giovedì 6 Ottobre 2022

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Direttore Responsabile: Magda Bersini

BORGARO – Quando Claudio Garella era di casa a Borgaro…

Garella si è spento ieri, a 67 anni per le complicanze di un intervento al cuore

BORGARO – Era stato soprannominato “Paperella”, dai tifosi della Lazio dove aveva giocato tra il 1976 e il 1978, per alcuni interventi poco felici, ma anche Garellik, nel periodo in cui aveva difeso la porta del Verona, per l’agilità e le parate determinanti sfoderate partita dopo partita. Tra questi due soprannomi è racchiusa tutta la carriera di Claudio Garella, capace di prestazioni eccezionali e di errori madornali.

Sgraziato quanto efficace, poco ortodosso quanto implacabile nel chiudere lo specchio della porta agli avversari. Due volte campione d’Italia, la prima, nel 1985 con l’unico titolo tricolore conquistato dal Verona, la seconda due anni dopo, con il primo titolo conquistato dal Napoli. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, la sua presenza del mondo del calcio era proseguita con diversi ruoli delle categorie inferiori, passando dal Cit Turin al Pecetto al Canavese. E con un pensiero sempre a Borgaro, che era stata la sua città e quella dei suoi genitori.

E proprio per questo Borgaro, un giorno di dicembre del 1984, si trova grazie a Garella, sulle prime pagine di tutti i giornali. Il motivo è la nascita della sua seconda figlia: «Il portiere del Verona Claudio Garella è dall’alba di ieri a Torino, chiamato improvvisamente dai suoi genitori che abitano a Borgaro. Alle 6.30 nella clinica Pinna Pintor la moglie Laura ha dato alla luce una bimba cui è stato dato il nome Chantal…. Il giocatore del Verona ha già ottenuto dall’allenatore Bagnoli e dalla società il permesso di restare anche oggi accanto alla famiglia. Garella, 29 anni, è nato a Borgaro, dove vivono i genitori. Ha conosciuto la moglie Laura a San Mauro, e quando può trascorre il lunedì di libertà a Torino».

Garella si è spento ieri, a 67 anni per le complicanze di un intervento al cuore. Portandosi via un po’ di quel calcio che era più sostanza che forma, nel quale una squadra come il Verona poteva mettere in fila tutte le potenze del calcio italiano e un portiere un po’ guascone, magari un po’ povero di stile ma ricchissimo di istinto, poteva diventare campione d’Italia. Due volte.

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