martedì 9 Agosto 2022

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Direttore Responsabile: Magda Bersini

REFERENDUM – Quali sono e il significato del ‘Si’ e del ‘No’

Si vota domenica 12 giugno dalle 7 alle 23

POLITICA – Domenica 12 giugno, dalle ore 7 alle 23, i cittadini sono chiamati alle urne per rispondere a 5 referendum popolari abrogativi che eliminano, quindi, alcune leggi attualmente in vigore. Tutti i quesiti referendari riguardano un tema tanto caro, quello della giustizia, e per essere validi dovranno raggiungere tutti il quorum, ossia il 50% +1 degli aventi diritto al voto. Per votare è necessario presentarsi ai seggi muniti di carta d’identità in corso di validità e la tessera elettorale.

Ma andiamo ad approfondire quali sono, in sintesi, i quesiti e cosa succede se si vota SI oppure NO e quali sono le tesi a sostegno dell’uno e dell’altro.

Quesito n. 1 – Scheda di colore rosso

Questo referendum riguarda la “Legge Severino” e, in particolare, l’abrogazione del Testo Unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di governo, in seguito a condanne definitive per delitti non colposi, escludendo così dalle elezioni e dagli incarichi politici le persone condannate. Attualmente, in caso di condanna definitiva per alcune fattispecie criminose, è prevista appunto l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica dai pubblichi uffici per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali.

Chi vota per il “SI” vuole l’eliminazione dell’automatismo per i casi di incandidabilità e ineleggibilità, demandando al giudice la decisione se applicare o meno la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, ritenendo anticostituzionale la sospensione degli amministratori locali anche in caso di condanna con sentenza non definitiva, come avviene in alcuni casi.

Chi sostiene il “NO” ritiene che la Legge Severino debba essere modificata nella parte in cui è prevista la sospensione in automatico in caso di sentenza non definitiva, ma che non debba essere abrogata del tutto. Inoltre, sostengono che la riforma di tale legge spetti al Parlamento, e che debba essere mantenuta la parte in cui è prevista l’incandidabilità e l’ineleggibilità per i reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione.

In caso di vittoria del “SI” il decreto verrà abrogato con la conseguenza che, in caso di condanna, spetterà al giudice decidere di volta in volta se applicare o meno anche l’interdizione ai pubblici uffici mentre se vincerà il “NO”, rimarrà l’incandidabilità, ineleggibilità e la decadenza automatica per i politici condannati.

Quesito n. 2 – Scheda di colore arancione

Tema di questo referendum è quello relativo alla limitazione delle misure cautelari (abrogazione ultimo inciso dell’art. 274, comma 1 lettera c del codice di procedura penale).

Attualmente il GIP, Giudice delle indagini preliminari, può disporre durante le indagini preliminari, ossia prima dell’inizio del processo, la custodia in carcere o i domiciliari, se sussistono gravi indizi di colpevolezza, soltanto in tre casi: pericolo di fuga, reiterazione del reato e rischio di alterazione delle prove.

Con questo referendum ci si chiede se, quando non si tratti di reati gravi, possa essere eliminata la norma sulla “reiterazione dello stesso reato” dall’insieme delle motivazioni per i giudici.

Chi sostiene il “SI” è del parere che in Italia ci sia un uso eccessivo delle custodie cautelari e che, disporre la custodia in carcere di persone non condannate, violi il principio di presunzione di innocenza, oltre al fatto che la reiterazione del reato, è la motivazione usata più frequentemente dai giudici per disporre una misura cautelare.

Chi sostiene il “NO” ritiene che, modificando la legge, sarà sempre molto difficile porre in essere misure cautelari a persone indagate per reati gravi come stalking, corruzione, estorsione, rapine, furti, sostenendo che le persone innocenti potrebbero rimanere in carcere anche con le altre misure cautelari in vigore.

In caso di vittoria del SI, per alcuni casi considerati meno gravi, il pericolo della reiterazione verrà eliminato dai motivi per cui può essere chiesta una misura cautelare (l’arresto preventivo rimarrebbe, oltre che per i casi di pericolo di fuga ed inquinamento delle prove, anche se ci fosse il rischio di commettere reati di particolare gravità, come quelli legati alla criminalità organizzata). Se a vincere dovesse essere il NO, tutto rimarrebbe com’è attualmente.

Quesito n. 3 – Scheda di colore giallo

Riguarda la separazione della carriera dei magistrati e l’abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che, attualmente, consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, e viceversa. Un passaggio dal ruolo di PM a quello di giudice che essi possono compiere fino a quattro volte.

Ciò che il quesito chiede è di introdurre nell’ordinamento italiano la separazione delle carriere.

La tesi a sostegno del “sì”, ossia dell’abrogazione della norma che permette questo passaggio, è che la separazione delle carriere possa fungere da garanzia di una maggiore imparzialità dei giudici, ritenendo che il passaggio da un ruolo all’altro, possa confondere e rappresentare un rischio per il sistema democratico.

Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che separare le carriere non sarebbe comunque una mossa efficace visto che la formazione, il concorso per accedere alla magistratura e gli organi di autogoverno dei magistrati resterebbero in comune.

Se a vincere sarà il “SI” verrà introdotta la separazione delle carriere e i magistrati dovranno scegliere all’inizio quale ruolo assumere, PM o giudice, e mantenerlo durante l’intera vita professionale. Se vincerà il “NO”, al contrario, nulla cambierà.

Quesito n. 4 – scheda di colore grigio

Il quesito numero 4 riguarda la partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Chiede, in pratica, se si è d’accordo o meno a permettere di partecipare alla valutazione sui magistrati e giudici, anche ad altre figure esperte in materia giuridica.  

Attualmente in Italia i magistrati vengono valutati dal CSM, Consiglio Superiore della Magistratura, ogni 4 anni sulla base delle valutazioni dei Consigli giudiziari, composti da magistrati, avvocati e professori universitari di diritto, anche se sono solo i magistrati ad aver diritto di voto nelle valutazioni professionali dei colleghi.

I sostenitori del “SI” asseriscono che la modifica sarebbe meno autoreferenziale e la valutazione più oggettiva ed equilibrata mentre chi sostiene il “NO”, al contrario, continua a ritenere che non sia giusto permettere a soggetti esterni di valutare i magistrati.

Se vince il “SI”, verrà abrogato il divieto di voto dei membri laici nei Consigli giudiziari mentre se sarà il “NO” a vincere, le cose resteranno come sono e le valutazioni rimarranno a carico dei magistrati.

Quesito n. 5 – Scheda di colore verde

Con questo referendum si chiede l’abrogazione della legge 195/58, ossia sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, nella parte che prevede l’obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri dell’Organo di autogoverno della magistratura.

Chi sostiene il “SI”, ritiene che, togliendo l’obbligo delle firme, i magistrati possano liberarsi dagli accordi politici, siccome le firme derivano spesso da varie correnti di pensiero interne alla magistratura limitando la spartizione delle cariche tra i vari orientamenti politici. Inoltre, per l’elezione, verrebbe maggiormente considerato il merito e non l’appartenenza politica.

Favorevoli al “NO” sono coloro che ritengono che, con l’eliminazione delle firme, si possa anche eliminare una prima scrematura alle candidature ed, inoltre, che la modifica sarebbe poco rilevante e non eliminerebbe il potere delle correnti.

Se vincerà il “SI” la candidatura potrà essere presentata senza l’obbligo di trovare almeno 25 firme. Si tornerebbe, quindi, alla legge originale del 1958 che permetteva a tutti i magistrati in servizio di proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura. Se a vincere sarà il “NO”, l’obbligo delle firme rimarrà.

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