giovedì 18 Aprile 2024

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FORNO CANAVESE – Una serata per far chiarezza sulla casa di riposo (FOTO E VIDEO)

Sala dell’ex area Obert gremita ieri sera, lunedì 24 luglio, per il tanto atteso “faccia a faccia” tra la popolazione, l’amministrazione comunale, la Parrocchia ed i responsabili della Cooperativa Sanitalia che gestisce ora la struttura; grandi assenti, e tanto attesi, gli ultimi amministratori della Casa di Riposo

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FORNO CANAVESE – Dovevano arrivare 64 profughi (attualmente 52) affinché, finalmente, si facesse un po’ di chiarezza su quella che è stata per anni la “Casa di Riposo” del paese, che ha ospitato e coccolato tanti degli anziani di Forno, e non solo, da quel lontano 1957 (anno in cui lo stabile fu donato alla parrocchia Assunzione Maria Vergine) sino alla fine del 2020, quando il covid è arrivato anche tra le corsie del ricovero e ne ha causato la chiusura. Una chiusura che, purtroppo, è diventata definitiva, almeno come residenza per anziani.

La sala dell’ex area Obert era gremita ieri sera, lunedì 24 luglio, per il tanto atteso “faccia a faccia” tra la popolazione, l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessandro Gaudio, la Parrocchia ed i responsabili della Cooperativa Sanitalia che gestisce ora la struttura; grandi assenti, e tanto attesi, gli ultimi amministratori della Casa di Riposo. Ieri sera tra il pubblico c’era chi si aspettava di conoscere, o quanto meno avere maggiori delucidazioni, circa l’accoglienza dei giovani profughi giunti a Forno nelle scorse settimane e che, forse è stato soddisfatto solo in parte. L’aspetto dei migranti, infatti, ha toccato solo marginalmente il punto fondamentale sul quale i fornesi volevano, giustamente, delle risposte ossia conoscere il motivo per cui la Parrocchia, alla quale la struttura ancora appartiene, avesse accumulato un debito così elevato e, soprattutto, quale ne fosse stata la causa.

A cercare di chiarire le perplessità e placare gli animi di chi ha lavorato per anni all’interno alla struttura, di chi ha frequentato la casa di riposo perché famigliare di qualche anziano ospite, o di chi per anni ha donato e destinato le proprie liberalità alla casa di riposo, è stato Don Claudio Baima Rughet, attuale legale rappresentante della Parrocchia. “Questa benemerita istituzione, nata per la volontà di tanti fornesi, si è trovata ad un certo punto ad aver la necessità di ristrutturare l’edificio per attenersi a quelle che sono le normative dell’ASL, che richiedeva un investimento economico. La parrocchia non è stata in grado, in quel momento, di affrontare tale spesa e l’unico tentativo per poter salvare la casa di riposo, è stata quella di appoggiarsi ad una cooperativa. Iniziato questo percorso, che non ha visto poi l’inizio dei lavori, di fatto, ha portato all’esternalizzazione dei servizi, generando un debito che la parrocchia si è trovata a dover affrontare. La chiusura per covid della casa il 10 dicembre del 2020 ha definitivamente bloccato la funzionalità e, a quel punto, abbiamo dovuto cercare una compensazione per saldare il debito e abbiamo dovuto mettere in gioco la stessa proprietà dell’immobile.

E’ stata un’azione dolorosa, sofferente per noi, ma anche l’unica soluzione che avevamo a disposizione. In questo momento la speranza è la cooperativa, che non è ancora proprietaria dell’immobile, anche se ci siamo impegnati per il trasferimento appena sarà possibile, possa continuare garantirne l’utilizzo sociale. In questo caso mi sembra che offrire la possibilità a questi giovani che lasciano la loro casa in cerca di una soluzione per la la loro vita possa essere un bel modo per riutilizzare queste risorse, sostenendo le persone in difficoltà” ha commentato Don Claudio.

Una risposta che pare non essere piaciuta molto ai fornesi, infervorati dal fatto che un’istituzione come la Casa di Riposo, possa esser stata lasciata all’incuria di un’amministrazione, molto probabilmente, non all’altezza della situazione. Fatto sta che il debito della Parrocchia verso Sanitalia ammonta a 568 mila euro per cui è stato stilato un piano di rientro da parte della stessa nel seguente modo: alla somma viene sottratto il valore di un immobile sito a Torino di proprietà dell’Assunzione Maria Vergine e, per la cifra restante, la parrocchia cederà la proprietà dell’immobile alla Cooperativa. Di fatto l’atto di compravendita non è stato ancora fatto e, tra i cittadini, è stata anche avanzata un’altra proposta per cercare di mantenere la proprietà. Ossia cercare dei finanziatori tesi, appunto, a recuperarne l’originaria destinazione del ricovero.

“Lo scopo della serata è stata proprio quella di ricevere spiegazioni da parte della Parrocchia e della cooperativa per capire perché si è arrivati alla chiusura, essendo che tanti davano la colpa al comune, o al suo mancato intervento. Noi non abbiamo potere in merito, la proprietà è sempre stata della parrocchia, gestita dalla Curia, e non avevamo nessun potere per intervenire. Penso che una parte degli intervenuti ora abbia capito, però è stata una serata che la Parrocchia avrebbe dovuto fare almeno cinque anni fa. Il comune è certamente disposto a dare parere favorevole ad un progetto, purchè ci sia anche la copertura finanziaria da parte di investitori” ha commentato Gaudio.

Altro perno cardine che ha tenuto banco durante queste settimane è la questione legata alla “non agibilità” della struttura. In realtà, come spiegato da Don Claudio essa è sempre stata agibile, ma non aveva l’autorizzazione ASL per le persone non autosufficienti. Di fatto, attualmente, è la Sanitalia che si sta occupando della struttura e della gestione dei profughi, come richiesto dalla Prefettura di Torino, attivando immediatamente un progetto di accoglienza; questione che, in queste settimane, ha sollevato, e non poco, critiche e preoccupazione tra i fornesi. Le domande sollevate in sala ieri sera hanno interessato principalmente la questione della sicurezza, dell’integrazione e, neanche troppo velatamente la questione economica. Per ogni ospite la cooperativa riceve 25,50 euro al giorno, di cui 2,50 euro vanno al migrante, mentre la restante parte viene incassata per sostenere le varie spese di manutenzione, personale, vitto, utenze varie e così via.

La riunione pare abbia portato un pò di chiarezza, anche se per ora, le polemiche sembrano ancora non volersi placare.

© Riproduzione riservata

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