martedì 11 Maggio 2021

PIEMONTE – Polo Museale del Piemonte: novita’ e proposte

PIEMONTE – La riforma del Ministero del Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, attuata a seguito dell’emanazione del D.P.C.M. n. 171 del 29 agosto 2014, ha disposto la creazione dei Poli museali regionali, organi periferici che “assicurano sul territorio l’espletamento del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura in consegna allo Stato o allo Stato comunque affidati in gestione”.

Musei, edifici monumentali, abbazie di proprietà statale, prima affidati alle diverse Soprintendenze e con diverse modalità di amministrazione, sono ora consegnati alla conduzione unitaria del Polo museale territoriale che ha acquisito un mandato specifico di coordinamento gestionale e di valorizzazione.

In Piemonte il Polo Museale dirige ora 9 sedi:

le abbazie di Fruttuaria e Vezzolano, il Castello di Serralunga d’Alba e il Forte di Gavi e cinque residenze reali patrimonio dell’Unesco: i castelli di Agliè, Moncalieri e Racconigi, Palazzo Carignano e Villa della Regina.

Edifici importantissimi, testimoni di percorsi storici che abbracciano archi temporali secolari che è nostro preciso obbligo non solo conservare, ma soprattutto promuovere alla conoscenza ed alla fruizione del maggior numero possibile di cittadini.

Pur nelle evidenti difficoltà imposte dal contingente momento storico e connotate da una minor disponibilità sia economica che di risorse umane, è nostro imperativo dovere adoperarci – anche attraverso la massima collaborazione con le realtà territoriali pubbliche, associative e private – affinché un sempre più ampio numero di visitatori sia attratto dalle offerte culturali delle nostre sedi.

Se riusciremo nel nostro intento contribuiremo in maniera significativa alla promozione del territorio non solo in ambito culturale, ma anche economico e saremo attori di quella ripresa del nostro Paese che tutti auspichiamo.

L’incontro odierno vuole illustrare gli esiti dell’attività dei primi 18 mesi di vita del nostro Istituto ed informare sulle prossime iniziative che saranno realizzate nelle diverse sedi.

I Direttori presenteranno la propria attività e le proposte di valorizzazione per i prossimi mesi.

Corre a me, come Dirigente del Polo Museale, l’obbligo di comunicare l’introduzione del biglietto a pagamento a Villa della Regina ed a Palazzo Carignano a partire dal prossimo 1° novembre. Visitare i due siti avrà un costo di 5 € e sono previste riduzioni e gratuità di cui viene data notizia dettagliata sul sito internet del Polo museale: www.polomusealepiemonte.beniculturali.it

In questi palazzi, aperti al pubblico rispettivamente dal 2006 e dal 2011, i visitatori hanno potuto usufruire sinora dell’ingresso gratuito, ma sono stati spesso loro stessi a manifestare il desiderio di contribuire con il proprio pagamento alla gestione del sito.

Al Forte di Gavi il biglietto d’ingresso verrà aumentato dagli attuali 2 € a 5 €.

La nuova normativa consente ora alle sedi museali di riacquisire parte dell’importo economico del biglietto d’ingresso e, dunque, la maggiore affluenza di pubblico si tradurrà in maggiori possibilità economiche reinvestibili in offerte culturali, in una sorta di circolo virtuoso che vedrà a maggiori ingressi corrispondere maggiori possibilità di promozione e valorizzazione.

CASTELLO DI AGLIE’

Il Castello di Agliè è un monumento di dimensioni più che ragguardevoli, sia nell’edificio sia nel parco, la cui superficie è pari a 33 ettari. Esito di una stratificazione di interventi di cui i più originali sono sicuramente quello settecentesco e quello di primo Ottocento, presenta comunque un’importante fase seicentesca e un arredo di secondo Ottocento che dà un’impronta caratteristica all’attuale allestimento. La residenza, abitata fino agli anni Trenta dal ramo dei Savoia-Genova, è molto apprezzata dal pubblico sia per la vastità dei giardini e del parco, sia per l’aspetto degli interni, in cui si coglie ancora in qualche misura la presenza e la vita della famiglia reale.

Penalizzato da un sistema di trasporti che tuttora non consente di arrivare con mezzi pubblici, il castello è un bene che ha sicuramente delle grandi potenzialità di sviluppo. L’attività della direzione punta quindi a migliorare l’esperienza di visita del pubblico.

In primo luogo, è necessario costruire gli apparati illustrativi del percorso di visita. Un progetto di nuovi apparati è già stato studiato ed è in attesa di finanziamento. Grazie a un intervento della Regione Piemonte sono invece in corso di realizzazione importanti lavori sugli impianti elettrici che consentiranno di attivare delle pedane scaldanti che miglioreranno il confort del pubblico nei mesi invernali.

Per quanto riguarda la valorizzazione delle collezioni sono attivi due importanti progetti: lo studio delle collezioni orientali, particolarmente rilevanti grazie al viaggio del principe Tommaso di Savoia Genova in Oriente negli anni Ottanta dell’Ottocento, e quello della eccezionale collezione archeologica etrusca (vedi testo a parte), che è anche in corso di restauro, e che si vorrebbe presentare in una prima mostra nel corso del 2017.

