TORINO – Nel mese di marzo del 2017, la Squadra Mobile della Questura di Torino ha avviato delle indagini per presunte attività di sfruttamento della prostituzione anche minorile.

L’attività ha preso spunto da una serie di segnalazioni dei servizi sociali, corroborate dalle indicazioni rese dalla madre di una giovane all’epoca dei fatti ancora minorenne; la vicenda è stata, in seguito, confermata dalla stessa parte offesa la quale, in estrema sintesi, raccontava di essere stata indotta alla prostituzione nel 2016 da parte dei gestori di alcuni locali notturni (night club) siti in questo capoluogo e nella prima cintura.

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La Squadra Mobile è stata delegata dalla locale Procura della Repubblica di Torino, Pubblico Ministero Dr. Dionigi Tibone, per l’esecuzione degli accertamenti necessari per consolidare il quadro probatorio, nonché per identificare tutti i soggetti indicati dalla vittima, i quali, a vario titolo, erano impegnati in tali attività illecite.

L’indagine, supportata da specifici presidi tecnologici e reiterati servizi di osservazione e pedinamento, oltre a confermare quanto appena indicato, ha permesso di conseguire gravi elementi indiziari nei confronti di 4 soggetti i quali, in qualità di gestori dei locali, ovvero di intermediari, offrivano a ragazze appena maggiorenni proposte di lavoro come “ragazze immagine” o “intrattenitrici”. Alcune di queste ragazze venivano poi indotte alla prostituzione e sfruttate per tale attività.

 

Pertanto, a conclusione dell’attività investigativa l’Autorità Giudiziaria ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di: Iemmola Felice, classe 1953; Tufariello Angela, classe 1956; Marchesi Enrico, classe 1980.

Nonché un’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari a carico di Russo Franco, classe 1947.

Nell’ambito dell’indagine sono stati, inoltre, emessi gli avvisi di garanzia e contestuali decreti di perquisizione, oltre che a carico dei destinatari delle misure cautelari appena accennate, anche nei confronti di altre 6 persone, due delle quali indagate per i reati di favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione (articolo 3 n. 8 e 4 n.7 della Legge Merlin n.75 del 1958), mentre le restanti quattro sono state denunciate in stato di libertà per aver compiuto atti sessuali con minore di età compresa tra i 14 e 18 anni in cambio di un corrispettivo in denaro (articolo 600 bis comma 2 del codice penale).

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Identificate una decina di giovani ragazze, tre delle quali minorenni all’epoca dei fatti.

I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nella mattina del 15 marzo scorso. Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto e sequestrato copioso materiale informatico e cartaceo attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Uno dei locali all’interno dei quali veniva tollerata ed agevolata l’attività di prostituzione, l’Idroclub, ubicato in via Montevideo 27, è stato sottoposto a sequestro, mentre altri due emersi nell’ambito investigativo sono risultati nel frattempo già chiusi.

 

Le giovani ragazze indotte alla prostituzione sono state sentite in merito alle circostanze emerse e hanno confermato quanto rilevato nel corso dell’attività d’indagine. In sintesi, le ragazze hanno confermato che all’interno del citato locale erano solitamente stipendiate per la sola presenza in abiti succinti con una somma pari a circa 40 euro per serata.

Se le stesse decidevano di “fare un privée” con un cliente (ossia consumare appartati in uno stanzino, un rapporto sessuale a pagamento), si facevano consegnare da quest’ultimo la somma di 130 euro. Parte di tale somma veniva versata al gestore del locale. Si è, altresì, appurato che alcune di queste ragazze, grazie all’interessamento di alcuni soggetti denunciati nel medesimo contesto d’indagine, avevano realizzato appuntamenti anche al di fuori dei locali e che per tali prestazioni “speciali” erano state pagate con somme in denaro variabili tra i 150 ed i 1.000 euro ad incontro.

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