STRAMBINO – Festeggiati i 100 anni di Secondo Giorgetti, per tutti Dino (FOTO)

Ospite dalla Rsa O.P.I di strambino, desiderava tanto la festa che gli era stata promessa

STRAMBINO – Ha festeggiato il 18 marzo 2026, l’importante traguardo dei 100 anni. Secondo Giorgetti, chiamato da tutti Dino, è un esempio di forza e resilienza. Dino è ospite della RSA O.P.I. di Strambino dal settembre 2019.

Quando partecipava più attivamente alle attività, prediligeva la ginnastica di gruppo e la tombola, oltre ad intrattenere i suoi compagni di viaggio con i suoi racconti. Ultimamente ha partecipato al progetto “La mia storia“ proposto dalla associazione Club per l’Unesco di Ivrea, facendosi intervistare dagli studenti dell’IIS “C. Olivetti” di Ivrea. Alla festa oltre a parenti ed amici, hanno partecipato tutti gli ospiti della struttura, Serena Marta Grassino Vicesindaco del Comune di Strambino, il tutto condito con musica, insieme alla voce di  Cristina e la fisarmonica di Piero.

A raccontare la storia di Dino e la figlia della sua seconda moglie, Gianna Dicuonzo.

“Dino è il marito di mia madre, ma non mio padre. Questa frase l’ho sempre detta, forse perché quando Dino è entrato a far parte della mia famiglia io avevo già compiuto 32 anni. Il 18 marzo 2026 Secondo Giorgetti, per tutti “Dino”, compirà 100 anni. Nato il 18 marzo 1926 a Montecchio (TR), ha attraversato un secolo di storia con dignità, senso del dovere e una straordinaria capacità di farsi voler bene. A vent’anni si arruola nell’Arma dei Carabinieri e frequenta la Scuola Allievi di Moncalieri. In quegli anni svolge con orgoglio il ruolo di autista del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Dopo il matrimonio con Adriana nel 1956 e la nascita del figlio Luciano nel 1957, viene trasferito a Robbio (PV), dove rimane fino alla pensione. Successivamente si stabilisce a Torino, lavorando come custode e autista in un’azienda di prodotti chimici.   È stato uomo del dovere, ma anche uomo di passioni: la caccia, le bocce, il ballo, la buona tavola e la compagnia. Per anni ha frequentato il Circolo degli Alpini di Piazza Bottesini a Torino. È forse lì che nasce il soprannome “Maresciallo”, titolo affettuoso che racconta la stima conquistata sul campo, anche se maresciallo non lo è mai stato davvero.

Nel 1993 perde la moglie Adriana. Dopo un periodo di dolore, è il figlio Luciano a spronarlo a reagire. Seguendo la sua passione per il ballo, nella sala “La Lucciola” di Torino incontra Gina. L’8 dicembre 1995 si sposano. Con lei condivide anni felici, una famiglia allargata con quattro figli e tre nipoti, viaggi, amicizie e lunghi periodi a Borghetto Santo Spirito. Nel 2009 si stabiliscono a Strambino, dove iniziano a frequentare il Gruppo Anziani, partecipano a eventi, vacanze, e continuano a ballare fino a che una caduta gli provoca la frattura di un femore. Dopo la convalescenza tornano al Centro dove sono stimati e benvoluti, non riesce più a ballare, ma la compagnia degli amici è un buon motivo per arrivare fin lì.

Nel settembre 2019, purtroppo, Dino rimane nuovamente solo e sceglie con lucidità di trasferirsi in una struttura per anziani, deciso a non essere di peso a nessuno. Nella sua stanza tiene carta, penne, fogli con lettere e numeri, una radio con cassette e cd. Costruisce la sua rubrica personale, annotando nomi, date, numeri di telefono. Ha un carrellino per camminare in sicurezza che poco a poco viene trasformato in un ufficio mobile, riesce ad avere mille cose a portata di mano. Oggi la vista lo ha abbandonato e l’udito si è affievolito, ma non la sua forza d’animo.  Non vede l’orologio? Usa la musica: ogni canzone vale cinque minuti e, spostando un fagiolo alla volta, misura il tempo. Si fa la barba da solo. Risponde al telefono. Sa che nel pomeriggio arriverà una chiamata e tiene il cellulare in mano per sentirlo vibrare.

A dicembre 2025 cade, non cammina più con il suo carrello, per qualche tempo perde motivazione, ha male, non riesce più a fare cosa vuole, ma rimane presente. Conserva una lucidità impressionante per la sua età. Sa sempre la data del giorno. Ricorda i compleanni di tutti. Quest’uomo ha imparato davvero cos’è la resilienza. Dal 19 febbraio sta facendo il conto alla rovescia. Non per paura del tempo che passa, ma perché vuole la sua festa. La vuole davvero. Gli è stata promessa: ci saranno la torta, la musica, la famiglia vicina.  Il 18 marzo Dino ha avuto la sua festa, perché 100 anni di storie, di passioni, di risate, di amicizie, di musica, di vita vanno festeggiati.
Ecco vi ho raccontato la storia di Dino, che è il marito di mia madre, ma che dopo tutti questi anni non sono più capace di dire :”non è mio padre”.”

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