Il Pensatore – Molto spesso accade che nel mezzo di una giornata insignificante si annuncino rivelazioni sconcertanti che aprono mondi sconosciuti.

È sufficiente trovarsi in una stazione ferroviaria in un pomeriggio di fine inverno per imparare qualcosa di molto interessante sulla condizione umana.

Nell’attesa del treno, mentre il telefono cellulare si è scaricato e quindi ci si trova in quella situazione così rara che i greci antichi chiamavano contemplazione, lo sguardo, liberato dalle preoccupazioni del quotidiano, si sofferma finalmente sulla realtà. E che cosa vede lo sguardo contemplante? Uno sciame di persone con i loro bagagli, le loro borse, i loro viaggi, le loro mete da raggiungere. Un mondo in movimento, una ragnatela di desideri, speranze e sogni che si mettono in cammino. Gli esseri umani sono tendenzialmente nomadi.

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Essere nomade è un tratto antropologico originario, che caratterizza la specie umana e la definisce rispetto a tutte le altre specie. Nomade e migrante non sono però la stessa cosa. Il migrante si sposta a causa di variazioni climatiche, abbandona un habitat quando non è funzionale alle necessità della sopravvivenza, mentre il nomade è una forma evoluta del migrante, è una condizione permanente di vita, non dettata da circostanze esterne, quali la ricerca di cibo e di condizioni ambientali più favorevoli. Le prime forme di migrazione che dall’Africa spingono l’homo sapiens verso la penisola arabica e quindi verso l’Europa sono la prova che esiste un legame ancestrale fra nomadismo come ricerca consapevole, curiosità, inquietudine e migrazioni, finalizzate al miglioramento della condizione materiale. Per questo alcune specie animali sono migranti ma non possono essere considerate nomadi.

Gli individui evoluti dell’homo sapiens che controllano orari di partenza e arrivo dei treni conservano nella profondità del loro codice genetico il nomadismo delle origini; eredi dei camminatori del Neolitico, manager, professionisti, viaggiatori di ogni specie, in che cosa sono differenti dell’umanità sofferente che attraversa il Mediterraneo su barconi precari, in fuga dalla fame, dalle guerre, mossa non solo dal bisogno, ma anche dalla curiosità e dal desiderio realizzare pienamente il senso del loro essere?

Appare chiaro che i migranti sono nomadi per necessità, mentre il nomadismo è un’inclinazione naturale degli esseri umani, corrisponde al desiderio di libertà e alla inesauribile volontà di sapere e di esplorare che ha sta alla base del mito della frontiera come confine mobile che viene continuamente spostato.

La libertà di emigrare si fonda sul nomadismo naturale, ma si tratta di restituire la libertà di scelta e di movimento, affinché l’inquietudine migratoria, la curiosità non siano cancellate dall’impellenza della necessità e dal bisogno, e quello che è un diritto non diventi un obbligo, a causa di un mondo squilibrato e drammaticamente disuguale.

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