Le parole hanno sempre un significato. Il significato sono le cose. Le parole dicono le cose, quindi parlare correttamente è il modo più efficace per rappresentare la realtà. Per questo sarebbe necessario, prima di qualsiasi discussione su temi importanti, chiarire di che cosa si sta parlando, a chi e a che cosa ci si riferisce.

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L’equivoco linguistico investe tutti i campi del sapere e anche la politica. Per una sempre più ampia fascia di popolazione la parola Euro definisce la cosa Europa, ma a un’analisi più attenta questa identificazione appare del tutto errata.

La parola Euro descrive la moneta unica adottata dal 2002 in 12 dei 15 paesi che costituivano l’Unione Europea. L’introduzione della moneta unica che ora coinvolge 19 Stati, aveva lo scopo di incrementare l’interdipendenza dell’eurozona, una facilitazione del commercio, la creazione di un mercato unico, che avrebbe dovuto facilitare anche l’unione politica. A fronte degli innumerevoli vantaggi, l’introduzione dell’Euro ha prodotto squilibri e peggiorato le condizioni degli Europei. Sono sorti così movimenti euroscettici, che hanno fatto della lotta all’Euro la loro principale obiettivo.

 

Ma l’Euro non è l’Europa e la critica dell’Euro non va confusa con la sconfessione dell’europeismo, che dalle macerie umane e materiali della Seconda Guerra Mondiale, ha tratto l’idea di un’Europa federale, capace di superare i nazionalismi che avevano distrutto generazioni di uomini e donne, e di assicurare pace e sviluppo nella cornice della democrazia e della libertà.

A chi contesta la moneta unica va ricordato che l’ideale europeista non si può svilire con la semplice rivendicazione di un sovranismo economico e finanziario che vorrebbe azzerare decenni di integrazione.

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