallimento dell’accordo con l’Alde, erano due: o restare nell’Efdd o passare nei “non iscritti” perdendo di fatto potere.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here