sabato 3 Dicembre 2022

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Direttore Responsabile: Magda Bersini

CASELLE – «Zaccone era candidabile. Si è dimesso per dissidi interni alla maggioranza»

Anche non lo fosse stato, la cosa non avrebbe inficiato in alcun modo il voto: semplicemente si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della consultazione

CASELLE – Franco Zaccone era candidabile alle ultime elezioni (e se anche non lo fosse stato, la cosa non avrebbe inficiato in alcun modo il voto: semplicemente si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della consultazione). Le sue dimissioni? Dovute ad un dissidio interno alla maggioranza, e dettate dal fatto che non gli era stato riservato un posto in Giunta.

Sono queste le linee difensive con le quali l’Amministrazione Marsaglia, tramite i suoi legati, si opporrà innanzi al Tar al ricorso presentato dai tre gruppi di opposizione che chiedevano, invece, l’annullamento delle elezioni.

La candidabilità di Zaccone emergerebbe da due constatazioni. La prima. L’essere chiamato a testimoniare come persona informata sui fatti nell’ambito del processo “San Michele” non è causa di incandidabilità. La seconda. Neppure lo è la condanna che aveva subito nel 2015, dal momento che nessuno dei reati che gli erano stati contestati sono riferibili alla criminalità organizzata o alla matrice di stampo mafioso. Errori, in sostanza, come possono capitare, e che comunque ormai estinti. A suffragare queste posizioni, secondo i legali del Comune, il fatto che Zaccone abbia sottoscritto l’autocertificazione circa la mancanza di condizioni di ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità a suo carico. In sostanza, un atto con cui il candidato, sotto la sua responsabilità, certifica che non esistono condizioni che gli impediscano di partecipare alla competizione elettorale.

In merito alle sue dimissioni, che tanto scalpore avevano suscitato, si tratterebbe solo di una mera discussione interna, dovuto a dissidi in seno alla maggioranza circa il ruolo che Zaccone avrebbe dovuto avere. Sintetizzando, Zaccone avrebbe voluto un ruolo da assessore (cosa che gli sarebbe spettata quasi di diritto, sia in base all’esperienza maturata con le precedenti Amministrazioni, sia per il consenso ottenuto alle elezioni di primavera). Ruolo che, però, non gli è stato riconosciuto e, vista l’inconciliabilità delle posizioni, la soluzione è stata quella di dimettersi, come scritto dal diretto interessato nella sua lettera, protocollata, di dimissioni.

Ora, su norme, leggi, articoli, cavilli e quant’altro discuteranno i legali fine mese. Chi ha ragione e chi ha torto lo stabilirà, sempre a fine mese, il Tar. Ma un paio di riflessioni, banali banali, si possono fare anche subito. Sembra strano che due persone cui l’esperienza amministrativa non manca di certo, come Marsaglia e Zaccone, non abbiamo mai parlato prima delle elezioni di quale sarebbe stato il ruolo del candidato all’indomani del voto (anche perché una delle poche certezze legate a quella consultazione era che Zaccone, da sempre vera e propria macchina da voti, sarebbe stato eletto). E se le cose stanno così come esposte dal Comune, perché semplicemente non rispondere con chiarezza alle domande dei consiglieri di opposizione in occasione dei primo Consiglio, evitando dubbi, fraintendimenti, ombre e sospetti?

© Riproduzione riservata

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