martedì 6 Dicembre 2022

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LEINI – Lorenzina “Renza” Vola, quasi 101 anni!

Si dedica alla lettura, ama i libri gialli e tutti i giorni, mattina e sera, mangia tre quadratini di cioccolato fondente

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LEINI – È nata quando la prima guerra mondiale era ormai alle spalle, e la seconda lontana da venire. È nata a Torino, e dopo un lungo giro in diverse città del nord Italia (al seguito della famiglia: il papà, liberale, la tessera del partito fascista proprio non la voleva prendere, e mantenere un impiego in quelle condizioni non era semplice) a Torino è tornata. Proprio per vivere, da ragazza, gli anni della guerra. Poi, nel 1950, le nozze con un veterinario e il trasferimento a Leini, dove vive ancora oggi.


Una vita lunga, la sua. Lunga ma segnata profondamente da quegli anni: «Ad Ivrea aiutavamo come si poteva i partigiani – prosegue – A me i loro parenti indirizzavano, in busta doppia, la posta, e io provvedevo a fargliela avere. Una volta quei ragazzi erano dovuti spostarsi verso la valle d’Aosta perché quella zona non era più sicura. Con una mia amica, che aveva due fratelli tra i partigiani, avevamo deciso di raggiungerli, per portare posta e biancheria. Ma siamo state fermate ad un posto di blocco. C’erano due fascisti. Erano due ragazzi anche loro. Abbiamo fatto un po’ le stupide, e ci hanno lasciato passare, senza controllare quello che avevamo nella borsa. Si vede che la mia ora non era ancora arrivata. Come quando le Brigate Nere volevano farci dire dove erano nascosti i partigiani, nel cascinale dove abitavamo. Ma loro erano già scappati. Non abbiamo detto niente, anche se ci hanno puntato la pistola. Hanno cercato ovunque senza trovare niente. Perché i tedeschi erano cattivi, ma anche le Brigate Nere…».

Alla fine della guerra, il ritorno a Torino: «Andavo alla stazione ad accogliere coloro che rientravano in treno dai campi di concentramento, a portare loro, con altre persone mandate dal Municipio, da mangiare. Bisognava vedere come erano ridotti». Poi il matrimonio, e l’arrivo a Leini: «E poi abbiamo iniziato a girare il mondo. Abbiamo visitato tutta l’Europa, l’Asia. Ho visto posti bellissimi, incantevoli. Ma l’Africa… quella non si può dimenticare. In un viaggio abbiamo visto una gazzella inseguita da un leopardo. Abbiamo fatto il tifo per la gazzella, che si era salvata per un soffio. E mamma elefante che sculacciava con la proboscide il suo cucciolo sul sedere… sono spettacoli che non si possono dimenticare». Una vita ricca di soddisfazioni ma anche di tragedie. «Come quando era morta mia sorella, annegata, a soli 40 anni. O quando è mancato mio marito per un tumore alla gola che l’ha portato via in sei mesi. Io sapevo della sua malattia, ma lui non voleva dirmi niente per non farmi preoccupare. E per tutto quel tempo ho dovuto fingere di essere felice e sorridente per non guastargli gli ultimi mesi di vita, pur sapendo che se ne sarebbe andato. Non è stato facile». Oggi Renza, non potendo viaggiare anche a causa della pandemia che ha complicato ogni cosa («Ma io mi sono vaccinata. Anche la terza dose, ci mancherebbe. Se penso a tutti i vaccini che ho fatto nella vita per i miei viaggi, compreso quello contro la febbre gialla o contro la mosca tse – tse, figurarsi se mi può spaventare questo»), si dedica alla lettura: «Ho qualche libro d’amore, ma non mi piacciono. Preferisco i gialli. Mi piace provare a scoprire l’assassino prima della fine. Anche se ora che ho qualche problema agli occhi mi dedico alle parole crociate, per mantenere la testa in esercizio. Esco poco, anche perché questo secolo mi piace poco. Ai miei tempi era diverso. C’era più educazione, più rispetto». Libri, quindi, e poi quella sua piccola mania alla quale non può rinunciare: «Ogni giorno, il mattino e la sera, mangio tre quadratini di cioccolato fondente… che ci posso fare… è più forte di me».

Leini Lorenzina Vola1

© Riproduzione riservata

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