


CUORGNÈ – Cerimonia nella mattinata di ieri, sabato 10 ottobre 2026, nel Municipio di Cuorgnè, per conferire la carica ufficiale di Presidente Onorario della sezione locale Anpi, a Lorenzo Savio, ultimo partigiano vivente di Cuorgnè e ultimo reduce della 77esima Brigata Garibaldi.
Per decenni Savio ha continuato a tramandare i valori della libertà e della democrazia alle nuove generazioni, partecipando attivamente a commemorazioni storiche nel territorio,
La storia di Lorenzo Savio, noto con il nome di battaglia “Veloce”, è la testimonianza vivente dell’impegno civile e del coraggio della gioventù canavesana durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale.
Nato nel 1930 nella frazione di Santa Lucia a Cuorgnè, Lorenzo Savio, Renzo, era il secondo di cinque figli. La sua vita cambiò radicalmente a causa di una violenta rappresaglia compiuta dai soldati della X MAS, durante la quale la casa della sua famiglia venne bruciata. Per sfuggire all’arresto immediato, gli uomini della famiglia furono costretti a scappare e a darsi alla macchia sulle montagne del Canavese.
Nonostante la giovanissima età (aveva poco più di quattordici anni), Savio scelse di schierarsi attivamente e si aggregò alla 77ª Brigata Garibaldi, l’illustre Brigata che fu del comandante Titala e del Capo di Stato maggiore Ugo Pecchioli.
Date le sue spiccate doti di agilità e prontezza fisica, i comandanti gli affidarono il delicato e rischioso compito di porta-ordini. Sfrecciando tra le linee e i sentieri montani per recapitare messaggi vitali per la Resistenza, si guadagnò sul campo il soprannome che lo avrebbe accompagnato per sempre: «Veloce».
Le Brigate Garibaldi erano le formazioni partigiane più numerose e organizzate d’Italia, nate su iniziativa del Partito Comunista ma aperte a tutti i patrioti. Nel Canavese operava la 77ª Brigata Garibaldi, intitolata a Mario Zemo.
La brigata era attiva soprattutto nell’Alto Canavese. I rapporti del comando della brigata testimoniano una guerra serrata e logorante, fatta di sabotaggi alle linee di comunicazione fasciste e imboscate per sottrarre armi.
I distaccamenti si nascondevano nei fitti boschi e nelle baite d’alpeggio sopra Cuorgnè. Potevano contare sulla complicità (spesso pagata a caro prezzo) della popolazione locale, che forniva cibo, informazioni e protezione ai giovanissimi partigiani come Lorenzo Savio.
Il territorio di Cuorgnè è stato teatro di sconti sanguinosi, oggi ricordati da monumenti e lapidi che costellano le strade locali.
L’imboscata di Pedaggio e Voira il 29 giugno 1944 è uno degli episodi più drammatici e noti della Resistenza locale: Le truppe partigiane avevano sferrato un attacco alla caserma “Pinelli”. Sulla via del ritorno, mentre si trovavano in località Pedaggio, i partigiani caddero in un’imboscata tesa da un comando della feroce Xª Flottiglia MAS (la milizia fascista responsabile degli incendi alle case dei civili, inclusa quella della famiglia di Lorenzo Savio). Nello scontro a fuoco persero la vita il comandante Italo Rossi (originario di Casale Monferrato) e il vice comandante di brigata Sebastiano Ruffatti (22 anni, di Salto), insieme ai partigiani Quarto Beltramo, Giovanni Battista Malano e Francesco Perono Borella.
Un altro evento tragico che segnò profondamente la comunità avvenne nel cuore dell’inverno: il 10 dicembre 1944, un intero distaccamento partigiano si trovava accantonato alla frazione Gatto di San Martino in Canavese, in attesa di scendere verso la pianura. A causa di una delazione (un tradimento), il gruppo venne sorpreso dal nemico. Le due sentinelle furono uccise sul colpo, mentre ventisei partigiani vennero catturati. I prigionieri vennero portati a Cuorgnè e sottoposti a durissimi interrogatori e torture per giorni nel tentativo di estorcere informazioni sulle altre brigate. Il 14 dicembre 1944, sei di loro vennero fucilati direttamente a Cuorgnè, altri cinque nella vicina Arè di Caluso, mentre dodici furono deportati nei lager in Germania (da dove solo due fecero ritorno).
Questi eventi spiegano perché la figura di Lorenzo “Veloce” Savio sia così centrale per Cuorgnè. In un territorio che ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane e distruzioni, la sua voce rappresenta il legame diretto con quei ragazzi che decisero di rischiare tutto per la libertà.
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