di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni e You Can Print

Quello della violenza nei confronti delle donne non è un argomento che si risolve con semplici slogan o ricordandosene in occasioni più o meno importanti.

Bisogna agire cercando di cambiare la mentalità di coloro che si comportano in modo violento ed altrettanto serve un risveglio delle coscienze anche da parte delle donne che, troppo spesso, si accorgono di essere vittime quando è tardi oppure, cosa ben peggiore, scelgono di tacere sperando in chissà quale miglioramento. Per saperne di più, ho voluto intervistare le due massime rappresentanti di un’ Associazione impegnata
nell’offrire assistenza psicologica e legale alle donne vittime di qualsiasi tipo di violenza. Ho l’onore di conoscere la Presidente e la vice Presidente del Telefono Rosa, rispettivamente, la Dottoressa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli e l’ Avvocato Antonella Faieta.

Domanda: Presidente Carnieri Moscatelli, ci può illustrare come è strutturata l’Associazione Telefono Rosa?
Risposta: Questa Associazione ha diverse suddivisioni, ci sono gli Avvocati, esperti in diversi settori del diritto. L’Avvocato del lavoro, il Civilista e così via in modo da dare una risposta specifica e puntuale ad ogni problematica. Poi ci sono le Psicologhe.

Domanda: Il Telefono Rosa possiamo definirlo un “mondo variegato”.
Risposta: Ci sono donne che subiscono violenze nell’ambito del lavoro da parte di uomini e noi offriamo assistenza psicologica e legale, in base alle situazioni.

Domanda: Vice Presidente Faieta, vi capitano donne che chiedono aiuto mentre sono ancora regolarmente in coppia?
Risposta: Se la donna si rivolge a noi è già un grande ed utile passo. Se resta in coppia, è evidente che non è ancora pronta perché spesso è innamorata.

Domanda: Presidente Moscatelli, cosa ne pensa di questa affermazione della sua Vice?
Risposta: La donna dice: “Ma io lo amo!” É inconcepibile per me giustificare determinati comportamenti, il rispetto innanzitutto. Il rispetto deve esserci da parte del marito e dei figli. I maschi debbono essere educati. Io ne ho subite le conseguenze.

Domanda: Ci spieghi meglio. A quali conseguenze si riferisce?
Risposta: Intendo dire che mi sono scontrata con gli altri che non la pensavano allo stesso modo. Mio figlio, ad esempio, da piccolo, non voleva rifarsi il letto a nessun costo, era un’abitudine assurda all’epoca e non era comprensibile come potesse un ragazzino di sesso maschile sistemare il suo letto. Era una condanna assurda per lui perché gli altri ragazzini non lo facevano.

Domanda: Cosa dovrebbero fare gli uomini, Dottoressa Moscatelli?
Risposta: Gli uomini debbono crescere. Bisogna prendere atto che la società è cambiata. Prima ci sono le persone in quanto tali, poi dovremmo pensare alla loro identità.

Domanda: Dottoressa Faieta, che consiglio vorrebbe dare lei agli uomini?
Risposta: Gli uomini debbono maturare, da bambini debbono ricevere dei no, debbono vivere anche la frustrazione, si debbono abituare. Da adulti, solo così, riescono ad accettare anche il rifiuto. La donna non è un giocattolo. E gli uomini non riescono, troppo spesso a reggere il fatto di essere lasciati.

Domanda: Presidente, il femminicidio è comunque un omicidio ma non tutti vorrebbero che si distinguessero i due crimini.
Risposta: Il femminicidio è diverso dall’omicidio. La relazione d’ amore contraddistingue il femminicidio.

Domanda: Vuole aggiungere qualcosa, Dottoressa Faieta a tal proposito?
Risposta: L’omicidio a seguito di una rapina, ad esempio, non ha alla base una relazione affettiva. Eppure la vittima di una rapina può essere donna. Ma non tutte le uccisioni di donne sono femminicidi. Ci deve essere una relazione amorosa.

