martedì 7 Febbraio 2023

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VOLPIANO – Aggressione all’Ospedale di Chivasso: parlano i protagonisti

La vicenda risale ad una domenica sera di qualche settimana addietro quando una discussione molto animata nei pressi del pronto soccorso dell'Ospedale di Chivasso si è conclusa con due infermieri aggrediti

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VOLPIANO – La vicenda risale a qualche settimana addietro. Una domenica sera. Una discussione molto animata nei pressi del pronto soccorso dell’Ospedale di Chivasso, conclusa con due infermieri aggrediti, la giusta e doverosa solidarietà espressa dall’Asl e dal sindacato Nursind, e le possibili conseguenze giudiziarie per chi si è reso responsabile dell’accaduto. Responsabili che, però, di passare come i cattivi ad ogni costo, proprio non ne hanno voglia. «Purtroppo è successo quello che è successo, e ci dispiace – commentano – Abbiamo a che fare spesso con medici e infermieri, e li ringraziamo sempre per il loro lavoro. E poi non c’è nessuno così folle da partire di casa con l’intenzione di aggredire qualcuno. Se le cose sono andate come sono andate ci sono dei motivi». A parlare, e a raccontare la loro versione, padre, madre, due figli e una ragazza, tutti residenti a Volpiano.

La vicenda inizia qualche ora prima, quando la ragazza, affetta da una malattia autoimmune, si sente male. Viene chiamata la Croce Bianca che la accompagna (assieme alla cartella medica che contiene le indicazioni sulle medicine che può – pochissime – e non può – tantissime – prendere a causa della sua malattia) in ospedale. Qualche tempo dopo la stessa ragazza chiama i famigliari, allarmata. Afferma che la cartella non è stata neppure consultata e gli stata data una medicina, senza riuscire a dire quale fosse, che continua a non sentirsi bene e che teme che quel farmaco, che forse non poteva assumere, gli provochi delle conseguenze. I genitori, preoccupati, cercano di chiamare l’ospedale per avere lumi: «Ma non ci hanno mai risposto. E quando qualcuno rispondeva, chiudevano immediatamente la comunicazione», spiegano. Non resta altro da fare che salire in auto e partire: «Lo so, ero arrabbiato e preoccupato, come può esserlo un genitore in ansia per la propria figlia – aggiunge il capofamiglia – E quando sono arrivato volevo avere delle risposte. Ma non sono stato io a iniziare il parapiglia. Ho reagito, quello sì». Poco dopo arriva il resto della famiglia e, vedendo la situazione, concitata, che si era creata, senza pensarci troppo si butta nel mezzo. Con il risultato passato alle cronache.

Una vicenda che avrà un seguito giudiziario. Perché se è vero che l’Azienda Sanitaria è intenzionata a tutelarsi nelle sedi opportune, è altrettanto vero che anche la famiglia volpianese è decisa a fare lo stesso. «Era presente la guardia giurata: se eravamo così aggressivi perché non è intervenuta? – si chiedono – E poi ci sono le telecamere, che hanno ripreso come sono davvero andate le cose. E anche i volontari della Croce Bianca hanno notato alcuni particolari come, ad esempio, il fatto che la cartella clinica non sia stata consultata. Per questo siamo andati dai carabinieri di Volpiano per denunciare la situazione che abbiamo subito». A tutelare gli interessi della famiglia volpianese, l’Avvocato Renato Cravero di Torino: «Tutta la vicenda è soltanto alla battute iniziali – commenta – Ci sarà tempo e modo di fare chiarezza su tutti gli aspetti».

© Riproduzione riservata

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