Sempre nel 2017 nella galleria alle Tribune – se il Ministero autorizzerà il deposito da parte della Regione Piemonte che ne è proprietaria – il pubblico potrà ammirare l’importante fondo di modelli in gesso di Edoardo Rubino. Lo scultore torinese, attivo per molti decenni e autore di importanti monumenti in tutta Italia, è qui rappresentato da una significativa scelta di ritratti, modelli per monumenti e per apparati decorativi quali quelli per il caffè Baratti.

Il parco gode di un rilevante finanziamento Mibact (€ 900.000) – di cui è in corso la progettazione esecutiva – per il restauro del patrimonio verde e del complesso sistema delle acque. In questo ambito si svolgerà anche un cantiere pilota che affronterà il degrado della Fontana a Ferro di Cavallo dei fratelli Ignazio e Filippo Collino, progettandone il complessivo restauro, che dovrà trovare ulteriori finanziamenti.

Castello Ducale di Aglié

La collezione di reperti etruschi da Veio

Il Castello Ducale di Agliè racchiude, all’interno delle sue collezioni, un interessante insieme di reperti archeologici provenienti dall’antica città etrusca di Veio (Isola Farnese, Roma). Gli oggetti furono rinvenuti durante le campagne di scavi condotte, per volere di Maria Cristina di Borbone, nelle tenute dell’agro romano di proprietà del consorte Carlo Felice, re di Sardegna. L’interesse della regina per l’archeologia, nato probabilmente alla corte di Napoli dove era cresciuta, portò all’indagine tra il 1838 ed il 1843 di numerose sepolture, i cui corredi furono portati in Piemonte e collocati nella residenza prediletta dei regnanti, il Castello di Agliè.

La raccolta è costituita da 178 reperti che rappresentano tutte le principali classi ceramiche della produzione etrusca, ovvero l’impasto, il bucchero ”leggero” e “pesante”, la ceramica etrusco-corinzia, quella attica d’importazione (sia a figure nere che rosse) e alcuni esempi di età ellenistico-romana, come lucerne, piattelli ed alcuni “anforischi” di probabile uso edile; si contano infine alcuni esempi di coroplastica da stipe votiva (ex-voto). A questi si aggiungono 55 oggetti metallici, tra i quali si segnalano in particolar modo parti strutturali e rivestimenti di un calesse e altri (fibule, un rasoio lunato, una lancia) afferenti ad un contesto definito in antico come “tomba del guerriero”. I reperti sono databili tra l’VIII ed il III secolo a.C.

Il progetto di tutela e valorizzazione

Il progetto messo in campo si è posto come obiettivo la musealizzazione dei reperti, che non sono mai stati esposti prima nel percorso di visita del Castello. Il lavoro ha previsto in prima battuta lo studio dei pezzi, una campagna fotografica e la redazione delle schede tecniche ICCD, che saranno a breve fruibili sul sito www.catalogo.beniculturali.it. I reperti, durante la fase di studio, sono stati portati a Torino presso i laboratori di Palazzo Carignano e dei Musei Reali per le operazioni di restauro e per eseguire alcune indagini archeometriche.

L’intervento di restauro dei reperti ceramici

Molti pezzi presentano grossolani restauri realizzati all’epoca della scoperta, con utilizzo di collanti e materiali di integrazione inidonei sia dal punto di vista conservativo che estetico; molti altri invece risultano ancora interessati da invasive incrostazioni di varia natura (terrosa, carbonatica o silicea) o compromessi da vistose macchie nerastre di ossidi di manganese.

Il presente intervento si prefigge il primario scopo di una totale revisione dello stato di conservazione di ogni singolo reperto, con redazione di una scheda di restauro contenente tutte le informazioni rilevate ed indicazione dei trattamenti effettuati, corredata da dettagliata documentazione fotografica, nonché di operare ogni trattamento necessario ad assicurare una idonea conservazione e presentazione museale dei reperti. In generale le operazioni di restauro prevedono una preliminare rimozione dei depositi incoerenti, seguita da varie metodologie di pulitura dalle incrostazioni (sia per via meccanica che chimica), lo smontaggio dei vecchi restauri, il rimontaggio con idonei collanti e l’integrazione delle lacune (solo ove ritenuto necessario) ed infine l’eventuale applicazione di un protettivo superficiale. Qualora si presenti la necessità di un presidio statico per alcuni specifici reperti, dovrà essere studiato e realizzato un sistema di supporti in plexiglass o altro materiale da individuare.

L’intervento di restauro dei reperti metallici

La quasi totalità dei reperti metallici è composta da bronzo, fanno eccezione due cucchiai in argento e una punta di lancia in ferro. La prima parte dell’intervento di restauro, con l’aiuto dell’archeologo, consisterà nella ricerca di eventuali punti di congiunzione tra i reperti che possa permettere la ricomposizione di manufatti complessi al momento non riconoscibili. Quindi si procederà alla rimozione dei depositi terrosi e dei prodotti di ossidazione per rendere leggibile la decorazione e sarà effettuato, se necessario, un trattamento di inibizione della corrosione con applicazione di protettivo per migliorare lo stato di conservazione dei reperti. Se necessario saranno effettuate piccole integrazioni delle lacune. Anche nel caso dei manufatti metallici sarà molto importante lo studio di sostegni utili sia a sostenere in maniera idonea i reperti sia a facilitarne la comprensione con eventuali ricostruzioni.