Domanda: Ho la sensazione ormai da tanto, Presidente, che molte donne non raccontano la violenza che vivono.
Risposta: La violenza è abbastanza riconoscibile, ma spesso le donne non riescono ad ammettere che il loro uomo non sia rispettoso. Per una donna, riconoscere il comportamento violento del proprio uomo significa mettere in discussione sé stessa. Poi alcune tendono a non denunciare un uomo che è il padre dei loro figli.

Domanda: Allora cosa fanno le donne, come si comportano, pensando erroneamente di non dover chiedere aiuto, Dottoressa Faieta, come gestiscono la situazione?
Risposta: Le donne pensano di spostare il problema, magari trasferendosi in un’ altra stanza ma i figli sono una spugna ed assorbono tutto. Solo quando la violenza riguarda i figli, allora si che vengono da noi. Riconoscersi vittima è già importante perché è vivo nella donna vittima il senso di colpa, dopotutto parliamo di donne annientate psicologicamente.

Domanda: Vuole quindi dire che le donne, spesso non vedono, non riconoscono immediatamente la violenza?
Risposta Vice Presidente Faieta: Le donne tendono a giustificare tutto ma poi sopraggiungono, come dicevo prima, i sensi di colpa.

Domanda: Vice Presidente Faieta, come fa una donna a non riconoscere la violenza? Non riesco a capirlo io.
Risposta: Esiste la “circolarità della violenza”. Il momento in cui un uomo usa le mani sulla propria donna rappresenta l’apice. Poi, tornati tutti alla calma, quello stesso uomo torna ad essere premuroso e gentile. Fino al giorno in cui si torna ad un altro episodio violento.
Tipica espressione di questo uomo violento è: Ti picchio perché me lo hai fatto fare tu!”
La donna, ormai annientata, si illude e crede in un cambiamento di un uomo violento, lo giustifica pensando che si tratti di stanchezza o stress.
In realtà, poi si ricomincia daccapo. Come un cerchio che ruota intorno alle stesse violenze che possono anche peggiorare.

Domanda: Lo chiedo ad entrambe: “Siete soddisfatte del trattamento riservato oggi alla donna da parte della società?
Risposta della Presidente Moscatelli: Assolutamente no! É stato ripristinato il Ministero Pari opportunità, per fortuna. La società considera inferiore la donna ancora oggi.
Il discorso di parità richiede che vengano rimossi dei massi. Non esiste ancora il rispetto dei ruoli e la mancanza di aiuto alla donna non aiuta a raggiungere la vera parità. Il Ministero sopra citato si trova a dover affrontare il femminicidio. In sei settimane, dal primo di agosto
all’11settembre abbiamo avuto undici donne uccise, ci dice qualcosa questo dato?

Domanda: Cosa suggerisce di fare, Presidente?
Risposta: Consideriamo che il Ministro si trova ad affrontare l’argomento violenza e parità. Non basta la giustizia, servono Case rifugio, Centri di ascolto, come il Cav e serve anche l’inserimento lavorativo delle donne. La società è di fatto contro la donna che lavora. Il Ministro si troverà a dover combattere su diversi fronti. Senza contare il fatto che gli uomini arrivano alle vette, le donne non hanno i supporti. Della donna è difficile che venga valutata la preparazione.

Domanda: Dottoressa Faieta, anche Lei nota questa discriminazione cui fa riferimento la Presidente?
Risposta: Noi come Telefono Rosa andiamo anche nelle scuole. Ci sono andata con un autista ed hanno detto a lui: “Buongiorno avvocato!”
Mentre io che sono l’avvocato, sono stata vista come la sua segretaria. Ho detto tutto sul fatto che la donna è più vista come portaborse che come avvocato. Nelle mente di molte persone è ancora così.

Domanda: Per concludere, Dottoressa Moscatelli, ci lasci con qualche indicazione per il nuovo Ministero per le pari opportunità.
Risposta: La Ministra deve dotarsi di uno Staff con grande sensibilità, stiamo parlando della parte più debole della società. Da noi, al Telefono Rosa, gli Avvocati hanno una sensibilità particolare, lo stesso vale per le Psicologhe. Basta con il Ministero di serie b. Da qui parte il grande errore.

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