PIEMONTE – La Regione Piemonte, lo scorso 2 agosto ha richiesto alle aziende sanitarie, a seguito della pubblicazione del DPCM del 08/05/2018 che prevede le linee di indirizzo per la predisposizione dei piani dei fabbisogni di personale, i piani di fabbisogno triennale di personale e le risorse finanziare destinate all’attuazione.

Il piano triennale avrebbe dovuto indicare, per tutte le aziende, le assunzioni a tempo indeterminato previste nel triennio, prevedendo l’articolazione per ruolo, profili e categorie oltre che per esigenze delle singole unità operative.

Il Sindacato delle Professioni Infermieristiche Nursind, sottolinea, con una nota, la preoccupazione per il piano triennale di fabbisogno del personale presentato dalle aziende sanitarie della Regione Piemonte e chiede competenza, chiarezza e trasparenza.

La pubblichiamo qui di seguito:

“Abbiamo assistito in questi giorni di informativa dei piani da parte delle aziende sanitarie all’affannoso tentativo di elaborare frettolosi, incompleti e inadeguati piani di fabbisogno di personale non corrispondenti alle reali esigenze di fabbisogno e senza tener conto alle differenti realtà territoriali e diversità dei servizi.

Le noti dolenti che ci preoccupano maggiormente sono la totale assenza di un il metodo di calcolo di fabbisogno, non elaborato dalla regione e l’ evidente carenza strategica nell’individuazione e distribuzione di fabbisogno di personale.

Riteniamo infatti che la scheda fornita dalla regione alle aziende sia assolutamente inadeguata.

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E’ assurdo che temi di una certa importanza siano trattati con tanta superficialità e senza una analisi attenta delle criticità e dei reali fabbisogni.

Dobbiamo registrare infatti come i dati forniteci dalle aziende siano assolutamente carenti, insufficienti e non rispondenti alle esigenze di fabbisogno di personale di cui la nostra sanità regionale ha estremo bisogno per affrontare le tante criticità più volte evidenziate negli anni passati.

Alcune importanti aziende , come ad esempio l’ASL Città di Torino, non sono state in grado di fornire nessun dato per gli anni 2019 e 2020 oltre a nessuna strategia. Se questo è il modo di affrontare la carenza di personale e del fabbisogno dello stesso, anche adesso che siamo usciti dal piano di rientro, non possiamo che essere preoccupati e prevedere azioni di lotta sindacali nei prossimi mesi.

Abbiamo assistito inermi negli scorsi anni, come già denunciato, al risparmio di decine di milioni di euro sulla pelle del personale. Soldi destinati alle assunzioni e non utilizzati o utilizzati per altro.

Infatti i dati forniteci dalle stesse aziende parlano di un risparmio di alcune decine di milioni di euro dal 2016 e 2018. Adesso è ora di dire basta. Non abbiamo più bisogno di annunci, adesso servono i fatti.

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Vorremmo sapere ad esempio, dopo la chiusura di migliaia di posti letto, con quale e con quanto personale si intende dare una risposta territoriale ai ricoveri impropri, alle iper afflusso nei DEA. Le case della salute vanno riempite e non solo inaugurate. La domiciliarità va potenziata. Serve mettere gli operatori tutti della sanità nella condizione di operare con sicurezza e con dignità per la salvaguardia dei loro diritti e per la tutela della salute dei cittadini.

Non ci stancheremo mai di dire che ormai esistono studi scientifici che non possiamo più ignorare, come RN4CAST che indicano un aumento della percentuale di mortalità in alcuni reparti, a seguito di un aumentato rapporto infermiere paziente.

Oggi più che mai chiediamo alla regione chiarezza e trasparenza oltre che competenza.

Anche in questo caso non possiamo evidenziare l’inadeguatezza di questo assessorato in grado di mettere in difficoltà le stesse aziende, anch’esse abbandonate e che si sono trovate in piena settimana di ferragosto ad elaborare piani e fornire dati senza avere un interlocutore regionale.

Basta annunci , basta dare i numeri. Vogliamo e chiediamo a gran voce una seria programmazione del fabbisogno.

Se non ci saranno risposte concrete saremo costretti ad iniziare tutte le azioni di lotta sindacale possibili e consentite con il coinvolgimento di operatori, cittadini e istituzioni.”

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