sabato 19 Giugno 2021
sabato, Giugno 19, 2021
spot_img

FORNO – La parrocchia compie 650 anni

[label style=”important”]Ascolta l’articolo[/label][audiotube id=”sKvxkbAzK1A” tiny=”yes”]

FORNO CANAVESE – 1364-2014: la parrocchia di Forno Canavese compie 650 anni. Le origini.

La comunità di Forno Canavese ricorda nel 2014 i 650 anni dalla nascita della parrocchia.

La parrocchia di Forno è dedicata a Maria Vergine Assunta; la fede nell’assunzione in Cielo di Maria in anima e corpo e il relativo culto si diffusero molto presto nelle comunità cristiane. Ne sono testimonianza le preghiere liturgiche, le devozioni, la presenza dell’immagine di Maria Assunta in cielo in tante opere d’arte ad essa dedicate, anche se il dogma dell’Assunzione fu proclamato soltanto nel 1950 da Pio XII. Nella parrocchiale di Forno l’Assunzione è rappresentata sulla volta,
in un medaglione affrescato nel 1902, con gusto vagamente liberty, dal pittore Gioachino Aluffo.
Ma veniamo ora alla ’storia’ della comunità, cominciando proprio dalla nascita ufficiale, 650 anni fa, il 10 aprile del 1364, quando viene nominato il primo parroco, Giacomo Silvesco, di Cuorgnè. (fino a quel momento la comunità di Forno era unica con quella di Rivara, anche dal punto di vista ’civile’). Giacomo Silvesco è stato scelto da Giovanni e Victino dei conti di Valperga, signori di Rivara e confermato dal vescovo di Torino; appartiene al ramo valperghese di una delle famiglie feudali più antiche di Cuorgnè, le cui vicende sono in questo periodo (seconda metà del XIV
secolo) legate a quelle dei Valperga.
La comunità di Forno sottoscrive l’impegno di fornire al parroco annualmente per il suo mantenimento: un quartano di segale tutti coloro che hanno “fuoco e catena”; una ’lesata’ (il carico di una ’lesa’ = slitta) di legna coloro che possiedono buoi; coloro che non possiedono buoi due fascine di legna. Infine gli appartenenti alla Confraria, vale a dire la Confraternita di S. Spirito, un mezzo barile di vino, almeno fino a quando la vigna concessa in enfiteusi al parroco non produrrà adeguatamente.

Nel documento si ricorda anche che il parroco può iniziare il suo ministero a Forno anche perché la costruzione della chiesa è finalmente terminata. Il lavoro era iniziato 60 anni prima, nel 1300! La Chiesa è dedicata alla Beata Maria: questo titolo sarà utilizzato dai parroci per indicare la dedicazione della chiesa almeno fino a tutto il 1600: la prima indicazione chiara del titolo dell’Assunzione è presente nell’intestazione dei registri di battesimi, matrimoni, defunti con don Dionigi Peyrani, parroco dal 1698 al 1739 (matrimonio rum liber….sub titulo S. Assumptionis Beate Marie Virginis).
Dell’atto di nascita della parrocchia, purtroppo, non esiste più l’originale; sono rimaste soltanto alcune copie, nell’archivio parrocchiale di Forno, databili nei sec. XVI/XVII, che contengono però degli errori di trascrizione dei copisti (ci sono infatti numerose incongruenze, soprattutto nell’onomastica).

L’originale doveva essersi ’perso’ prima della metà del 1500: infatti, in un memoriale conservato nell’Archivio Comunale, riguardante le liti tra il parroco e la comunità, si afferma che il parroco
aveva presentato solo una copia dell’atto di fondazione e quindi, non la si doveva considerare valida giuridicamente.
In questa prima fase della sua vita, l’autonomia dalla chiesa-madre della parrocchia è però ancora relativa: infatti rimane per il parroco l’obbligo di omaggiare quello di Rivara, portandogli nel giorno della festa di S. Giovanni, una torcia di cera del valore di 35 soldi e un quarto di montone, per circa 10 libbre; deve inoltre scendere a Rivara per celebrare una messa solenne. Tutto questo è contenuto in un documento dell’archivio parrocchiale di Forno, datato 1474, in cui il parroco, Giovanni Beccuti, rifiuta questo omaggio al confratello, il pievano di Rivara Tommaso Balardi, tanto da provocare una controversia, risolta soltanto dal vicario episcopale Guglielmo Cassia.
Al parroco di Forno viene lasciata la libertà di continuare l’omaggio, se lo vorrà. In questo caso particolare, probabilmente, la volontà di emanciparsi dalla chiesa matrice è anche legata alla figura di Giovanni Beccuti, non solo semplice parroco, ma doctor utriusque e appartenente ad un ramo della potente famiglia dei Beccuti, i cui membri ebbero un ruolo di primo piano nella vita del Comune di Torino fino alla metà del 1400.

