PIEMONTE – Tre episodi significativi nelle carceri Piemontesi. Nella Casa Circondariale Alessandria C. G. , lo scorso 13 giugno in tarda serata, un detenuto di nazionalità Italiana, 50enne, fine pena ottobre 2022, appartenente al circuito detentivo a regime ordinario, in un momento di agitazione ha colpito all’altezza del collo l’Agente di Polizia Penitenziaria di servizio nella sezione detentiva procurandogli delle lesioni.

Successivamente, si è reso necessario accompagnare lo stesso presso il locale Pronto Soccorso dove è stato dimesso con una prognosi di giorni 5 giorni.

Nella Casa Circondariale di Vercelli, nella tarda mattinata di venerdì 14 giugno, un detenuto extracomunitario 41enne, fine pena agosto 2020, appartenente al circuito detentivo a regime ordinario aperto, nel corso di un colloquio con il cappellano ha preteso che questi gli

portasse immediatamente delle lenti a contatto. Visto l’atteggiamento aggressivo posto in essere da parte del detenuto, è intervenuto l’agente di Polizia Penitenziaria di servizio nella sezione che lo ha invitato a tenere un comportamento più corretto; per tutta risposta, il detenuto lo ha colpito al braccio e al polso procurandogli delle escoriazioni.

Infine nelle carceri di Torino, nella tarda serata di ieri, domenica 16 giugno, un detenuto di nazionalità Italiana, 39enne, fine pena aprile 2024, con una sigaretta ha appiccato il fuoco a della

carta igienica, alla coperta e al materasso. Prontamente sono intervenuti gli Agenti di Polizia Penitenziaria di servizio che hanno portato fuori il detenuto dalla cella mettendolo in salvo.

A dare notizie dei fatti è l’O.S.A.P.P. – (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci che dichiara:

“Si tratta di un bollettino assai parziale ma altrettanto significativo di quanto accade in un particolare spaccato del sistema penitenziario Italiano quale quello Piemontese in cui le condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria sono più critiche non solo dagli evidenti rischi per l’incolumità fisica degli addetti del Corpo ma anche per una endemica carenza di organico che quintuplica i carichi di lavoro dei medesimi appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

Altrettanto – prosegue Beneduci – nei confronti dei reclusi responsabili di consimili atti di violenza andrebbero assunti provvedimenti di carattere sanzionatorio o comunque intesi a reprimerne o a prevenirne le esternazioni contrarie alle regole di civile convivenza.”

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