venerdì 27 Maggio 2022

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LOMBARDORE / FRONT – Coldiretti: «Variante 460: basta consumo di suolo»

«Dobbiamo ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime alimentari»

LOMBARDORE / FRONT – La costruzione della nuova strada Lombardore-Front, variante alla SS 460 del Gran Paradiso, lunga 8 chilometri, con 3 rotatorie e strade di accesso e di servizio, sottrarrà circa 40 ettari di terreni. Se questi terreni fossero tutti seminati potrebbero produrre, in media, 4.000 quintali di mais da granella per la nutrizione animale e 2.200 quintali di grano tenero da panificazione.

È la stima di Coldiretti Torino sulla distruzione dei terreni agricoli che sarà provocata dalla nuova arteria viaria.

«In un momento storico – è la considerazione di Sergio Barone, presidente di Coldiretti Torino – in cui la produzione di materie prime alimentari si conferma assolutamente strategica, non ha senso consumare altro suolo agricolo prezioso».

Sempre coldiretti ha reso noto, attraverso il suo comunicato stampa, la propria opinione circa la variante alla SS 460. Essendo stata concepita 20 anni fa quando si assecondava l’incremento della mobilità su gomma e quando il tema della sostenibilità non sembrava così centrale come oggi ed, inoltre, è stata ideata prima che la guerra dimostrasse a tutti, in modo così drammatico, quello che il mondo agricolo ha sempre saputo: cioè che coprire il nostro fabbisogno di cibo con la nostra agricoltura è sempre più vitale.

«Per la nuova variante – continua Barone – saranno espropriate aziende agricole che garantiscono posti di lavoro grazie alle produzioni di carne, latte, cereali di qualità. I bovini vengono alimentati con mais e fieno coltivati negli stessi campi che circondano le stalle, riducendo al massimo la dipendenza dal mais estero. Un circuito locale, dal mangime all’animale, che dovrebbe essere sempre più incrementato invece che essere frustrato con nuovi espropri. Ricordiamo che i nostri agricoltori sono da sempre radicati in questa terra. Stiamo parlando di generazioni di famiglie che vivono e producono sul territorio e per il territorio; di imprenditori che, anche in futuro, saranno legati ai loro campi e alle loro stalle per produrre un bene che sarà sempre necessario e avrà sempre più mercato: il cibo di qualità. Un valore dimostrato dalla tragica invasione dell’Ucraina con la carenza di cereali da mangime e da alimentazione umana che ci ha fatti trovare impreparati e vulnerabili».

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