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sabato 16 Ottobre 2021
sabato, Ottobre 16, 2021
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TORINO – Minacce naziste contro la scrittrice Lia Tagliacozzo

È accaduto durante la presentazione online del suo libro “La generazione del Deserto”

TORINO – Sono in corso le indagini della Procura di Torino su quanto accaduto domenica scorsa, 10 gennaio, durante la presentazione online del libro di Lia Tagliacozzo, “La generazione del Deserto” organizzata dall’Istoreto e dal centro studi ebraici di Torino. 

Lia Tagliacozzo è ebrea, figlia di due sopravvissuti alla Shoah. Quando nel 1938 vennero promulgate le leggi razziali, i suoi genitori erano bambini: durante le persecuzioni il padre si salvò per caso da una retata e restò nascosto in un convento per tutti i mesi dell’occupazione, la madre si rifugiò in un casolare di campagna e poi, dopo la fuga attraverso le Alpi, in un campo di internamento in Svizzera. Ma di tutto questo a casa di Lia si è sempre parlato poco. E lei, da sempre, ha tentato di ricostruire la storia della sua famiglia cucendo insieme le poche informazioni, riempendo i buchi della memoria, indagando tra le omissioni e le rimozioni. Ha scritto tanto, negli anni, trasformando in romanzo le vicende degli ebrei italiani, e ora ha deciso di raccontare la propria storia.

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Durante la presentazione alcuni sono entrati su Zoom e hanno iniziato ad inveire contro gli ebrei. L’accaduto è stato denunciato sui social dalla figlia Sara, che ha scritto:

“Abitualmente non faccio queste cose. Ma oggi voglio condividere il mio schifo rispetto a quello che è successo ieri durante la presentazione online del libro di mia mamma La generazione del deserto organizzata dal Istituto piemontese per la storia della Resistenza.

Sono Sara, sono ebrea, figlia di madre ebrea. Laica, anzi lontana dalla religione, anzi molto critica nei confronti dell’ebraismo.

Sono nipote di sopravvissuti alla shoa, la mia famiglia è stata dilaniata e dimezzata dalle persecuzioni razziali, vivo tutt’ora nella casa dove i nazisti vennero a bussare e a portare via la mia famiglia, compresa Ada. Una bambina dai capelli scuri e il viso dolce, potevo essere io.

Sono temi della mia quotidianità. Vivo immersa nella coscienza della seconda generazione. Mia mamma scrive di questo e mio nonno gira per le scuole a parlare di shoa (sono sempre stata molto critica, ho sempre detto “basta parlare di ebrei, basta parlare di shoa!) Sono conversazioni frequenti in casa mia. Ci sono “abituata”. Non mi sconvolge parlare dei miei morti. Ma quello che è successo oggi mi ha sconvolta.

Un gruppo di persone organizzate, sono entrate in massa nella riunione zoom della presentazione, mentre stava parlando mia madre. Zittendola. Hanno iniziato ad urlare “ebrei ai forni”, “sono tornati i nazisti” ,“vi bruceremo tutti”, “dovete morire tutti”. Impostando come foto identificativa immagini di Hitler e svastiche enormi.

E devo dire che, in altri contesti “non ebraici” mi era già successo di trovarmi in situazioni di tensione e anche di scontro con gruppi fascisti e neonazisti. Questa volta è stato diverso. Questa volta era diretto proprio a me, proprio a “noi”, per il fatto di essere ebrei. Io seduta nella mia stanza ad ascoltare mia madre e questi stronzi sono riusciti in questo modo ad entrare nella mia casa, un’altra volta. Non mi era mai successo. Non così. Non mi hanno mai augurato di finire nei forni. Non davanti alla mia mamma.

Mi viene da vomitare. Quando mia madre, troppo presto, ha raccontato a me bambina di otto anni (l’età che aveva quella bambina quando è stata strappata dalla sua casa) la storia della nostra famiglia, io ho iniziato a piangere, mi sono disperata, non ci potevo credere e le ho detto piangendo sconvolta: “mamma mi si sta rompendo il cuore” e lei mi rispose “no non dobbiamo essere tristi. Dobbiamo essere arrabbiate”. Ebbene si oggi mi si sta rompendo il cuore… Dalla rabbia.

Oggi capisco, lo sapevo già, ma oggi prendo coscienza di quanto sia importante non chinare la testa, quanto sia importante non nascondersi. Oggi ho capito quanto siano importanti le lotte per l’uguaglianza, per i diritti, l’equità e l’accoglienza. E non perché sono ebrea, forse anche, ma soprattutto perché sono un essere umano.

Oggi ho capito che sta a me, Sara, costruire un mondo in cui questi sporchi fascisti e neonazisti che mi vogliono nei forni spariscano.”

Un episodio, quello che è accaduto che fa accapponare la pelle, e fa pensare ad un trascorso che si spera non si ripeta mai più.

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