Prospettive

La collezione etrusca di Agliè non è mai stata esposta se non per qualche singolo oggetto. Il progetto di studio e restauro confluirà in una prima mostra che si prevede di realizzare nel 2017, se saranno raggiunti i necessari finanziamenti, e che costituirà la base per il progetto di riallestimento stabile della collezione nel percorso di visita.

SANTA MARIA DI VEZZOLANO

I primi documenti in cui è citata la Canonica risalgono alla fine dell’XI secolo, epoca cui dovrebbe risalire anche la costruzione originaria, già intitolata alla Vergine Maria, culto al quale erano particolarmente dedicate le canoniche riformate secondo la regola di Sant’Agostino.

La chiesa non doveva però sorgere esattamente in corrispondenza di quella attuale, il cui primo impianto si data alla fine del XII secolo e che subì alcune modifiche nel corso del XIII secolo: al progetto iniziale di una chiesa con pianta di tipo basilicale a tre navate, si sostituì quello di un edificio a due sole navate, quella destra, infatti, fu trasformata nel lato nord del chiostro. Quest’ultimo fu costruito in periodi differenti (XII-XVI secolo) a partire dal lato occidentale ed ospita sul lato nord un importante ciclo di affreschi (XIII-XIV secolo), tra cui la raffigurazione del Contrasto dei tre vivi e dei tre morti, modello ricorrente in epoca federiciana.

Oltre alla facciata adorna di sculture la chiesa contiene all’interno un prezioso pontile (o jubé), che suddivide trasversalmente l’aula, decorato da sculture policrome databili al XII-XII secolo, su due registri sovrapposti raffiguranti i Patriarchi e Storie della Vergine. Ai lati della finestra centrale dell’abside si trova una notevole scultura policroma dell’Annunciazione risalente alla fine del XII secolo.

La Canonica subì quindi un lento declino a partire 1405 quando venne concessa in commenda ad abati commendatari residenti altrove, e nel 1805, a seguito delle soppressioni napoleoniche il fu venduta a privati. Dal 1937 la chiesa è di proprietà dello Stato.

Nel prato retrostante le absidi è stato impiantato nel 1998 un meleto con dodici diversi cultivar di origine antica, ad opera dell’Associazione Frutteto di Vezzolano.

La canonica, aperta al culto, ospita in particolari momenti dell’anno mostre d’arte, concerti o altri eventi grazie alla collaborazione delle Associazioni La Cabalesta ed InCollina. Quest’ultima in particolare garantisce dal luglio 2015 tramite un gruppo di volontari l’apertura al pubblico della struttura.

ABBAZIA DI FRUTTUARIA

L’abbazia benedettina originaria fu fatta costruire da Guglielmo da Volpiano tra il 1003 ed il 1006, ma, ad eccezione del campanile romanico e di parte dell’ala orientale del chiostro, fu demolita nel 1770 per volontà del Cardinale Vittorio Amedeo delle Lanze. Fu quindi ricostruita nelle forme attuali, tra il 1770 ed il 1776, su progetto di Bernardo Antonio Vittone da Mario Ludovico Quarini.

Le vestigia della chiesa abbaziale romanica vennero in luce nel 1979, durante i lavori per la posa in opera dell’impianto di riscaldamento, dando l’avvio ad una serie di campagne di scavo terminate all’inizio degli anni ’90 del XX secolo.

L’abbazia medievale era composta, secondo il consueto schema basilicale, da tre brevi navate, delimitate da quattro pilastri, e da un transetto assai sviluppato sul quale si aprivano cinque cappelle absidate ciascuna con un altare. In corrispondenza dell’altare centrale, l’altare della croce, si trovava la ricostruzione della rotonda del Santo Sepolcro, che costituiva a Fruttuaria il fulcro delle celebrazioni Pasquali.

La pavimentazione è caratterizzata da una interessante decorazione musiva, risalente alla seconda metà dell’XI secolo, con riquadri con coppie di animali, nella zona nord forse una coppia di leoni, in quella sud una coppia di grifoni affrontati intorno all’albero della vita, contigua d’una fascia con decorazioni geometriche. L’altezza di uno scalino separa questa parte da un ulteriore fascia a mosaico comprendente un riquadro con due grifoni sotto un arco e al centro l’albero della vita, realizzati prevalentemente in bianco e nero ma con l’utilizzo anche di tessere policrome, ed un altro con quattro quadrati contenenti ciascuno un rombo con un volatile ad ali spiegate.

Attualmente l’itinerario di visita, che si snoda nello spazio sottostante la chiesa settecentesca adibita al culto permettendo di ripercorrere le diverse fasi costruttive dell’abbazia, e comprende anche una saletta didattica, è fruibile grazie all’attività di volontariato svolta dall’ Associazione Amici di Fruttuaria.

FORTE DI GAVI

La presenza di un castello a Gavi è attestata fin dal 973; tra il 1626 e il 1629 la struttura assume la configurazione che conserva ancora oggi di “fortezza alla moderna”, restando presidio militare genovese sino al 1815. A metà Ottocento viene disarmata per essere trasformata in reclusorio civile e nel 1946 viene consegnata alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte che avvia una costante e progressiva opera di restauro e valorizzazione, che sta proseguendo con il Polo Museale del Piemonte.