Giovanni Beccuti in particolare era avvocato, canonico e notaio apostolico e ricoprì numerosi incarichi ecclesiastici: nel 1472 venne nominato canonico della Collegiata di Chivasso, nel 1483 fu cappellano del vescovo di Torino e poi prevosto di Cuorgnè.Nel 1477 gli venne confermato il patronato della chiesa di Priacco, che aveva ricostruito; nel 1485 ottenne la parrocchia di S.Pietro in Cantoira, quattro anni più tardi quella di Salassa; nel 1490 ottenne l’arcipretura di Ivrea e nel 1491 la collazione della parrocchia di Rocca. A Forno fece costruire sul finire del secolo la cappella di S. Bernardo, nella frazione Cimapiasole, nella quale un affresco raffigurante la Vergine, S. Grato e S. Bernardo riporta la data (1497) e il suo nome quale committente.
Don Giovanni Beccuti è il primo parroco di cui abbiamo un certo numero di notizie sicure, dopo don Silvesco: le fonti per tutto il secolo XIV e XV sono quasi del tutto mancanti e, probabilmente, i nomi di alcuni parroci sono frutto più che altro di una antica tradizione popolare.

Le uniche informazioni archivistiche sono quelle riguardanti il presbiter Oberto Comba, presente nel 1499 tra i consegnatari di beni immobili per i conti Valperga di Rivara. Questa documentazione è conservata nel fondo archivistico dei Valperga Rivara (all’archivio di Stato di Torino). A partire dal 1406 sono registrate periodicamente le dichiarazioni degli abitanti del feudo, a proposito del possesso terre e abitazioni.

Il prete Oberto Comba (probabilmente il parroco) dichiara di possedere dei terreni e alcune case: una casa nel ’recetto’ di Forno, quindi vicino alla chiesa, una casa coperta di ’lose’, con un cortile, nella regione Piazole.
Per il secolo XVI abbiamo qualche notizia in più: conosciamo il nome di 3 parroci: Gerolamo Vecchiano, di Pisa, a cui è collazionata la chiesa di Santa Maria di Forno dal vicario generale del vescovo di Torino, cardinale Cibo. Il documento è datato 10 settembre 1534 ed è conservato all’archivio arcivescovile di Torino.

Alla metà del secolo si succedono i parroci don Giovanni Pitta di Rivara e don Domenico Mollo di Busano. Entrambi sono citati in alcuni documenti che registrano le controversie con la comunità a proposito delle consuetudini del mantenimento del parroco (come era detto nell’atto di fondazione): spesso la comunità riteneva troppo gravose le richieste del parroco: ne nascevano lunghe dispute di fronte alle autorità, civili e religiose. Don Domenico Mollo è parroco sicuramente nel 1566, don Pitta nel 1548.
A partire dai primi anni del 1600, con l’obbligo di tenere i registri di battesimi, matrimoni, morti, i parroci si sottoscrivono e quindi è relativamente facile ricostruire la loro ’successione’. Così abbiamo: Pietro Ferrerio di Rivara (1605-1612); Pietro Colli di Rivara (1612- ?); Francesco Faletto (1660-1698): Dionigi Peyrani, di Nizza (1698-1739); Dionigi Peyrani, nipote del precedente, (1739-1751); Giovanni Maria Rolle di Forno (1751-1799); Giobernardo Fenoglio, di Prascorsano (1799-1837); Firmino Vallero di Pertusio (1837-1879); Giuseppe Noveri (1879-1891); Giovanni Drovetti (1891-1894); Gaspare Seyta (1894-1929); Michele Pol (1929-1970); Felice Bergera (1970-1993); dal 1993 l’attuale parroco, mons. Antonio Foieri.

Leggi anche...

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img