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FAVRIA – Ultimo saluto a “Mario ȅl barbè”, Mario Enrietti

Per anni barbiere del paese; Medaglia di Bronzo al Valor Civile

FAVRIA – Si terranno domani, mercoledì 23 settembre 2026, alle 10 presso la Chiesa Parrocchiale di Favria, i funerali di Mario Enrietti conosciuto da tutti come “Mario ȅl barbè”, 96 anni, Medaglia di Bronzo al Valor Civile.
Il soprannome era dovuto alla bottega da barbiere, punto di riferimento in paese.

Lo ricorda Giorgio Cortese, ex Sindaco di Favria: “Eri un amico che faceva parte della mia vita da quarantuno anni, praticamente da quando sono arrivato in questo paese. Quando sono venuto ad abitare a Favria, nel 1985, conoscevo pochissime persone. Tutto era nuovo: le strade, le case, le persone, le voci del paese. E tra i primi volti che imparai a riconoscere ci fu il tuo.
La tua bottega di barbiere era proprio nel condominio dove avevo scelto di abitare e dove vivo ancora oggi. Per questo, per me, eri qualcosa di più del barbiere del paese. Eri uno dei primi volti amici che incontrai quando Favria cominciava a diventare casa mia. Sono passati quarantuno anni e la vita ci ha portato avanti”.

“Mi avevi raccontato due episodi della tua vita, accaduti tanti anni fa. – Continua Cortese – Me li avevi raccontati con la tua semplicità, senza cercare di darti importanza, quasi fossero soltanto vecchi ricordi.
Ma io avevo capito che non erano episodi qualsiasi, la prima c’era un bambino finito nella roggia e poi quella di un altro bambino su un carro trascinato senza controllo da un cavallo imbizzarrito, dove avevi avuti il riconoscimento dal Ministero con una medaglia. Due storie diverse, ma con qualcosa in comune: in entrambi i casi tu eri intervenuto. Caro Mario Ti avevo detto che, prima o poi, li avrei raccontati. Forse pensavo di avere ancora molto tempo per farlo. Pensavo che ci sarebbero state altre mattine, altre chiacchierate, altre occasioni per tornare su quei ricordi. Invece oggi sono qui a mantenere quella promessa senza di te. Voglio farlo nel modo in cui credo avresti voluto: senza esagerare, senza trasformarti in un eroe da leggenda, ma semplicemente raccontando quello che è successo.


Perché dietro Mario al Barbè, il barbiere che tutti conoscevano, c’era anche un uomo che, in due momenti della sua vita, davanti a un bambino in pericolo non è rimasto a guardare.
La roggia: erano gli anni Cinquanta del Novecento, Favria aveva ancora il volto di un paese nel quale i bambini giocavano per strada e le rogge facevano parte del paesaggio quotidiano. Quel giorno alcuni bambini giocavano vicino all’acqua. Tra loro ce n’era uno più piccolo, intento a far galleggiare una barchetta di legno. La seguiva correndo lungo la riva, quando improvvisamente perse l’equilibrio.
Un piede scivolò e il bambino finì nella roggia. La corrente lo trascinò verso il tubo di scarico e le sue piccole gambe si agitavano nell’acqua, cercando disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi.
Mario era nella sua bottega, senti chiamare aiuto dagli altri bambini e vide quello che stava accadendo e uscì immediatamente. Arrivò sulla sponda, si abbassò e afferrò il bambino. La corrente lo tratteneva, ma Mario non mollò la presa. Tirò con tutte le sue forze, fino a riuscire a riportarlo fuori dall’acqua.
Il bambino era fradicio, spaventato, tossiva e respirava a fatica, ma era vivo. Mario si assicurò che stesse bene e poi tornò alla sua bottega, senza raccontarlo in giro, senza cercare applausi come era sua abitudine.

Il secondo episodio è quel carro lanciato per le strade. Questo avvenne anni dopo, la a bottega continuava a essere il suo mondo, fino a quando, un giorno, la quiete del paese fu interrotta da un rumore improvviso: zoccoli, urla, grida.
Un cavallo si era imbizzarrito e trascinava un carro senza controllo per le strade, la gente cercava di scansarsi, sul carro c’era un bambino, solo, terrorizzato, aggrappato come poteva. Bastava una curva, una buca o un ostacolo per trasformare quella corsa in una tragedia.
Mario vide la scena e uscì dalla bottega, raggiunse il cavallo in via San Rocco. Afferrò le briglie e cercò di trattenerlo, l’animale continuava a tirare e trascinava anche lui, ma Mario non lasciò la presa.
Finché un muro della vecchia cappella in Via San Rocco riuscì a fermare la corsa dell’animale imbizzarrito e il carro si arrestò e il bambino era salvo. Questa volta arrivò anche un riconoscimento ufficiale: una medaglia al merito, che Mario non ha mai esibito come un trofeo.
Per lui contava soprattutto una cosa: quel bambino era salvo.
Due storie, lo stesso Mario, due episodi: una roggia e un cavallo e due bambini in pericolo.
Due momenti nei quali tutto accadde in pochi istanti e Tu, Mario, in entrambi i casi facesti una cosa semplice: intervenisti. Questo è quello che oggi mi rimane più impresso, non la medaglia, ma il bambino riportato a riva. Non il riconoscimento, ma quel carro finalmente fermo. Insomma non le parole, ma i gesti, perché la tua storia non ha bisogno di essere ingrandita è già grande così.”

La veglia di preghiera per Mario Enrietti si terrà questa sera, martedì 22, alle 20.30 presso la Chiesa Parrocchiale.
Mario Enrietti lascia la moglie Giuseppina, il figlio Roberto con Simonetta; le cognate Paolina e Marisa, il figlioccio Eraldo con Fabrizia; Enrica ed Eliana con Gianni, Lorenzo e Giulia; il nipote Fabrizio con Grazia e Federico e i consuoceri Carla e Domenico.

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