In collaborazione con l’associazione di volontariato Amici del Forte di Gavi, attiva sin dal 2007 con attività di supporto alle istituzioni, indagine storica e organizzazione di eventi, il Forte offre ai visitatori la possibilità di entrare a contatto con una realtà di straordinario interesse.

Grande riscontro di pubblico hanno le rievocazioni storiche, l’osservazione delle stelle, le manifestazioni culturali di valorizzazione delle eccellenze del territorio promosse dal Consorzio Tutela del Gavi e la sinergia con le scuole locali che ogni anno adottano il forte e lo rendono palcoscenico per la teatralizzazione di episodi legati alla sua storia.

I programmi per il 2017 prevedono di operare in continuità rispetto alle iniziative che hanno avuto maggior riscontro di visitatori, integrandole con nuove proposte di didattica indirizzate ai più piccoli e in cooperazione con le altre realtà culturali locali.

Si prevede inoltre di riaprire ai visitatori il forte Alto, come esito degli interventi di restauro che sono in fase di conclusione e che hanno rimesso in sicurezza la visita ai magazzini, e di proseguire le opere di restauro alle strutture del forte Basso, con la progressiva accessibilità recuperata ad altri bastioni.

Infine il Forte di Gavi con l’area archeologica di Libarna, partner privati e le associazioni locali di volontariato, si è aggiudicato un finanziamento del MuSST (Musei e sviluppo dei sistemi territoriali), per un progetto di promozione delle reti territoriali finalizzate alla progettazione partecipata di azioni di valorizzazione del patrimonio culturale dal titolo “Da Libarna al Forte di Gavi. Presidi a controllo di un territorio tra la pianura e il mare”, che prevede una serie di interventi orientati al miglioramento delle modalità e della qualità dell’offerta culturale di entrambi i siti.

CASTELLO DI SERRALUNGA D’ALBA

Per diretto interessamento del Presidente della Repubblica Einaudi, nativo di Dogliani, il Castello di Serralunga d’Alba venne acquistato dallo Stato nel 1949, al dichiarato fine di assicurarlo ad un destino di valorizzazione culturale, con il restauro che ne seguì (anni 50-60) e la sua apertura al pubblico, curata fino ad oggi. La gestione degli Uffici statali ne ha pertanto garantito in passato tale destino, contribuendo a indicare la via della conservazione e della cultura a un sistema più ampio di castelli nel territorio cuneese, di cui Serralunga fa parte. Il Castello è oggi inserito fra le sedi del Polo Museale del Piemonte.

Nel cuore delle Langhe e quindi oggi in una zona di spiccato interesse turistico, ne è uno dei motivi di richiamo, per le stesse caratteristiche della costruzione: una ardita struttura trecentesca, la cui sagoma verticale, di eccezionale altezza, si colloca al centro di una distesa di colline coltivate a vigneto.

In contrasto con la massa esterna, l’interno è costituito da poche sale sovrapposte ancora collegate dalle originarie scale, ricavate nella struttura muraria. L’assenza di trasformazioni, successive al tardo medioevo, ha garantito una sorprendente conservazione dei suoi caratteri di dimora nobiliare, fatta erigere dalla potente e ricca famiglia dei Falletti, che aveva all’epoca rapporti commerciali estesi fino al nord Europa. Per questa ragione il Castello oggi presenta interesse anche per la sua organizzazione funzionale, leggibile nella disposizione degli spazi e nei significativi dettagli decorativi e d’arredo ricavati nella stessa costruzione muraria.

Dal cammino di ronda, protetto da merli si gode inoltre la vista circolare sul paesaggio, che dalla osservazione della minuta tessitura dei filari adagiati sulle colline si approfondisce fino alla cerchia alpina proponendo al visitatore una esperienza di particolare emozione.

Il castello è inoltre dotato di spazi esterni, in parte sistemati a giardino, con un intervento di ridisegno “alla medioevale”, curato nel 2001 con l’intento di offrire un’accoglienza migliore ai visitatori e di sottolineare il carattere paesaggistico e, per così dire, “contemplativo” della esperienza di visita che proponiamo ai visitatori.

E’ attualmente incluso nella core-zone del sito “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte” appartenente alla Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

A seguito di gara, è stato concluso l’accordo per un nuovo affidamento del Castello alla Fondazione “Barolo & Wine”, che opera anche presso il Castello di Barolo – Museo Wi-Mu e che già operava a Serralunga: la Fondazione ha il compito di assicurare la manutenzione e l’apertura al pubblico del Castello. E’ altresì previsto il servizio di accompagnamento storico-artistico, la raccolta sistematica dei dati di affluenza e di valutazione dei flussi e del gradimento ed è infine attivo un punto di accoglienza che funziona anche da punto informativo sul territorio, comprendente un piccolo book-shop.

