domenica 25 Ottobre 2020

CASTELLAMONTE – Varato il piano di gestione della riserva naturale dei Monti Pelati

CASTELLAMONTE – La Città Metropolitana di Torino, in qualità di Ente gestore della Riserva naturale dei Monti Pelati ha pubblicato per le osservazioni e successivamente adottato il Piano di gestione del SIC-Sito di importanza comunitaria, sottoposto nei mesi scorsi alla fase di consultazione con gli attori del territorio.

Il piano è stato inviato alla Regione Piemonte per l’espressione del parere da parte dell’Ente sovraordinato. Il documento è stato redatto in ottemperanza all’articolo 42 della Legge regionale 19 del 2009 e al Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio del 3 settembre 2002, con cui sono state dettate le linee guida per la gestione dei siti “Natura 2000” previsti dalla normativa europea.

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La Città Metropolitana ha adottato il piano di gestione a seguito di una consultazione con i Comuni, i Comprensori alpini e gli Ambiti territoriali di caccia territorialmente interessati e le associazioni agricole, venatorie e di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente.

La Zona speciale di conservazione dei Monti Pelati si estende su di un’area di circa 146 ettari sulla destra orografica del torrente Chiusella, allo sbocco dell’omonima valle, compresa nei territori dei Comuni di Baldissero Canavese, Vidracco e Castellamonte. I Monti Pelati sono ben identificabili all’estremità occidentale delle colline dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, in quanto si presentano brulli e quasi completamente privi di vegetazione: una particolarità che deriva dalla natura della roccia che li compone, oltre che dall’erosione causata dalle precipitazioni.

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UN’OASI CLIMATICA CON FAUNA E FLORA INSOLITE

I Monti Pelati, conosciuti anche come Monti Rossi, si presentano spogli, “lunari”, quasi un’isola di terraferma a clima mite che si eleva dalla verdeggiante zona circostante e che presenta alcune particolarità botaniche, zoologiche e geologiche. I Monti Pelati si trovano sulla Linea Insubrica, un sistema di faglie collegate fra loro dal Canavese alle Alpi Carniche. Tali faglie separano la catena principale delle Alpi Centrali dalle Alpi calcaree meridionali. In corrispondenza di questa linea, nell’area piemontese, affiorano rocce peridotitiche, Olivina di colore grigio-verde e Magnesite bianca, che sono state utilizzate fin dal 1700 per la produzione di ceramica e di materiali refrattari. Per tutelare le caratteristiche del luogo, l’attività di estrazione è oggi limitata alla zona nord-est. Le aree di scavo non più utilizzate vengono ricoperte con materiale vegetale e terreno, per riportare la zona alla preesistente situazione naturale.

Il colle più alto, a 581 metri di altitudine, offre un suggestivo panorama e ospita una torre a pianta quadrata del XII secolo, la cosiddetta Torre Cives, che in passato era probabilmente un luogo di osservazione e controllo, a difesa della popolazione della Val Chiusella.I Monti Pelati hanno una particolarità climatica: presentano temperature maggiori anche di 4 o 5 gradi rispetto al territorio circostante. Questo favorisce la presenza contemporanea di specie botaniche mediterranee e montane, così come si possono incontrare animali che solitamente vivono in zone più meridionali e la cui presenza è una rarità in Piemonte. La natura del terreno e l’acqua scarsa rendono difficile la crescita della vegetazione arborea, che è rappresentata da poche betulle, roverelle e pini silvestri.

Si trovano però numerosi tipi di licheni che colonizzano le rocce. La loro presenza indica il benessere ambientale della località: si tratta infatti di indicatori naturali della qualità dell’aria e del basso livello di inquinamento atmosferico. Tra le specie floristiche più interessanti vi sono la Campanula bertolae (endemismo delle Alpi occidentali), il Linum suffruticosum e la Fumana procumbens. I Monti Pelati sono una nicchia ecologica ideale per la vita di specie  animali poco diffuse. Tra gli insetti va ricordata una farfalla, la Pedasia luteella, mentre alla fine dell’estate si presentano assai numerose le Mantidi religiose. L’avifauna si è adattata al meglio alle peculiarità dei Monti Pelati: ne sono state osservate circa 70 specie, tra cui il Saltimpalo, lo Zigolo, l’Occhiocotto, il Calandro, le Cince, il Lucherino, la Bigiarella, il Codirosso. Sporadicamente fanno la loro comparsa anche alcuni rapaci: lo Sparviero, la Poiana, il Falco pecchiaiolo, il Nibbio bruno e il Biancone.

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SCOPRIRE I MONTI PELATI CAMMINANDO

L’itinerario migliore per esplorare la Riserva e coglierne le peculiarità naturalistiche presenta difficoltà escursionistica ma non dislivelli significativi. Prevede circa quattro ore di effettivo cammino ed è percorribile tutto l’anno, anche se si sconsigliano i mesi più caldi. L’itinerario parte dalla piazza del Municipio di Baldissero Canavese: sul lato opposto del Municipio si imbocca via Monti Pelati, che subito diviene un sentiero, ripido soltanto nei primi metri, identificato come itinerario naturalistico numero 1 dalla segnaletica in loco.Si segue l’evidente traccia sino ad incrociare il sentiero CAI numero 751. Qui si prende a destra il sentiero, continuando a seguire le indicazioni per l’itinerario naturalistico numero 1.Al termine della discesa si raggiunge la strada asfaltata, che si segue, svoltando a destra, fino alla cappella di San Rocco. Si prosegue salendo per la strada sterrata a monte della cappella, fino alla Torre Cives, dove si trova un’area attrezzata per una pausa. Sul lato opposto della torre un varco nella staccionata consente di proseguire per una sterrata che porta all’incirca sul filo di cresta. Si procede ora sul sentiero 751, che attraversa in senso longitudinale e pressoché in piano tutta la riserva e scende infine alla frazione Bettolino. Raggiunta la strada asfaltata si svolta a sinistra, così come al successivo incrocio, ritornando alla partenza, in piazza del Municipio.

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LA “RETE NATURA 2000”: COS’È E QUALI TUTELE AMBIENTALI PREVEDE

Per proteggere il proprio patrimonio naturale l’Unione europea ha dato vita a “Rete Natura 2000”, una vasta rete di siti protetti distribuiti sul territorio dei Paesi membri. La rete è composta da due tipologie di aree protette, i SIC-Siti di importanza comunitaria come il Parco naturale del Lago di Candia e le ZPS-Zone di protezione speciale. I SIC sono stati istituiti in attuazione della Direttiva Habitat del 1992, che, nei suoi allegati, elenca i tipi di ambienti e specie animali e vegetali che è indispensabile tutelare.Le ZPS salvaguardano i volatili, in particolar modo le specie inserite negli allegati della Direttiva Uccelli del 1979. Ogni Stato membro propone alla Commissione europea l’elenco dei propri SIC e delle proprie ZPS. Una volta approvati dalla Commissione Europea, SIC e ZPS entrano a far parte di Rete Natura 2000, che è il più importante strumento comunitario per la conservazione della biodiversità del continente europeo. In Piemonte i SIC sono 122 e le ZPS sono 50, per una superficie totale pari al 15,6% del territorio regionale. Le aree che compongono la Rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse. L’obiettivo della direttiva Habitat è garantire la protezione della natura tenendo anche conto delle esigenze economiche, sociali e culturali e delle particolarità regionali e locali. Qualsiasi piano o progetto che si voglia realizzare all’interno di un SIC e che possa avere incidenze significative sul sito deve essere sottoposto allaprocedura di valutazione d’incidenza.

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