RIVAROLO CANAVESE – Si è tenuta all’Anffas, venerdì scorso, 13 luglio, uno degli appuntamenti di “I luoghi e la lettura: serate d’autore”, 4° rassegna letteraria estiva all’aperto.

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L’iniziativa, curata dalla Biblioteca Civica e dal Comune di Rivarolo Canavese, ha avuto luogo nella piazzetta “Torre dell’Anffas”, dove sorge il campanile di San Desiderio risalente al XII secolo, tornato di recente all’antico splendore grazie al restauro curato dall’Architetto Arnaldo Conta Canova.

Due i volumi presentati: “Capre 2.0” di Marzia Verona e “Leggende del Canavese” di Beppe Valperga. La serata è stata anche occasione per festeggiare i 60 anni di attività dell’Anffas Nazionale e i 50 anni dell’istituzione della Biblioteca Civica della città.

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La serata è stata introdotta dai saluti ufficiali di Giandario, vice Presidente della Fondazione Comunità La Torre am Anffas Onlus, dal Sindaco Alberto Rostagno e dal responsabile della Biblioteca, Riccardo Cerrano, a cui è seguita la “vera storia “ del campanile raccontata a cura degli autorappresentanti della Comunità La Torre/Anffas.

Ecco la storia raccontata, dal titolo “La torre dei desideri”

“C’era una volta, nel paese di Riparolium, una borgata di contadini laboriosi e artigiani eccellenti, che avevano costruito alcune case prima di Vesignano.

Intorno all’anno 1100, nel verde della campagna, spiccava una chiesetta bianca, ma da lontano si vedeva ancora meglio il suo splendido campanile.
La chiesa era stata costruita con le pietre del vicino fiume Orco, dalle maestranze di Castellamonte, guidati dal migliore muratore della zona: Mastro Grillo!

Il fiume Orco si chiamava così perchè, quando era in piena, era spaventoso come un Orco!!!

Nel piano più alto del campanile, allo scoccare della mezzanotte, compariva una luce che si vedeva anche da molto lontano.

Piero, il biautagambe, incuriosito e attirato da quelle luci notturne, decise di avvicinarsi ad osservare per capire da dove arrivassero.

Ma era un po’ pauroso e spaventato e chiamò con sé i suoi migliori amici: Bartolomeo e RiccardoBruno.

Cominciarono ad avvicinarsi quando c’era ancora la luce del tramonto e, nell’attesa del buio, in quel tenue barlume rosa, si sedettero a giocare i dadi.

Ogni tanto sorseggiavano del buon vino proveniente dalle vigne di Vesignano, coltivate pazientemente dagli amici Matteo e Vito. E mangiavano anche la polenta di zia Patrizia e la frutta di nonna Barbara…

Appesantiti dalla piacevole merenda sinoira, si assopirono sull’erba fresca, ma un rumore li svegliò! Non capivano da dove provenisse, ma aprendo gli occhi videro la luce misteriosa che stavano cercando.

La luce li attirava a sé come il suono di una sirena dorata dell’Orco e, quasi incoscienti, si misero a camminare verso il campanile. Di sottofondo si sentiva una voce dolce che cantava: “Come si chiama mio fratello?”

Ai loro occhi comparve una bellissima figura femminile dai capelli rossi: era la damigella Simonetta che teneva in braccio Chicco, il suo adorato gatto, rosso come i suoi capelli.

Man mano che si avvicinavano, la voce si sentiva sempre più forte e chiara. Quando giunsero ai piedi della torre, incantati ed emozionati chiesero alla damigella:

“Chi sei, meravigliosa creatura dai capelli rossi?” e lei, dopo un lungo silenzio, disse:

“CUCU’!?” i giovani si guardarono davvero sorpresi e attesero nuove risposte.

La creatura disse: “Sono qui rinchiusa a causa di un incantesimo e, dall’alto della torre, osservo il fiume Orco e ho il compito di placare le sue ire.

L’incantesimo mi ha tolto la memoria, ma so di aver avuto un fratello adorato però purtroppo non ricordo più il suo nome.

Posso realizzare anche i desideri di chi ha il cuore generoso e impavido e si lascia attirare dalla mia luce e dalla mia voce.”

I ragazzi, amareggiati per il suo triste destino ma nello stesso tempo felici di poter esprimere un desiderio, cominciarono a pensare a cosa chiedere.

RiccardoBruno chiese di poter vivere a lungo e in salute. Bartolomeo chiese una fidanzata dolce e affettuosa.

E infine Piero il biatuagambe, chiese tutto l’oro dell’Orco, ma subito si pentì e chiese alla fanciulla di cambiare il suo desiderio. La creatura, stupita, domandò quale fosse il nuovo desiderio e Piero disse: “Desidero liberarti dall’incantesimo perchè tu possa cantare libera sulle rive dell’Orco e ritrovare tuo fratello”.

Simonetta irradiò una luce abbagliante e scomparve alla loro vista.

I giovani tornarono felici alle loro case con la promessa di pensare a qualcosa per controllare le ire dell’Orco. I ragazzi si ricordarono di Mastro Michele il ceramista, che oltre ad essere un artista straordinario, aveva anche dei poteri magici.

Andarono da lui e gli chiesero di realizzare delle maschere di ceramica di Castellamonte, capaci di osservare l’Orco e placare le sue ire.

E fu così che sul campanile comparvero delle maschere bellissime e al contempo spaventose, che controllano ancora oggi le acque dell’Orco e relizzano i desideri di chi si ferma ad osservarle e nel silenzio, sente ancora una voce che dice: “Come si chiama mio fratello?”

Si chiama Silvio, mio fratello!”

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