Sempre nell’ambito di tale rapporto con la “Barolo & Wine” sono programmate attività di valorizzazione che riguardano in particolare il coivolgimento delle scuole, la proposta di attività con le famiglie ed eventi di degustazione, in considerazione della particolare vocazione del territorio riconosciuta a livello internazionale. Nell’arco dell’anno e in particolare nei mesi di maggiore richiamo (Fiera del tartufo di Alba, periodo primaverile-estivo) vengono svolte visite a tema per adulti e bambini, anche oltre l’orario consueto. Il Castello aderisce alle iniziative nazionali del MiBACT: Festa dei Musei, Settimana della Cultura, Giornate Europee del Patrimonio ed altre iniziative.

REAL CASTELLO DI MONCALIERI – APPARTAMENTI REALI

Il Castello di Moncalieri, facente parte del sistema delle Residenze Sabaude, bene seriale riconosciuto dall’UNESCO nel 1997, è situato sulla collina di Moncalieri. “Porta” di Torino sulla via di Asti, domina il versante sul Po e caratterizza, con l’imponenza della sua massa, il paesaggio che accompagna l’ingresso a Torino da sud. Il suo impianto architettonico risale al XVII secolo, sui resti di un fortilizio medioevale, di cui sono segno le torri cilindriche che animano il fronte sud, rivolto verso la città.

A partire dal 1610, Carlo Emanuele I diede inizio ai lavori di ampliamento dell’antico maniero, proseguiti sotto Vittorio Amedeo I e la Madama Reale Maria Cristina di Francia. Nell’arco di un sessantennio, con l’intervento degli architetti Amedeo di Castellamonte, Andrea Costaguta, Carlo Morello ed altri, l’edificio assunse la configurazione odierna. Il castello fu residenza preferita di Vittorio Amedeo II, che vi morì nel 1732 dopo aver abdicato in favore del figlio Carlo Emanuele III. Durante il regno di quest’ultimo, l’edificio fu oggetto di numerosi interventi, sotto la direzione di Benedetto Alfieri; gli abbellimenti proseguirono al tempo di Vittorio Amedeo III (morto a Moncalieri nel 1796), con l’intervento dell’architetto messinese Francesco Martinez. L’arrivo delle truppe francesi apportò gravi danni all’edificio, che fu utilizzato come caserma e ospedale militare. Nel 1817, sotto Vittorio Emanuele I, si intrapresero le operazioni di restauro: furono allora realizzati lo scalone a tre rampe in marmo di Carrara e la cavallerizza in fondo al cortile principale. Nel periodo risorgimentale, gli appartamenti di Vittorio Emanuele II e della regina Maria Adelaide vennero riallestiti e arredati secondo il gusto eclettico tipico della seconda metà dell’Ottocento, cancellando quasi completamente le tracce dei secoli precedenti. Occupato durante la seconda guerra mondiale dai nazi-fascisti, dai partigiani ed infine dagli sfollati, nel 1948 il complesso diventò sede del I Battaglione Carabinieri “Piemonte”. Gli appartamenti reali furono consegnati dall’amministrazione sabauda a questo Ministero negli anni del dopoguerra. Interventi di restauro sono stati eseguiti in particolare in due diversi momenti, intorno agli anni settanta e novanta del secolo scorso, portando ad una loro apertura nel 1991. Il 5 aprile 2008 un incendio divampò nel torrione sud est, danneggiando una parte cospicua del torrione stesso e dell’Appartamento di Vittorio Emanuele II. Gli Appartamenti Reali affidati al Polo Museale comprendono ad oggi: – gli appartamenti delle Principesse Maria Letizia e di Maria Clotilde, posti rispettivamente al piano terra e al piano primo dell’ala principale, verso sud ovest. Essi risentono dell’avvicendarsi di varie fasi di allestimento e conservano, accanto all’impronta della decorazione settecentesca nelle volte, rivestimenti ed allestimenti successivi; – l’appartamento di Vittorio Emanuele II al piano nobile della stessa ala, ma verso levante e nel torrione di sud est, frutto dell’allestimento voluto da Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide Asburgo Lorena. L’appartamento, gravemente danneggiato dall’incendio, aveva mantenuto in gran parte l’arredo originale presente al momento del passaggio alla proprietà demaniale; – La Cappella Regia, al piano terra (300 mq.), ambiente di tardo Settecento e il Giardino “delle Rose” sul quale sussiste un Accordo di Valorizzazione con il Comune di Moncalieri.

È in fase conclusiva la serie di interventi di restauro che si sono susseguiti dopo l’incendio del 2008, sotto la guida della Direzione Regionale del Piemonte, ora Segretariato Regionale (sostenuta da fondi sia pubblici, sia privati, resi disponibili nel 2011, per un impegno di spesa complessivo di € 4.300.000,00, suddivisi in ben 11 lotti).

È in via di organizzazione un incontro pubblico a Moncalieri, presso il Comune, nel quale si renderanno noti tempi e modi della riapertura degli Appartamenti Reali. Si rimanda pertanto a quella sede una comunicazione specifica e più ampia, al fine di rispondere alle giuste aspettative del pubblico.

CASTELLO DI RACCONIGI

Il castello di Racconigi, parte integrante del complesso delle residenze di corte riconosciuto nel 1997 dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, conserva intatto il fascino eclettico di una dimora privata e l’atmosfera allegra e tranquilla delle villeggiature reali, proseguite fino agli anni Trenta.

