LEINI – Cittadini, associazioni, amministratori riuniti al monumento realizzato da Michele Privileggi e collocato in via Martiri delle Foibe per commemorare, martedì mattina, 10 febbraio 2026, il Giorno del Ricordo. Una celebrazione aperta con l’invito, da parte di Carlo Cazzari, a prendere visione della mostra documentaristica sul tema dell’esodo da Fiume e del video “Il sorriso della Patria – L’esodo Giulia – dalmata”, allestita nel cortile di Villa Chiosso e visitabile ancora giovedì mattina tra le 10 e le 12. Francesco Vecchi, nella doppia veste di cerimoniere e oratore, ha posto l’accento sia sull’importanza della data (“Una data che ha restituito dignità alle vittime, molte delle quali rimaste senza una tomba”), sia sul senso della ricorrenza (“Questa giornata non vuole essere un ricordo rivolto alle vittime, ma a tutti noi. Non una ricorrenza appannaggio di una parte politica, ma di tutto il popolo italiano”).
A tenere la commemorazione ufficiale il Vicesindaco Bruna Panero, che ha portato il saluto del sindaco Torella bloccato da un malanno di stagione: “Il Giorno del Ricordo non è una ricorrenza di parte, né una concessione al passato: è un atto di giustizia istituzionale. Dobbiamo ricordare con rispetto le donne e gli uomini che lasciarono tutto, le case, le barche, i campi, i cimiteri dei loro avi, per restare liberi e italiani. Furono accolti in un’Italia ferita e povera, a volte con diffidenza, persino con ostilità da chi non capiva che fuggivano da una dittatura e non dal loro popolo. A loro dobbiamo oggi le nostre scuse e il nostro ringraziamento. Essere progressisti, per me, significa avere il coraggio della verità. Non possiamo e non dobbiamo avere paura di guardare l’abisso. La nostra bussola, come uomini e donne che credono fortemente nella democrazia e si identificano in un perimetro democratico, è il rifiuto di ogni totalitarismo. La storia insanguinata del confine orientale ci insegna dove porta l’estremismo del sangue e del suolo. Non lasciamo mai che il ricordo diventi cenere o clava politica. Trasformiamolo invece in un seme di pace e di vigilanza democratica perché non accada mai più che l’appartenenza a una nazione o a un’ideologia diventi una condanna a morte, peraltro cosa che oggi proprio per le logiche geopolitiche sta avvenendo in Ucraina, Medio Oriente, Africa. Viva l’Italia, viva l’Europa, e sia sempre onorato il ricordo di chi ha sofferto”.



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