mercoledì 28 Luglio 2021
mercoledì, Luglio 28, 2021
spot_img

TORINO – Primo intervento in Piemonte di MitraClip, salvato un 80enne

La procedura è stata eseguita dall’équipe di cardiologia interventistica di Maria Pia Hospital,

TORINO – Una complessa procedura di impianto di MitraClip su un paziente in condizioni critiche è stata portata a termine con successo dall’équipe di cardiologia interventistica di Maria Pia Hospital di Torino.

La procedura, eseguita su un uomo di 80 anni giunto all’attenzione dei medici con una cardiomiopatia ischemica, una grave insufficienza mitralica funzionale e una funzione ventricolare molto bassa (con indice inferiore al 20%), ha permesso di salvare la vita a quello che era considerato un paziente con pochissime speranze di sopravvivenza.

L’uomo è stato preso in carico dall’Heart Team di Maria Pia Hospital e, dopo un’attenta valutazione del rischio operatorio e delle opzioni terapeutiche percorribili, è stato sottoposto a intervento in una sala di emodinamica di ultima generazione, attrezzata per gestire anche pazienti ad alta complessità. Il lavoro sinergico dell’Heart Team con gli emodinamisti e il team anestesiologico, unitamente alle tecnologie d’avanguardia disponibili presso l’Ospedale torinese, consente infatti di intervenire in sicurezza su pazienti con rischio operatorio elevato, proprio come nel caso del paziente 80enne.

“Si è trattato di un intervento molto complesso, eseguito per la prima volta in Regione – spiega il dott. Elvis Brscic, responsabile dell’Unità di Cardiologia Interventistica presso Maria Pia Hospital –. Il successo dell’impianto di MitraClip per la riparazione della valvola mitralica è stato reso possibile grazie al supporto ventricolare del sistema di pompa cardiaca denominato Impella, che ha garantito stabilità emodinamica e ha permesso l’adattamento del ventricolo sinistro alla variazione del post-carico attraverso uno svezzamento graduale”.

La particolarità della procedura consiste proprio nella combinazione dei due approcci, MitraClip e Impella, che ha dato una chance di sopravvivenza al paziente che verteva in condizioni gravi. La cardiomiopatia ischemica a evoluzione ipocinetica caratterizzata da una diminuzione dell’attività contrattile del muscolo cardiaco di cui soffriva, aggravata dal malfunzionamento della valvola mitrale, aveva infatti determinato una progressiva dilatazione del muscolo cardiaco con grave compromissione della funzione sistolica del cuore. Una condizione talmente instabile da rendere rischiosa per la sopravvivenza del paziente anche la procedura di MitraClip, nonostante sia solitamente utilizzata in pazienti non candidabili alla sala operatoria poiché ad alto rischio chirurgico.

“MitraClip è una procedura di riparazione della valvola mitralica per via percutanea, che prevede l’introduzione, attraverso un catetere inserito nella via femorale, di una piccola clip che viene fatta avanzare fino al cuore. Il dispositivo, creando un ponte tra i lembi della mitrale, permette di correggere il difetto valvolare senza agire dall’esterno e senza alcun tipo di incisione – spiega il dott. Brscic –. Tuttavia, il paziente presentava un quadro clinico così compromesso da rendere rischioso anche un approccio per via percutanea. L’utilizzo combinato con Impella ha permesso di stabilizzare il paziente e di intervenire efficacemente per correggere il vizio valvolare”.

Correggendo completamente il difetto, infatti, si può creare una improvvisa situazione di sovraccarico del ventricolo che può avere esiti drammatici.

“In questi casi il supporto ventricolare garantito da Impella può fare la differenza perché, attraverso un sistema di pompa che aspira sangue dal ventricolo e lo spinge all’esterno, riduce il sovraccarico di volume del cuore e facilita lo scarico – spiega il dott. Brscic –. Questo è stato cruciale per creare le condizioni emodinamiche necessarie per poter eseguire la procedura e, attraverso un graduale svezzamento, ha permesso al cuore di adattarsi alla nuova situazione emodinamica e di trovare giovamento dalla correzione della valvola mitrale”.

La particolare procedura ha consentito al paziente, dopo una convalescenza post-operatoria di soli cinque giorni, di essere dimesso in buone condizioni generali.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img