Completamente arredata, la residenza alterna sontuosi saloni di rappresentanza agli appartamenti privati, specchio del gusto, del carattere e della cultura di chi lo ha abitato nei secoli. Gli oltre 180 ettari del parco offrono all’architettura del palazzo una cornice armoniosa ed apparentemente selvaggia, frutto della straordinaria ed ingegnosa creatività del paesaggista di corte Xavier Kurten. Una delle peculiarità del complesso è rappresentata dalla natura produttiva della tenuta che, alle suggestioni pittoresche di un giardino romantico all’inglese, abbina un’azienda agricola modello, antesignana della “filiera corta”. Alla produzione agricola furono destinati il sontuoso cascinale neogotico Margaria, progettato da Pelagio Palagi, e l’elegante e maestosa serra-citroniera che, nella seconda metà dell’Ottocento, era nota in tutta Europa per la sua vasta collezione di piante tropicali ed esotiche e per l’avanguardia delle tecniche usate nella coltivazione di fiori e piante da frutto.

Il complesso accoglie un ricco calendario di eventi, mostre e spettacoli e il suo territorio offre interessanti piccoli centri, magnifiche campagne dominate dal Monviso, attività di equitazione, ciclismo, escursionismo, il nuovo Mùses-Accademia Europea delle Essenze di Savigliano e, naturalmente, il Centro Lipu Cicogne e Anatidi che sorge presso le ex cascine reali, una volta appartenenti al Castello.

A un anno dal suo insediamento, il direttore del complesso è soddisfatto del lavoro svolto, reso possibile da un efficace lavoro di squadra con l’intero staff del castello: grazie alla collaborazione del corpo di guardia è stato possibile garantire l’apertura del castello e del parco ogni giorno, ad esclusione del canonico lunedì, assicurando le visite anche nei mesi invernali; eventi e manifestazioni si sono susseguiti con continuità, riconfermando il castello come punto di riferimento per il territorio; sono state avviate collaborazioni e sinergie con istituzioni, fondazioni e associazioni; i visitatori sono in costante aumento, già ad agosto gli ingressi erano infatti superiori a quelli dell’intero 2015 (96.000 a fronte dei 93.000 del 2015).

Mentre si lavora al palinsesto 2017 tra mostre di pittura, fotografia, teatro, allestimenti, eventi musicali, sportivi, letterari, enogastronomici e automobilistici, il castello annuncia le iniziative che accoglieranno i visitatori fino al nuovo anno. Tra gli eventi di novembre spiccano la mostra dedicata al centesimo anniversario dalla nascita del Maestro Michele Baretta e la conferenza di presentazione del restauro de Il Trionfo del console Paolo Emilio sul re Perseo, considerato il più importante intervento su elementi in gesso oggi in Italia; senza dimenticare l’imperdibile spettacolo del foliage in un romantico parco all’inglese e gli ultimi giorni dell’allestimento dedicato ai sette Chakra.

Come più volte annunciato, il parco del castello rimarrà aperto anche nei mesi invernali, sino alla dacia russa, e in occasione del Natale si “vestirà a festa” con un percorso di luci e suoni inaugurato da un suggestivo concerto nel salone d’Ercole.

Insomma, parafrasando uno riuscito claim olimpico “Racconigi non sta mai ferma”.

IL CASTELLO PROPONE INIZIATIVE E PROGRAMMI PER GRANDI E PICCOLI

Ecco i prossimi appuntamenti:

Ogni fine settimana del mese di ottobre, dalle 18 alle 23, la facciata del castello si tinge di rosa aderendo alla XXIV edizione della campagna NASTRO ROSA in occasione del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Fino al 8 novembre gli appartamenti aulici ospitano la mostra INSIEME NELL’INFINITO I Sette Chakra del Castello, un percorso multidisciplinare ispirato a due giovani artisti dalle emozioni suscitate da questi ambienti.

Fino al 8 novembre sarà possibile accedere alla NURSERY DEI PULEDRINI, normalmente chiusa al pubblico, per conoscere Mirra e Byron, nati a fine settembre nel parco del castello.

Sabato 26 novembre Convegno di presentazione del restauro del monumentale fregio in gesso di Giuseppe Gaggini in occasione della quale si analizzeranno anche le condizioni per la valorizzazione e il futuro riallestimento dell’opera. Coinvolgendo i soggetti che hanno creduto in questo progetto, la Soprintendenza e il Polo Museale Regionale, le Fondazioni bancarie e l’Associazione del Real Castello di Racconigi, il convegno intreccerà competenze e punti di vista differenti, offrendo al pubblico un dibattito di sicuro interesse.

Dal 12 novembre al 11 dicembre il castello accoglie la mostra di pittura dedicata al Maestro MICHELE BARETTA nel centenario della nascita dell’artista che nel secondo dopoguerra ha saputo coniugare tradizione e modernità, la rappresentazione realistica di derivazione ottocentesca con una facilità di disegno ed una spontanea sensibilità, realizzando opere di eloquente poetica. Nei delicati ritratti infantili, nelle figure femminili, ma anche nei paesaggi e nelle nature morte l’artista ha narrato con profonda umanità la vita degli umili e la bellezza della Natura.

Sabato 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, il castello propone IL CASTELLO PER TUTTI rinnovando l’impegno per rendere accessibile a tutti l’importante complesso museale, con una particolare attenzione alle esigenze delle persone con differenti abilità.

