martedì 28 Gennaio , 2020

ROCK POLITICK – La Politica dei Social Media (VIDEO)

“Sono Giorgia. Sono una madre. Sono cristiana.”

Sono queste le tre fasi pronunciate dal leader di “Fratelli d’Italia” Giorgia Meloni, che hanno spopolato nel web diventando una delle hit in tendenza per alcuni giorni. Sono convinto che nel leggerle il 90% di voi le abbia canticchiate in testa, ma non c’è da stupirsi perchè il remix ha invaso Facebook, Instagram e Twitter: i “must” quotidiani delle nostre vite.

Può sembrare provocatorio definirli dei “must”, ma chi passa un’intera giornata senza aprire uno dei tre social media appena citati? Ecco.

Il potere dei social non è ancora ben chiaro, ma sicuramente gli anni in cui le famiglie si radunavano intorno alle tv sembra ormai già lontano, come molto lontani sembrano gli anni in cui Silvio Berlusconi si affacciava alle porte di Mediaset, tra un programma futile e un film in prima serata , nelle vesti del Messia, incaricato di salvare l’Italia. Ed è proprio questo il punto. Il modo per intromettersi nelle vite dei cittadini italiani non è piu’ apparire sulla Rai e su Mediaset negli orari di punta, ma è manipolare le sempre piu’ potenti piattaforme social. Questo è ben chiaro ai nuovi politici, che investono gran parte delle proprie risorse in questo tipo di comunicazione elettorale post-moderna. I “maestri” di questo nuovo mondo, in Italia sono, per l’ appunto, Giorgia Meloni e i due “Mattei” della politica italiana che, in questi anni, grazie alla loro credibilità nel web sono riusciti a spodestare, in un batter d’ occhio, mostri sacri del panorama politico italiano come Bersani, D’Alema e Berlusconi, ormai vecchi per il nuovo mondo social.

Ma perché Instagram, Facebook e Twitter sono cosi potenti per la comunicazione elettorale? Semplice, è il modo che hanno i politici, considerati ai tempi della I Repubblica come esseri misteriosi e cupi, per sembrare uguali a noi, ossia persone umane che hanno la nostra stessa routine, i nostri stessi problemi e i nostri stessi interessi. Questa tendenza di popolarizzazione della comunicazione sta sfuggendo di mano anche dall’altra parte dell’ Oceano, dove gli statunitensi si stanno rendendo sempre piu’ conto della tossico-dipendenza di Trump per i tweet, che, spesso e volentieri, utilizza in maniera inappropriata per la carica istituzionale che riveste.

Tornando a noi, la popolarizzazione della comunicazione elettorale non è l’ unica tendenza che i social si portano dietro da alcuni anni. In un mondo che va sempre piu’ veloce come il nostro, le fake news sono un enorme problema per la scarsa disinformazione dei cittadini e soprattutto sono un problema per la generazione Z e per i Millenials, che sono immersi in questo mondo dalla nascita e che basano la loro informazione sullo scambio di news in questa “grande piazza” che è il web. Ma cosa sono effettivamente le fake news? Le fake news sono delle notizie ingannevoli o distorte, che fanno leva sulla superficialità dei lettori, e che hanno come unico intento quello di disinformare il pubblico e sollevare paura e odio. Durante le ultime elezioni americane i social network sono stati invasi da un sistema di fake news programmato e finanziato dall’ oligarchia Russa per avvantaggiare il Partito Repubblicano di Trump, coinvolgendolo quindi nel grande scandalo del Russiagate, che sta muovendo in queste settimane il Congresso Americano per la votazione dell’ impeachment nei confronti del Presidente statunitense per reati contro lo Stato.

I social media sono quindi un’ arma molto potente e possono creare ingenti danni alla democrazia, non è un caso quindi che Mark Zuckerberg, il presidente di Facebook inc., sia una delle persone piu’ influenti e ricche del pianeta e che lavori a stretto contatto con i poteri forti per cercare di limitare, attraverso la Costituzione, le campagne elettorali nelle sue aziende cibernautiche.

Potrebbe essere già tardi, ma bisogna trovare una soluzione e dei limiti a questo strapotere dei social, per non rischiare di esserne vittime inconsciamente e per cercare di non far diventare “1984”, il romanzo distopico di Orwell, un romanzo realistico.

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