ALBA – Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di ALBA, ma è stato salvato dal tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio. Protagonista, nella tarda serata di mercoledì scorso, un detenuto straniero che sconta una pena definitiva.CARCERI

“L’insano gesto – posto in essere mediante impiccamento – non è stato consumato per il tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio, attento e professionale. Auspichiamo che gli venga riconosciuta una ricompensa a livello ministeriale per avere salvato una vita umana in carcere. Ma l’ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte del SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, informa che “alla data del 30 aprile scorso erano detenute ad Alba 118 persone. Negli ultimi dodici mesi del 2014, ad Alba, si sono contati 3 tentati suicidi, 38 episodi di autolesionismo, 5 colluttazioni e 6 ferimenti. Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere – come ad Alba – con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”.

Capece denuncia infine che per il SAPPE “la situazione nelle carceri resta sempre allarmante, nonostante in un anno il numero dei detenuti sia calato a livello nazionale dalle 53.498 persone oggi detenute rispetto alle 59.683 dello scorso anno (circa 6.000 in meno). Altro che la favola della “vigilanza dinamica” e l’autogestione delle carceri da parte dei detenuti come panacea ai mali penitenziari. Le idee e i progetti di chi santifica questa vigilanza dinamica e il regime penitenziario ‘aperto’ non tengono conto della realtà delle carceri, che non sono collegi per educande, e rispondono alla solita logica “discendente” che “scarica” sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. E ricadono sulle spalle di noi poliziotti, che stiamo 24 ore al giorno in prima linea nelle sezioni detentive. Intanto i poliziotti continuano a sventare suicidi, a gestire eventi critici come gli atti di autolesionismo, le aggressioni, le risse, a circolare su mezzi vecchi e fatiscenti”

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