Da giovedì 8 a domenica 11 dicembre sarà possibile scoprire IL CASTELLO DOMESTICO: visite guidate agli ambienti più intimi di questa amatissima dimora di villeggiatura, dalle imponenti cucine completamente attrezzate, alle sale da pranzo, dalle stanze dei principi ai teneri appartamenti delle balie dove tutto sembra sospeso ad attendere il ritorno dei piccoli ospiti.

Domenica 18 dicembre alle ore 18 il concerto di Natale a cura dell’Accademia di Busca inaugurerà l’itinerario PARCO D’INVERNO: dall’imbrunire, luci e suoni trasformeranno il parco in un giardino incantato. L’itinerario sarà visibile durante le feste natalizie e fino al giorno di San Valentino.

PALAZZO CARIGNANO

Capolavoro dell’architettura del Seicento, il Palazzo è sorto per volontà di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, su progetto del padre teatino Guarino Guarini che ne ha iniziato la costruzione nel 1679. La facciata sinuosa, in mattone a vista, preziosamente e originalmente lavorato, corrisponde all’andamento curvilineo dei simmetrici scaloni all’interno e anticipa la geniale ed inedita composizione degli ambienti destinati ad accogliere il Principe e il suo seguito, culminante con il salone ellittico centrale, il cui volume esterno emerge sui tetti.

L’edificio, posto nel nuovo ampliamento orientale di Torino, sul tracciato delle antiche fortificazioni, aveva in origine una pianta a C, aperta sui giardini; l’attuale struttura quadrangolare è dovuta all’aggiunta del corpo di fabbrica ottocentesco costruito per ospitare il Parlamento italiano, e terminato nel 1871, dopo lo spostamento della capitale a Roma. Il salone centrale seicentesco fu trasformato nel 1848 in aula del Primo Parlamento Subalpino.

Entrando nel Palazzo non sfugge la rilevante opera di tardo seicento dello stuccatore luganese Pietro Somasso, interprete dei concatenati spazi guariniani dell’atrio, dei vestiboli e delle scale. All’interno si conservano gli appartamenti barocchi del piano terreno allestiti a fine Seicento e nel primo Settecento, caratterizzati in parte ancora dall’opera di Pietro Somasso (nell’appartamento detto di Mezzanotte) e decorati dal milanese Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino, che ne affresca parte significativa delle volte. Nell’Appartamento di Mezzogiorno si realizza inoltre il sontuoso apparato decorativo delle sale lungo via Principe Amedeo, eseguito in legno intagliato dorato, montato su specchi, destinato all’epoca a suscitare ammirazione anche in altre corti europee per la sua novità e magnificenza.

Il Palazzo (proprietà demaniale interamente affidata all’amministrazione del MiBACT), oltre ad essere sede del Polo Museale del Piemonte, per una superficie di circa 10.000 mq. ospita nelle sale del piano nobile il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. È sede inoltre di altre istituzioni storiche e culturali.

Con la mostra del 2011 dedicata al Legnanino, si è dato l’avvio a un percorso stabile di visita della Residenza dei Savoia-Carignano. Il percorso museale vero e proprio consta di circa 1.000 mq; attualmente la visita, sempre accompagnata, oltre ad illustrare l’esterno e la corte del Palazzo, comprende l’atrio e le scale guariniane, con un affaccio sull’aula del Parlamento Subalpino, l’appartamento di Mezzogiorno, detto anche dei Principi, e una serie di ambienti sotterranei. Attraverso un’efficace collaborazione con il progetto Senior Civici del Comune di Torino e con l’impegno degli assistenti educatori museali interni si provvede in tutti i week-end, e in parte lungo la settimana, al servizio di visita guidata (anche in lingua su prenotazione).

Si tratta di un percorso museale concepito ‘in divenire’, destinato cioè ad ampliarsi ed arricchirsi, restituendo gradualmente gli spazi aulici, ancora in parte adibiti ad uffici. Fin da ora si intende, in occasioni particolari, offrire piccole estensioni di percorso. L’obiettivo del Polo si accompagnerà alla possibilità di far convergere risorse anche private per obiettivi specifici inseriti in un programma adeguato, che consenta dove necessario interventi di restauro e recupero degli ambienti decorati.

Con l’introduzione del biglietto si ha l’obiettivo di realizzare un contestuale aumento dell’offerta culturale ed un miglioramento dei servizi. Nel corso di quest’anno la sede museale ha già ampliato l’offerta di attività per famiglie e per il pubblico dei bambini, ha realizzato, con le proprie forze interne, un breve video introduttivo sulla storia del Palazzo, ed ha puntualmente recepito le occasioni di aperture straordinarie derivanti da iniziative nazionali del MiBACT o da iniziative territoriali di rilievo, contribuendo con piccole ma specifiche proposte.

CONFERENZE A PALAZZO

Con il consolidarsi del percorso di visita di palazzo Carignano si intende proporre al pubblico una serie di appuntamenti cadenzati che tratteranno vari temi, a partire dall’opera guariniana, dalle scelte dei suoi committenti, i Principi Savoia-Carignano, fino agli sviluppi e alle modificazioni che la storia piemontese ha impresso sul Palazzo.

