NOMAGLIO – L’inaugurazione delle mostre “Guido Busca – una ricerca sulla vita” e “Il lager a due passi da casa” ha visto una grande partecipazione di pubblico e di autorità.
Ha portato il saluto della Regione Piemonte Paola Antonetto, Consigliere Regionale e Presidente della Commissione Cultura; Sonia Cambursano, Consigliere della Città Metropolitana e Sindaco di Strambino; toccanti ed edificanti sono stati gli interventi di Nino Boeti Presidente del Comitato provinciale Anpi di Torino, Mario Beiletti Presidente della Sezione Anpi Ivrea e basso Canavese, Nicolas Marzolino Presidente della Sezione piemontese dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra; erano presenti la Presidente del Rotary Club di Cuorgnè Nicoletta Bellin e la Presidente del Lions Club di Ivrea Carolina Arbore; i Sindaci di Andrate, Bollengo, Cascinette, Chiaverano, Salassa, Settimo Vittone e Strambino hanno presenziato indossando la fascia tricolore.
Il Sindaco di Nomaglio, Ellade Peller, ha voluto accogliere con tutti gli onori la delegazione tedesca di studenti, professori e funzionari dell’Ufficio del Land per la tutela dei beni culturali e soprattutto la mostra su Guido Busca “che ha riportato a casa un figlio di questa nostra terra, fino a ieri sconosciuto e che oggi scopriamo eroe, restituendo a noi la sua storia e a lui la sua dignità”, parole di Peller.
Emozionanti, commoventi e significativi sono stati i discorsi di presentazione. Christian Bollacher Capo Sezione e Responsabile dell’unità operativa del sistema informativo specialistico sui beni culturali del Landesamt für Denkmalpflege ha introdotto la mostra “Il lager a due passi da casa”: “Le tracce del terrore nazista si conservano anche nei luoghi in cui quei crimini furono commessi. Possono essere gli edifici degli antichi campi di concentramento o ciò che ne resta. Sono ancora visibili anche le testimonianze dei luoghi di produzione nei quali i deportati furono costretti a lavorare per l’industria bellica tedesca. Vi sono infine le fosse comuni, trasformate già poco dopo la guerra, per iniziativa delle potenze alleate, in luoghi di memoria in onore delle vittime. Laddove queste testimonianze si sono conservate, il Landesamt für Denkmalpflege le ha poste sotto tutela come beni culturali. Riteniamo importante preservare questi luoghi e mantenerne viva la memoria. Essi rendono visibile una realtà che spesso le persone del luogo ignorano: il terrore dei campi di concentramento non si svolgeva soltanto in luoghi lontani e isolati, ma anche nelle immediate vicinanze delle comunità, davanti agli occhi della popolazione. Oggi, in molti di questi luoghi, associazioni e iniziative civiche custodiscono la memoria delle vittime e offrono un contributo prezioso alla cultura della memoria in Germania e in Europa.
Questi luoghi e questi reperti ci ricordano oggi che dietro ogni oggetto, dietro ogni testimonianza materiale e dietro ogni traccia archeologica vi erano persone reali, con un nome, una famiglia e una vita che furono brutalmente spezzati. Essi ci ricordano anche quanto sia importante conservare queste testimonianze. Non soltanto per documentare la storia, ma anche per trasmetterla alle generazioni future.
Con il nostro lavoro e con questa mostra, ideata dalla mia collega Nicole Ebinger, desideriamo contribuire affinché gli orribili crimini del regime nazionalsocialista non vengano mai dimenticati e non possano più ripetersi.
Per raggiungere questo obiettivo sono indispensabili la memoria, la conoscenza storica e la costante vigilanza di una società democratica e pacifica. La mostra “Il campo di concentramento a due passi da casa» desidera offrire un contributo in questa direzione. I reperti archeologici, i luoghi e le testimonianze materiali non raccontano soltanto il passato: ci invitano anche a riflettere sulla responsabilità che tutti noi abbiamo nel custodire la memoria e nel difendere i valori della dignità umana, della libertà e della democrazia.”
Il Professore Martin Kohler ha presentato la mostra “Guido Busca – una ricerca sulla vita”: “Insieme alla mia collega Christina Frischholz e ai nostri studenti della Realschule di Eberbach, abbiamo fatto ricerche negli archivi, decifrato manoscritti, confrontato documenti e superato confini tra paesi, lingue e culture. Da molte piccole tracce è emerso, passo dopo passo, il ritratto di una vita. Da un numero di matricola è tornato a essere un uomo. Questo è molto più di una ricerca storica. È un atto di umanità. Per questo, la mostra non racconta solo il passato. Mostra ciò che la memoria può fare. I nostri studenti hanno compreso che dietro ogni documento c’è un destino. Dietro ogni numero, una persona. E che la memoria non è mai un semplice guardarsi indietro. È responsabilità. La Costituzione dell’UNESCO inizia con una frase che non ha perso nulla della sua forza: “Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”.
La pace non inizia solo quando tacciono le armi. Inizia quando le persone imparano a incontrarsi come esseri umani. Nel pensiero. Nel ricordo. Nell’agire. Il sopravvissuto ad Auschwitz, Primo Levi, ci ha lasciato un monito: “È accaduto, quindi può accadere di nuovo”.
Questa frase non si rivolge al passato. Si rivolge a noi. La libertà, la dignità umana e la democrazia non sono mai scontate. Devono essere imparate, protette e difese di nuovo in ogni generazione. Proprio in questo risiede il significato di questo progetto.
Connette l’Italia, la Francia e la Germania. Collega il passato e il presente. Ma soprattutto, unisce la memoria alla responsabilità. Perché il pericolo più grande non è solo l’oblio.
Si chiama indifferenza. Questa mostra si contrappone all’indifferenza. Mostra giovani pronti a guardare, a porsi domande, a fare ricerca, a prendersi la responsabilità. Così l’Europa diventa qualcosa di più di uno spazio politico comune. Diventa una comunità di memoria condivisa.
Nell’inaugurare oggi questa mostra, non ricordiamo soltanto Guido Busca. Dichiariamo la nostra
posizione.
La convinzione che l’istruzione costruisca ponti. Che la memoria unisca le persone. Che la storia crei responsabilità. E che la pace inizi laddove riconosciamo la dignità dell’altro.“
Il Sindaco di Nomaglio ha sottolineato la preziosa occasione di conoscenza e riflessione data dalle mostre e l’eccezionalità delle stesse, raccomandando ai presenti di diffondere l’invito a visitarle; resteranno aperte fino al 5 ottobre e sono visitabili il sabato e la domenica dalle ore 16,30 alle ore 18,30 con la presenza del nipote di Guido Busca, Ferdinando che tanto ha contribuito alle ricerche e alla documentazione fotografica; negli altri giorni sono visitabili rivolgendosi al Comune.
Ellade Peller ha chiuso l’evento facendo proprie le parole del Professor Martin Kohler: “Possa questa mostra toccare molte persone. Possa suscitare domande. Possa favorire incontri. Possa costruire ponti. E possa dalla memoria crescere la responsabilità.
Oggi non possiamo restituire la vita a Guido Busca. Ma possiamo restituirgli il suo nome. Possiamo continuare a raccontare la sua storia. Possiamo preservare la sua dignità. Perché la memoria non guarda indietro. La memoria guarda avanti. È l’inizio della responsabilità. E la responsabilità è l’inizio della pace.”




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