venerdì 12 Aprile 2024

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LOMBARDORE – Fotovoltaico: ora tocca ai lombardoresi

«Ormai le speranze di incidere sulla decisione ministeriale sono pressoché nulle. Bisogna però che adesso si sveglino anche i lombardoresi perché l’ultima resistenza, fattiva e d’impatto, non può che essere la loro» commenta Lorenzetti, del “Movimento Spontaneo Canavesano Tutela Ambiente Amici del Parco della Vauda”

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LOMBARDORE – Con il parere favorevole dato dal Ministero all’impianto fotovoltaico sul territorio di Lombardore (e di San Benigno), il destino di quella zona di territorio sembra segnato: «Nonostante sia cambiato il ministro, il Ministero non rinuncia a seguire i dettami di una moda che catastroficamente si allinea al pensiero unico fortemente ideologizzato – commenta Ezio Lorenzetti, del “Movimento Spontaneo Canavesano Tutela Ambiente Amici del Parco della Vauda” – In compenso noi rinunceremo ad un territorio di campi coltivati, ad una vista che con i suoi meravigliosi colori è, ma sarebbe meglio dire era, rilassante, e rinunceremo a decine di quintali di cereali che quei terreni producono, o per meglio dire producevano».

Resta da fare ancora qualche passaggio burocratico: passaggi che difficilmente possono cambiare la carte in tavola. E anche per questo, per dirla alla Lorenzetti, ora è tempo che anche i lombardoresi prendano posizione: «Ormai le speranze di incidere sulla decisione ministeriale sono pressoché nulle. I nostri amministratori comunali andranno a parlarne in Città Metropolitana, che aveva già dato parere favorevole, e in Conferenza dei Servizi, ma avranno ben poche probabilità di far valere il voto negativo espresso in Giunta e in Consiglio verso questo immotivato consumo di suolo – aggiunge – Arrendersi non è mai una buona scelta, soprattutto visto l’argomento. Bisogna però che adesso si sveglino anche i lombardoresi perché l’ultima resistenza, fattiva e d’impatto, non può che essere la loro».

LOMBARDORE - Fotovoltaico: ora tocca ai lombardoresi

Resistenza contro quanto quell’impianto comporterà: «Questi impianti hanno comunque bisogno di strade per il passaggio dei mezzi pesanti che trasportano i pannelli – prosegue – Strade che poi verranno mantenute per gli accessi manutentivi dell’impianto. E poi ci saranno strutture in calcestruzzo dove alloggiare le apparecchiature necessarie ad immettere in rete l’energia prodotta; servono cavidotti che comportano scavi la cui terra, fertile, di risulta verrà portata in qualche discarica. Se davvero si vuole parlare e perseguire la strada per una reale transazione ecologica, si deve passare dalla consapevolezza di ciò che significa, e dal raziocinio delle necessarie decisioni. Come abbiamo già ripetuto sino alla nausea, i pannelli fotovoltaici stanno bene sui tetti di qualsiasi edificio, come copertura per i grandi parcheggi, nei terreni irrimediabilmente compromessi e via elencando. Se si vuole, se si usa il raziocinio, gli spazi ci sono».

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