In questa stagione autunnale di avvio sono previsti tre incontri, ciascuno dei quali, dal punto di vista temporale, corrisponde a un momento dei tre secoli più significativi che hanno riguardato palazzo Carignano, senza certo escludere nel seguito ulteriori temi di approfondimento in particolare sugli interni barocchi, vista la straordinaria qualità dei loro apparati.

Gli incontri sono stati pensati con un particolare obiettivo: essere un arricchimento alla visita, sia per il pubblico che potrà partecipare direttamente, sia per le persone chiamate ad accompagnare quotidianamente il pubblico stesso; dovranno essere occasioni per suscitare interesse, richiamare gli studi esistenti ma promuovere ulteriore ricerca, anche nella prospettiva di una produzione di strumenti con funzione didattica per il pubblico.

VILLA DELLA REGINA

Villa della Regina è aperta al pubblico dal 2006, quando ancora erano in corso i cantieri di restauro, e dal 2010 è un museo aperto a pieno regime, che riscuote un successo in crescita costante: dai 6500 visitatori dei cantieri del primo anno ai 52000 del 2015, fino a una crescita che quest’anno è stata di un ulteriore 13,15%.

Al percorso di visita all’interno, che si snoda per tutto il piano nobile, si aggiungono quelli dei giardini: quest’anno sono stati aperti per la prima volta tutti i viali superiori dell’anfiteatro verde, che offrono viste spettacolari sulla città. È in progetto la riapertura del parterre sud che con i suoi antichi bossi e la posizione ombreggiata costituirà uno speciale luogo di delizia.

Sono in corso anche i progetti di restauro dei tre belvedere, che come tutti i manufatti antichi all’aperto richiedono cure costanti. Finanziati dal Mibact, i nuovi interventi consentiranno la riapertura del Padiglione dei Solinghi e l’uso di nuovi spazi e luoghi panoramici come le terrazze del Belvedere nord e di quello superiore.

La Villa era in antico un luogo di villeggiatura vicino alla città. La musica era parte integrante e normale della vita di un luogo come questo, e nel 2016 Musica in Villa organizzata da Italico Splendore ha offerto una vera e propria stagione di dieci concerti tra primavera ed estate e, per il terzo anno consecutivo, una settimana di masterclass all’interno delle sale tra agosto e settembre, a cui i visitatori hanno potuto assistere. In ogni manifestazione ed evento non manca la musica antica, che gode di un’acustica notevole sia nel Salone d’onore e nelle sale interne che nell’esedra all’aperto.

La ricerca sulla storia artistica della residenza, oltre che con mostre e pubblicazioni (Juvarra a Villa della Regina, 2008, La Sabauda in tour per le città, 2014), prosegue con collaborazioni con gli altri musei della città. Con il MAO abbiamo realizzato la piccola esposizione Riflessi d’Oriente, in collegamento con la mostra Il drago e il fiore d’oro. Con il Museo Civico d’Arte Antica – Palazzo Madama, presentiamo in questa occasione i nuovi depositi di opere che un tempo erano a Villa. I Musei Reali con grande generosità stanno per depositare i sei sgabelli di Piffetti che sono l’unica testimonianza rimasta a Torino della libreria oggi al Quirinale, e partendo da questi si vorrebbe ricostruire in forma scenografica il prezioso ambiente. Sono stati sostenuti alcuni progetti di arte contemporanea, tra cui Opium den, presentato ad Artissima 2015.

La storia agricola della proprietà prosegue nella cura del vigneto, che, a cura dell’Azienda Balbiano produce circa 4000 bottiglie di Freisa all’anno, che vengono vendute nel bookshop interno, insieme agli altri prodotti collegati al vino e al miele prodotto dagli alveari vicini al bosco.

Per realizzare tutto questo, allo staff interno si affiancano molte altre realtà. I volontari Senior Civici, che collaborano nell’accoglienza ai visitatori e sostengono gli afflussi dei giorni festivi. I volontari di Torino Spazio Pubblico, che con il loro lavoro continuo per la cura del verde hanno consentito le aperture dei nuovi percorsi nei giardini. Gli Amici di Villa della Regina, che con innumerevoli azioni di raccolta fondi sostengono la vita quotidiana della residenza e molte delle operazioni gestite dallo staff interno (didattica) e dai volontari (manutenzioni). Sempre gli Amici e l’Azienda Balbiano hanno operato per i gemellaggi con il vigneto del Clos-Monmartre di Parigi (2014) e con quello del castello di Schoenbrunn (2016) a Vienna, primi passi per la creazione di un network di residenze europee che mantengono una vocazione agricola nel cuore delle città.

A partire dal 1° novembre la visita si arricchisce con il riallestimento di tre tavole in scagliola e cinque meravigliose appliques policrome attribuite alla bottega di Bonzanigo, tutte già presenti al secondo piano della Villa e riconoscibili negli antichi inventari. Nel 1983, in seguito alla dismissione dell’edificio e dei suoi beni da parte dell’Istituto Figlie dei Militari, questi oggetti erano stati acquisiti dal Museo Civico d’Arte Antica che ora, in spirito di fattiva collaborazione, ne concede il ritorno e il deposito presso le sale della Residenza.

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