CHIVASSO – Inaugurato, questa mattina, presso la sede legale dell’ASL TO4, a Chivasso in via Po 11, il progetto “Alzheimer Caffè Chivasso”, un luogo di sostegno, di incontro e di mutuo aiuto. Il progetto è promosso dalle ACLI di Chivasso e di Torino e dalla Cooperativa Sociale Solidarietà ed è finanziato dalla Fondazione CRT, Area Welfare e Territorio; i partner di progetto sono l’Unione Sportiva ACLI Torino e l’ANPI Sezione Boris Bradac; l’ASL TO4 collabora per la costruzione di sinergie a favore delle persone affette dalla malattia di Alzheimer.

“Questa iniziativa, che il circolo ACLI di Chivasso ha intrapreso con le ACLI provinciali e la Cooperativa Solidarietà, – spiega il Presidente del Circolo ACLI di chivasso-Alzheimer-caffeChivasso, Beppe Stocco – si propone di affrontare il tema dell’inclusione e della partecipazione sociale delle persone malate di Alzheimer e di offrire spazi di sostegno emotivo e psicologico alle famiglie e/o alle persone che si prendono cura di loro. L’Alzheimer Caffè, oltre che a permettere momenti di sollievo per i malati consentendo agli accompagnatori di partecipare a incontri di mutuo aiuto, gestiti da psicologi o comunque da persone abilitate, si rivolge a tutti i cittadini per approfondire la conoscenza della malattia, al fine di sensibilizzare e coinvolgere gli stessi in una rete di sostegno che mette in relazione la società civile e le strutture istituzionali. La convinzione è che solo da una reale collaborazione e partecipazione di tutte le parti sociali si possa costruire una società efficiente e solidale, nella quale si possa dire “gli altri?…siamo noi!”.

Sono, infatti, numerose le iniziative della prima edizione del progetto, che si svolgeranno da martedì 10 novembre a martedì 21 giugno e che sono aperte a tutti, ai malati di Alzheimer e a coloro che se ne prendono cura e a tutti i cittadini interessati: incontri con medici dell’ASL TO4, incontri di mutuo aiuto per le famiglie gestiti da psicologi, incontri con specialisti in terapia occupazionale, con musicisti, ma anche incontri per conoscere i diritti e i servizi, per la gestione del quotidiano e per l’accompagnamento spirituale. Durante gli incontri proposti sono previste, contemporaneamente, attività per i malati di Alzheimer gestite da un gruppo di volontari, con laboratori per mantenere vive le capacità residuali, come arteterapia ed esercizi di “palestra per la mente”.

Gli incontri si terranno dalle 15,30 alle 17,30 presso il Convento dei Frati Cappuccini di Chivasso, in via Mazzè angolo via Cappuccini. Il programma delle iniziative è disponibile presso il Circolo ACLI di Chivasso in via Italia 10/b, ma è scaricabile anche dai siti www.aclichivasso.it e www.aclitorino.it e dalla sezione “ASL Informa” del sito web www.aslto4.piemonte.it.

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Per informazioni, è possibile contattare le ACLI Provinciali di Torino (011 5712811, torino@acli.it) oppure Beppe Stocco, Presidente del Circolo ACLI di Chivasso (335 6166155). A questi riferimenti è anche possibile rivolgersi per diventare volontario attraverso una formazione specifica e, quindi, diventare una risorsa preziosa per l’Alzheimer Caffè: è sufficiente avere caratteristiche come sensibilità, empatia, cura e rispetto per l’altro.

“Da parte nostra – commenta il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Lorenzo Ardissone – siamo perfettamente consapevoli di quanto sia dolorosa la malattia di Alzheimer, per chi ne soffre e, forse soprattutto, per i familiari che se ne prendono cura. I nostri servizi sono continuamente impegnati nel prendersi cura dei malati, ma per il sostegno dei familiari e per mantenere l’inclusione nella rete sociale delle persone malate di Alzheimer è fondamentale l’integrazione e la sinergia con le realtà territoriali. Per questo ringraziamo le ACLI di Chivasso e di Torino, con la Cooperativa Sociale Solidarietà, per aver voluto dare questo prezioso contributo alla comunità”.

“L’iniziativa – riferisce Fra Carlo Basili, Convento Frati Cappuccini, Cappellano dell’Ospedale di Chivasso –, secondo il principio della sussidiarietà, è un ponte di collegamento tra l’istituzione e la società civile. E’ un modo di lavorare insieme, in rete, non a compartimenti stagni. Il malato è malato nella struttura sanitaria così come nella quotidianità e nell’ambiente sociale e familiare”.

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