SAN GIUSTO CANAVESE – Ieri, domenica 1 marzo 2026, a San Giusto Canavese è stata celebrata la Festa del Ringraziamento. La festa si è aperta al Salone Gioannini, dove agricoltori, simpatizzanti e Amministrazione comunale si sono ritrovati per un primo momento di incontro. Un brindisi semplice e conviviale ha dato il via alla festa, creando subito quell’atmosfera familiare che accompagna gli appuntamenti più sentiti.
Subito dopo, le vie del paese si sono animate con la sfilata allegra e rumorosa dei trattori, preceduti dalla Filarmonica Sangiustese. La musica ha fatto da cornice a un corteo festoso, seguito con curiosità e partecipazione, fino all’arrivo sul piazzale della chiesa, dove i mezzi agricoli sono stati disposti a semicerchio, ordinati e imponenti, a far bella mostra di sé.
La funzione religiosa, come sempre molto partecipata e commuovente, ha rappresentato il cuore più profondo della giornata. L’offerta dei prodotti della terra ha reso visibile il legame tra lavoro, fede e riconoscenza. Particolarmente sentita la lettura della preghiera dell’agricoltore da parte della madrina Monica Boggio, seguita dalla benedizione dei mezzi agricoli impartita dal parroco Don Marco.
“La festa è poi proseguita, come tradizione vuole, con il pranzo comunitario al Gioannini. – Dichiara il Sindaco Giosi Boggio – Ed è stato proprio in quel momento, tra i tavoli e i volti amici, che si è avvertita con chiarezza una mancanza: semplicemente, girando lo sguardo sui presenti, l’assenza di alcune figure storiche del mondo agricolo è apparsa evidente e condivisa.
Mancava Antonio Sansoè, per tutti Nino dla Miclina, presenza costante insieme alla sua famiglia e riferimento autentico della comunità contadina. Si sentiva l’assenza di Maria Teresa Bravo, Mariuccia dla Ral, instancabile lavoratrice della terra, esempio silenzioso di dedizione e tenacia. E mancava anche Giuseppe Tapparo, il Moret, figura ben conosciuta, che insieme alla moglie Silvana Putrino ha rappresentato per anni un modo genuino e concreto di vivere il lavoro agricolo.
Un’assenza composta, discreta, che non aveva bisogno di parole: perché in comunità come questa il ricordo passa dagli sguardi, dai posti vuoti, dalla consapevolezza condivisa di ciò che ciascuno ha dato. La Festa del Ringraziamento si è così confermata non solo come celebrazione del lavoro nei campi, ma come momento di comunità vera, capace di tenere insieme gratitudine, memoria e futuro.”



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