PAVONE CANAVESE – Stretta connessione, secondo Legambiente, tra il progetto di sopraelevazione del viadotto Marchetti  e il rinnovo della concessione autostradale per Ativa.

Le associazioni ambientaliste auspicano che “il Tribunale amministrativo al quale l’Ativa si è Pavone Viadotto Marchetti (2)rivolta per ottenere la proroga della concessione, prenda in considerazione quanto   richiesto dall’Unione Europea affinché le concessioni  alle società autostradali, così come accade in tutto il resto dell’Europa, siano messe a gara per la scelta del gestore”.
Lo comunica Legambiente con una nota: “Innanzitutto vogliamo evidenziare quanto l’assurgere  del viadotto Marchetti, a simbolo del Canavese, così com’è accaduto nella sua recente pomposa inaugurazione,  non solo sia del tutto opinabile, ma piuttosto rappresenti per moltissimi eporediesi una mistificazione di un vero e proprio sfregio al paesaggio. Il territorio non è uno spazio indifferenziato dove coloro che detengono il potere economico e/o politico possono collocare  a piacimento grandi opere in base a criteri estetici discutibili. Qui non si nega  l’indubbio valore tecnologico dell’opera in quanto tale, ma separare il giudizio sull’opera dal contesto territoriale è pura follia. Peggio ancora è l’attribuire alla complessità delle opere costruite con valanghe di calcestruzzo la  bellezza della fruizione turistico-paesaggistica. Il territorio non può essere pensato come uno spazio indifferenziato e i luoghi privi di identità. Accanto ai diritti della persona (e dei viventi) va affrontata senza ulteriori rinvii  la questione dei diritti del territorio in quanto componente fondamentale del futuro della nostra civiltà.
Ancora una volta ribadiamo come territorio e paesaggio, siano innanzi tutto beni comuni,  componenti essenziali del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità.
In democrazia ogni trasformazione di rilevante impatto che incida sul benessere individuale e sociale richiede percorsi decisionali ampiamente condivisi che intercettino le espressioni di interesse di chi vive ed opera sul territorio.Nulla di tutto ciò è avvenuto nella progettazione del viadotto Marchetti.
Tuttavia, se oramai quest’opera  s’ha da sopportare, ben diverso è quel che si può prospettare e ancora decidere per il futuro del nodo idraulico, per il bene del nostro territorio. Un territorio che per la sua sicurezza  ancora presenta alcune criticità non risolte e che noi non vogliamo eludere, ma che al contempo  non potrebbe reggere un altro sfregio con un analogo  progetto per il viadotto Cartiera.  A ciò si aggiungano le dovute considerazioni  sul costo (pubblico o privato?) dell’opera in relazione ai benefici, in primis per quel che concerne la dubbia utilità del rifacimento del tratto tra Banchette e Lessolo. Il progetto di Ativa – così come affermato pubblicamente da autorevoli esponenti  istituzionali – anche alla luce della grandiosità dell’intervento e dei costi, dovrebbe essere ripensato. Sorprende poi questo ruolo del tutto inusuale della società Ativa che si erge a difesa del territorio eporediese facendosi scudo di interpretazioni più realistiche del dovuto per quel che concerne  le prescrizioni dell’Autorità di Bacino del Po.
Il recente ricorso della società verso il ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) e quello dell’Economia e delle finanze, Mef)  rende di tutta evidenza – qualora ancora che ne fosse bisogno – la stretta connessione tra il progetto di sopraelevazione  e il rinnovo della concessione autostradale per Ativa (gruppo Gavio e costruttore Mattioda con una minima parte di partecipazione pubblica). Concessione che, al  pari delle altre, l’Unione Europea chiede espressamente venga messa a gara e che trova l’ostacolo della potente lobby dei concessionari italiani. E’ quindi di fondamentale importanza  che gli uffici competenti di Bruxelles, informati sulla situazione italiana in materia di concessioni autostradali, richiedano espressamente anche per l’Italia, la gara per la scelta del gestore, così come accade in tutto il resto dell’Europa.
Ma soprattutto è auspicabile che questi aspetti dirimenti siano tenuti in debita considerazione dal Tribunale amministrativo al quale l’Ativa si è rivolta.”

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