TORINO – Questa mattina, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di tre dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Torino, ritenuti responsabili di aver indebitamente percepito utilità omettendo di effettuare le attività per cui le medesime erano corrisposte.

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Sono indagati in ordine ai reati di truffa aggravata, false attestazioni sulla presentazione in servizio (perché i tre timbravano il proprio badge, attestando di uscire per la missione, ovvero di essere rientrati dopo la missione che non avevano svolto) e falsità materiale commessa da Pubblico Ufficiale (in quanto entro il quadrimestre di riferimento predisponevano le schede di rilevazione, attestando di aver eseguito i sopralluoghi).
I tre pubblici dipendenti appartengono all’Ufficio già interessato, per i medesimi motivi, da ulteriori due misure di custodia cautelare eseguite nel mese di giugno 2017, nei confronti di altri due dipendenti (ora licenziati).

 

 

Nel marzo 2016 l’allora Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, Dott.ssa Paola Muratori, aveva comunicato a militari del Nucleo Investigativo di avere il “fondato dubbio” che due funzionari, incaricati della rilevazione delle schede per l’analisi dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), potessero essere dediti ad attività incompatibili con il pubblico impiego, anche in orario di servizio.

L’indagine, di natura tecnica e con la proiezione di personale sul territorio, aveva portato ad accertare quanto ipotizzato consentendo all’Autorità Giudiziaria, di spiccare, nel giugno 2017, a carico dei due funzionari, un’Ordinanza della Misura Cautelare degli arresti domiciliari, per i reati di truffa aggravata, false attestazioni sulla presentazione in servizio e falsità materiale commessa da Pubblico Ufficiale.

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Nel caso attuale è stato accertato che i tre funzionari, nel periodo compreso tra luglio 2015 e luglio 2017 non hanno eseguito le missioni esterne, per le quali erano incaricati di volta in volta con disposizione dirigenziale, percependo perciò indebitamente, oltre alla quota parte di stipendio, anche le indennità di missione ed i buoni pasto, concretizzando le medesime condotte precedentemente emerse a carico di altri due colleghi.

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