lunedì 5 Dicembre 2022

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BARBANIA – Dario Pasta: dopo il “Tor Des Géants”, ora sogna il “Tor Des Glaciers”

L’atleta, classe 1981, è giunto al traguardo di questa gara unica ed inimitabile dopo 104 ore conquistando la 68esima posizione su 1100 atleti iscritti

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BARBANIA – Il “Tor Des Géants” si è concluso da una decina di giorni e, tra gli atleti canavesani protagonisti di questa edizione, spicca il nome del barbaniese Dario Pasta che ora, oltre a fare un pensierino sulla sua partecipazione alla prossima edizione, sogna di alzare l’asticella e di partecipare, il prossimo anno, al “Tor Des Glaciers”, l’evoluzione del “Tor des Géants”.

L’atleta, classe 1981, è giunto al traguardo di questa gara unica ed inimitabile che, oltre ad essere una manifestazione sportiva agonistica, è anche un invidiabile mezzo di promozione turistica per il territorio valdostano ed i comuni coinvolti, dopo 104 ore conquistando la 68esima posizione su 1100 atleti iscritti.

Il “Tor Des Géants” è la prima ed unica competizione che unisce la lunga distanza all’individualità del corridore, dove non sono imposte dall’organizzazione tappe forzate, la prima gara di questo genere che coinvolge una regione intera, la Valle d’Aosta, lungo i sentieri ai piedi delle Alpi e attraverso il Parco Nazionale del Gran Paradiso e quello regionale del Mont Avic.

Pasta, alla sua seconda esperienza al Tor, aveva un grandissimo obiettivo: concludere la sua personale gara superando il risultato ottenuto lo scorso anno, quando arrivò trentesimo in 102 ore. Purtroppo, a causa di problemi fisici che l’hanno costretto a fermarsi più del tempo previsto, l’atleta canavesano non ha raggiunto l’obiettivo prefissato.

Barbania Dario Pasta 3 def

“Sono arrivato al Tor preparatissimo e determinato per raggiungere i miei due obiettivi: portarlo a termine ad ogni costo, possibilmente sotto le 100 ore per fare meglio dello scorso anno. Il primo giorno sono partito bene, riuscendo a stare appena dietro il gruppo di testa senza faticare e, così ho deciso fin da subito, di dosare molto per risparmiare energie. Durante la prima notte il caldo patito di giorno si è fatto sentire,  ma ho continuato ad avere sensazioni positive e la luna piena di quelle sere ci ha regalato dei paesaggi davvero emozionanti.

Il secondo giorno mi sentivo in forma, ma arrivato a Donnas ho iniziato ad avvertire uno strano bruciore alle gambe ed, infatti, il massaggiatore mi ha sentito caldo. Abbiamo dato la colpa ai due giorni di sole pieno, ma la notte salendo al Coda ho iniziato a sentire la febbre e, per rimediare, ho preso del paracetamolo e, dopo mezz’ora di riposo mi sentivo a nuovo. Il terzo giorno ho continuato la cavalcata nelle prime 20/30 posizioni con almeno 6 ore d’anticipo sul mio tempo desiderato, il che mi faceva sentire ottimista e sereno nel mio arrivo a Champoluc dove ho trovato una gradita sorpresa: mio figlio Simone che era venuto a farmi il tifo insieme agli amici del Trail del Monte Soglio. La carica è ovviamente salita a mille, ma salendo verso il Grand Tournalin ho iniziato di colpo inizio a stare male: stomaco in subbuglio e febbre.

Devo ringraziare gli amici del rifugio che mi hanno accolto e curato come un figlio. Ho passato una notte d’inferno tra conati e dolori febbrili ovunque, esasperati dalla stanchezza. Al mattino del mercoledì ho provato a ripartire, piano fino a Valtournenche e, senza forze con in corpo pochi liquidi e zero cibo, mi sono fermato riuscendo a mangiare qualcosa e a fare una doccia, seguita da un massaggio e una dormita. Sono ripartito a mezzogiorno passato, in ritardo sulla tabella di marcia e con il mio obiettivo ormai andato. Ma non mi sono demoralizzato perché volevo a tutti i costi arrivare al traguardo. Ho proseguito a rilento perché le mie forze tardavano a tornare e mi sono goduto i paesaggi incantevoli che la Valle d’Aosta ci regala. E’ arrivata poi l’ ultima notte dove ho iniziato a sentire qualche linea di febbre, ma devo ringraziare i miei amici Yuri e Walter che, dopo il ritiro di Yuri, mi sono venuti in assistenza ad Ollomont e con due pastiglie di ibuprofene la febbre è scomparsa e, con una forza che non sapevo di avere, l’ultimo giorno sono salito sugli ultimi colli arrivando a Courmayeur, emozionatissimo, in 104 ore” confessa Dario.

Barbania Dario Pasta 2 def 1

Tornando ai futuri sogni agonistici del barbaniese il “Tor des Glaciers” resta in cima alla lista. L’evoluzione del Tor des Géants, con 450 chilometri di lunghezza, e 32.000 metri di dislivello positivo, è una prova di resistenza riservata unicamente a 200 corridori, selezionati per affrontare le vie e le creste ancora poco esplorate della Valle d’Aosta e che, per questo, alla componente agonistica unisce quella dell’avventura. Un gruppo di persone i cui nomi rimarranno negli annali del TOR come partecipanti ad una competizione unica e che potranno vantarsi di far parte di un esclusivo club di ultratrailer delle terre alte. La partecipazione al TOR450 è riservata agli atleti che abbiano concluso almeno un’edizione del TOR330 in un tempo inferiore alle 130 ore.

“Il Tor des Glaciers è ancora più faticoso e difficile del TDG perché, oltre a prevedere un percorso più lungo in termine di chilometri, sfiorando creste in gran parte sconosciute, lontano dalle rotte abituali degli escursionisti. E’ una gara affascinante, con tanti dislivelli, dove si alterna la corsa con la camminata con i bastoncini. Una prova davvero esclusiva, unica, imperdibile, da condurre in assoluta autonomia, avendo, come unici riferimenti e punti di appoggio, i magnifici rifugi d’alta quota” ha concluso Dario.

© Riproduzione riservata

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