domenica 28 Febbraio 2021

TORINO – Perquisizione in carcere: sequestrata la grappa artiginale

TORINO – Un coltello rudimentale, una macchinetta per realizzare tatuaggi e circa 8 litri di grappa artigianale lasciata a macerare.

E’ quel che ha trovato questa mattina la Polizia Penitenziaria nel corso di una perquisizione nelle celle della Casa Circondariale di Torino, al secondo piano del Reparto incolumi, e a darne notizia è il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Donato Capece.

“Un’operazione di servizio di routine, che la Polizia Penitenziaria conduce regolarmente proprio per stroncare il possesso e la custodia, da parte dei detenuti, di oggetti e materiali non consentiti nelle celle”, spiega il leader del SAPPE. Sono in corso, da parte degli Agenti di Polizia Penitenziaria che hanno condotto la perquisizione, gli accertamenti finalizzati a identificare i detenuti che custodivano illegittimamente il materiale sequestrato, ma il primo Sindacato dei Baschi Azzurri evidenzia con preoccupazione le conseguenze del possesso della grappa da parte dei detenuti.

“I detenuti ottengono la grappa facendo macerare la frutta e distillandola con alambicchi di fortuna che costruiscono loro stessi. Ma la grappa può dare corso ad un commercio sotterraneo tra gli stessi ristretti, ovviamente illecito. Non solo: per quanto possa essere scadente, un’assunzione elevata fa ubriacare e questo, poi, determina atteggiamenti aggressivi e violenti tra gli stessi detenuti ma anche contro i poliziotti penitenziari. E’ dunque un fenomeno, questo della realizzazione di grappa artigianale, che va stroncato sul nascere, mettendo in condizioni il Reparto di Polizia Penitenziaria di avere le risorse umane necessarie”.

Il Segretario regionale SAPPE del Piemonte, Vicente Santilli, punta il dito sul sistema della custodia attenuata che è in atto nel carcere di Torino: «tenere i detenuti fuori dalle celle buona parte del giorno a non far nulla é una scelta assurda e pericolosa. Dovrebbero lavorare, i meno pericolosi in progetti di recupero ambientale nelle città, pulendo i greti dei fiumi o i giardini pubblici, gli altri in attività dentro al carcere. Altro che produrre grappa o ingegnarsi per realizzare coltelli rudimentali o macchinette per i tatuaggi!».

Capece fa appello al Ministro della Giustizia Orlando, al quale chiede di “sospendere la vigilanza dinamica nelle carceri, ossia le sezioni detentive autogestite dai detenuti, che permette loro di girare liberamente, nei corridoi, senza fare nulla per molte ore al giorno, e che si sta rilevando – come immaginavamo – non solo inutile ai fini del trattamento rieducativo dei detenuti ma assolutamente pericolosa, come confermano le molte aggressioni contro i poliziotti penitenziari e come avevamo noi stessi ipotizzato. Ogni giorno contiamo aggressioni e ferimenti a nostri Agenti favoriti proprio dall’eccessiva libertà di tanti detenuti in carcere determinata da questa organizzazione interna”.
E al Guardasigilli chiede interventi urgenti: “a cominciare da un tavolo tecnico di lavoro che riveda ed eventualmente ridiscuta l’organizzazione della vigilanza dinamica, anche alla luce di tutti i problemi di sicurezza che sono emersi nelle ultime settimane”.

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