venerdì 18 Settembre 2020

CARCERI – L’Osapp chiede dispositivi di protezione per la Polizia Penitenziaria

Beneduci: “Il personale di Polizia Penitenziaria è istituzionalmente a contatto con la popolazione detenuta”

CARCERI – L’Osapp, a firma del Segretario Generale Leo Beneduci, ha scritto una lettera alle varie Procure per richiedere che “il personale del Corpo di Polizia penitenziaria in servizio negli istituti penitenziari e nei nuclei operativi traduzioni e piantonamenti del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta sia dotato di una immediata fornitura individuale di mascherine e prodotti igienizzanti per le mani, al fine di svolgere in sicurezza i propri compiti istituzionali, come previsto dai vari Decreti e dalle Ordinanze Regionali, volte a contenere il possibile contagio da coronavirus, trasmissibile in ambienti come il carcere, dove, allo stato dei fatti, non pare siano ancora state adottare tutte le precauzioni imposte dalla legge per la prevenzione. “

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“Tuttavia, pur comprendendo e in parte apprezzando i timidi sforzi fatti dall’Amministrazione Penitenziaria nell’approvvigionamento dei kit completi, – scrive Beneduci – probabilmente dovuti a difficoltà produttive aziendali Italiane e blocchi esteri, in questo momento di grande emergenza, non solo nazionale, serve ben altro per difenderci, oltre alle regole imposte e alla responsabilità soggettiva delle persone. A tal riguardo si rammenta che il personale di Polizia Penitenziaria è istituzionalmente a contatto con la popolazione detenuta, per cui essendoci una condizione di promiscuità, dovuta a spazi limitati e spesso angusti, specialmente in strutture che risalgono a molti decenni orsono, non è possibile rispettare lo standard di almeno 1 metro di distanza tra le persone: la cosiddetta distanza “sociale o di sicurezza” rispetto all’utenza è oggettivamente inapplicabile, con la diretta, ed immaginabile conseguenza di mettere in serio pericolo la propria e l’altrui incolumità.”

“L’ autoresponsabilizzazione dei singoli operatori che lavorano nei penitenziari, in ordine al proprio stato di salute, non è sufficiente. Imposizioni di misurazione della temperatura corporea, lasciate alla bontà dei singoli, che si assumono la responsabilità del loro buono stato di salute, al momento dell’ingresso in carcere, non paiono certo rimedi di prevenzione efficaci, oltre che difficilmente riscontrabili. Per non parlare di quelle forme di “triage” all’ingresso dei penitenziari, dove per la misura della temperatura vengono incaricati poliziotti penitenziari, e non, come la logica imporrebbe, operatori del settore sanitario. Senza tralasciare la perdurante assenza di una continua e costante sanificazione sanitaria di tutti gli ambienti penitenziari, come già ribadito dalla stesse OMS al fine di abbattere la possibilità di contagio.

Duole infine riscontrare che anche le cosiddette tensostrutture, che avrebbe dovuto fornire la Protezione civile, appaiono un miraggio….

In assenza di quanto richiesto, saremo costretti a denunciare nell’immediatezza i fatti a tutti gli organi, compreso l’Autorità Giudiziaria competente, come già annunciato in precedenza dalla Segretaria Generale della scrivente Organizzazione Sindacale, per le identiche condizioni che si registrano in altri Istituti penitenziari del Territorio Nazionale.”

“In attesa di immediati e urgentissimi riscontri, finalizzati alla salvaguardia della salute dei Poliziotti Penitenziari, dei propri cari e a tutela della salute pubblica, si chiede agli organi di Governo in indirizzo che, tutti i Poliziotti Penitenziari vengano sottoposti a continui monitoraggi e controlli sanitari, come impongono direttive governative e protocolli vigenti stipulati tra ASL e Amministrazione Penitenziaria, in particolar modo per tutti quei poliziotti impiegati “in trincea”, all’interno delle sezioni detentive, nei servizi di traduzioni che non sono differibili (per ragioni di giustizia o di salute), nei servizi di piantonamento negli ospedali, nei luoghi esterni di cura, nei reparti infermeria, nei centri clinici degli istituti penitenziari e nei Servizi delle Regioni Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Infine, si invitano le Autorità in indirizzo alla massima attenzione al problema, atteso che possono insorgere situazioni pregiudizievoli a discapito della collettività, e si richiede di porre in essere tutto ciò che è in loro potere, adottando iniziative atte a creare più sicurezza, ottimizzando la gestione anche attraverso lo stanziamento di fondi e l’integrazione della pianta organica con altre unità di Polizia Penitenziaria, avendo cura altresì di rafforzare i presidi sanitari, vista la diffusione del virus che sta destando forti preoccupazioni.

La vita umana è legata, al momento, ad un oggetto tanto semplice quanto raro: le mascherine. Superfluo ricordare che nella malaugurata ipotesi di un contagio tra i Poliziotti Penitenziari, si metterebbe in serio pericolo la stessa tenuta degli istituti penitenziari e conseguentemente la sicurezza di tutta la collettività.

Vogliano le SS.LL. considerare questa nota come un grido di aiuto in nome di tutti quei poliziotti penitenziari, che ogni giorno, escono dalla propria abitazione, per rendere il proprio servizio allo Stato, a quello stesso Stato a cui oggi si chiede niente di più che condizioni di lavoro accettabili.”

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