martedì 2 Marzo 2021

PIEMONTE – Nursind Piemonte: “Il documento di sorveglianza sanitaria non risponde alle criticità”

Coppolella: “Percorsi che risultano incomprensibili, in contraddizione a quanto segnalato” In pratica quando l'operatore guarisce e il tampone è negativo, può tornare a lavorare in ospedale ma non può andare a fare la spesa o benzina

PIEMONTE – “Abbiamo inviato le nostre osservazioni al nuovo documento regionale in materia di sorveglianza sanitaria per gli operatori delle ASR, redatto il 10.04.2020. Il documento, modificato rispetto a quanto previsto nelle indicazioni regionali del 28.03.2020, a nostro avviso, oltre a fare dei passi indietro rispetto alle necessità e alle criticità più volte segnalate e rappresentate all’unità di crisi regionale, dispone percorsi che risultano incomprensibili, in contraddizione e anche gravi.”

Lo dichiara Francesco Coppolella, Segretario Nursind Piemonte.

“E’ inutile ricordare – prosegue Coppolella – come l’effettuazione tardiva dei tamponi agli operatori sanitari rappresenta un elevato rischio di diffusione del virus sia per gli operatori stessi che per i pazienti.Ancora una volta si lascia all’autonomia delle aziende la possibilità di creare percorsi ad hoc per la segnalazione dei contatti che generano comportamenti difformi che sino ad oggi hanno rappresentato una delle piu grandi criticità. Una linea di comando è stata più volte richiesta da varie parti.

Si riconduce nuovamente tutto alla sintomatologia, sottovalutando gli asintomatici e i paucisintomatici. Tale comportamento, a meno che non si dotino tutti gli operatori, di tutte le aree, di dpi adeguati come fossero aree covid, consentiranno alle strutture ospedaliere di continuare a fungere da serbatoi del virus.”

E aggiunge: “Riteniamo inaccettabile il percorso indicato per i dipendenti sintomatici che allunga notevolmente i tempi per l’effettuazione del tampone che al contrario necessitano di essere ridotti. Non è pensabile che il dipendente sintomatico debba segnalarlo al MMG che segnala al SISP che a sua volta contatta il dipendente. Come abbiamo potuto vedere, i tempi diventano bibblici e le conseguenze gravi.

Il tampone deve essere fatto precocemente all’insogenza dei sintomi per due ovvie ragioni, poter iniziare una eventuale terapia e individuare precocemente i contatti.
Crediamo che per agli operatori sanitari il percorso debba essere differenziato e che siano le aziende a doversene occupare tenuto conto che i tempi per organizzarsi ormai lo hanno avuto o meglio che si dedichi una struttura del sisp dedicata solo dipendenti.”

“Anche la comunicazione al sisp degli operatori risultati positivi – conclude – deve essere compito delle aziende.

Non si comprende invece come il dipendente, risultato negativo al doppio tampone debba osservare un ulteriore isolamento domiciliare di 14 giorni e contestualmente possa andare a lavorare.
Se si ritiene il dipendente contagioso non si capisce perché gli si consente di riprendere servizio, tale indicazione è alquanto contraddittoria oltre ad essere grave.”

In pratica quando l’operatore guarisce e il tampone è negativo, può tornare a lavorare in ospedale ma non può andare a fare la spesa o benzina. Un controsenso.


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