BORGIALLO – La notizia è arrivata all’improvviso, lasciando un senso di smarrimento in chi lo conosceva e stimava: Gianfranco Morgando è morto questa mattina, mercoledì 21 ottobre 2026, a 76 anni. Nato a Borgiallo il 20 dicembre 1949, da tempo conviveva con una malattia, ma nulla lasciava presagire un epilogo così repentino, probabilmente causato da un arresto cardiaco.
Negli ultimi anni aveva guidato la Fondazione “Donat Cattin” di Torino, un incarico che gli stava profondamente a cuore e che interpretava con la cura di chi considera la memoria storica un bene da proteggere. Era il naturale approdo di un percorso politico e culturale che aveva attraversato decenni di storia italiana.
La storia politica di Morgando comincia nei suoi paesi: prima Borgiallo, poi Cuorgnè. Nella Democrazia Cristiana si avvicina alla “sinistra sociale”, quella di Carlo Donat-Cattin e Guido Bodrato, trovando un ambiente in cui il suo stile pacato e riflessivo poteva crescere. Negli anni ’80 è consigliere provinciale, assessore all’Istruzione e poi al Bilancio.
Il 1992 segna il suo ingresso alla Camera dei Deputati. Due anni dopo partecipa alla fondazione del Partito Popolare Italiano, diventandone il primo segretario regionale in Piemonte. Nel 1996 torna a Montecitorio con l’Ulivo e viene nominato sottosegretario all’Industria nei governi D’Alema, incarico che ricopre anche nel secondo esecutivo. Successivamente è sottosegretario al Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica nel secondo governo Amato.
Dal 2001 è capogruppo della Margherita nella Commissione Tesoro, Bilancio e Programmazione. Nel 2006 viene eletto al Senato con l’Ulivo, restando in carica fino al 2008. Nel 2007 assume la guida del Partito Democratico in Piemonte, ruolo che mantiene fino al 2013.
Chi ha lavorato con lui lo ricorda come un uomo di rigore e competenza, ma soprattutto di equilibrio. In un mondo politico spesso dominato da toni accesi, Morgando rappresentava un’altra possibilità: quella del confronto pacato, della mediazione, della ricerca delle convergenze. Non amava lo scontro, preferiva la costruzione.
La sua capacità di argomentare con calma, di ascoltare e di trovare punti di contatto è stata una cifra distintiva, riconosciuta trasversalmente. Era un politico che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare.
Oltre ai ruoli istituzionali, Morgando ha dedicato tempo ed energie alla dimensione culturale del cattolicesimo democratico piemontese. Il lavoro svolto alla Fondazione “Donat Cattin” rimane un contributo prezioso alla memoria collettiva e alla comprensione di una tradizione politica che ha segnato profondamente il Piemonte e l’Italia.
Gianfranco Morgando lascia la moglie Carmen, il figlio Andrea con la famiglia, la sorella Teresina e il fratello Severino. A loro si stringono la comunità canavesana, il mondo politico piemontese e quanti hanno condiviso con lui un percorso di impegno civile e umano.
© Riproduzione riservata - vietato l'utilizzo di testi, video e foto se non espressamente autorizzato dall'Editore. Aggiungi ObiettivoNews.it alle tue fonti preferite su Google
Per restare sempre aggiornato con le notizie di ObiettivoNews, iscriviti ai nostri canali gratuiti:
la newsletter di WhatsApp per le notizie di Cronaca (per iscriverti invia un WhatsApp con scritto NEWS ON al 342.8644960);
il nostro canale Telegram (ObiettivoNews);
il nostro canale WhatsApp https://whatsapp.com/channel/0029Va9vIQO30LKS6x1jWN14 con le notizie selezionate dalla nostra redazione.














