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sabato 25 Settembre 2021
sabato, Settembre 25, 2021

Intervista al Presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia

di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni e You Can Print

Intervisto per i lettori di ObiettivoNews il Presidente Cesare Avenia, Ingegnere elettronico con lunga esperienza manageriale nell’Industria nazionale ed internazionale delle Telecomunicazioni.

Domanda: Presidente, come il digitale sta rivoluzionando gli assetti organizzativi aziendali?
Risposta: La trasformazione digitale è un processo complesso e impegnativo per ogni azienda, destinato a incidere sul modello di business, se non a cambiarlo. Si tratta di innovare cultura e processi aziendali, per poter sfruttare al meglio le potenzialità di tecnologie quali le infrastrutture di rete, le piattaforme di collaborazione on line, il cloud, il marketing digitale e l’ e-commerce. L’obiettivo è rendere l’azienda più efficiente e competitiva, acquisendo flessibilità e maggiori capacità di resilienza per affrontare i cambiamenti e le criticità in maniera costruttiva.

Domanda: Digitale o innovazione, Ingegner Avenia, a che punto siamo attualmente?
Risposta: Purtroppo il nostro paese sconta un grave ritardo in tema di innovazione digitale. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il Desi 2020 (Digital Economy & Society Index), indice realizzato dalla Commissione Europea per monitorare lo stato della digitalizzazione dell’economia e della società nell’Unione, che pone l’Italia al 25° posto su 28 paesi. Peggio di noi fanno solo Romania, Grecia e Bulgaria. Essere così indietro sull’innovazione tecnologica è un vero paradosso per un paese come il nostro che si colloca fra le prime dieci economie industriali del mondo.

Domanda: Il digitale, ai fini dell’occupazione, una minaccia oppure un’opportunità?
Risposta: Se le preoccupazioni sulla perdita di posti di lavoro sono giustificate dalla velocità, dalla portata e dall’impatto con cui le nuove tecnologie stanno modificando la realtà, il problema di come gestire la transizione senza creare disoccupazione diventa una priorità assoluta per le imprese, per le istituzioni, per il governo e il futuro prossimo del paese. Ma bisogna capire che dietro il concetto di lavoro digitale di non vi è lo spettro dell’assenza di lavoro, ma una nuova figura di lavoratore, nuovi modelli organizzativi e nuove competenze. Per questo servono politiche attive del lavoro, al fine di formare adeguatamente gli attuali occupati e consentire di introdurre nelle aziende nuove competenze e nuove figure professionali.

Domanda: Presidente Avenia, il 5G è visto come una minaccia alla salute. Cosa può dirci al riguardo?
Risposta: Questo è un tema che deriva dall’ignoranza e dalla paura delle persone verso le novità. Ma in realtà la telefonia cellulare è in opera da oltre 25 anni e non esistono prove della dannosità sulla salute umana delle onde elettromagnetiche emesse dalle stazioni radio base e ricevute dai telefonini. Del resto, ci sono delle regole a livello nazionale, europeo, mondiale, che dettano limiti di esposizione e modalità di monitoraggio. Su questo in Italia abbiamo la legislazione più restrittiva in Europa.

Domanda: Perché dunque tante fake news, secondo Lei?
Risposta: Oggi, ad esempio, a fronte dell’emergenza da Covid 19, è difficile sentire qualcuno che parla a favore di posizioni no vax. Per dire che ci sono anche persone a cui piace pescare nel torbido per bloccare tutto. Per essere chiari il 5G è una tecnologia che servirà soprattutto per l’interconnessione delle cose e consentirà una trasformazione dei processi produttivi. Le notizie false rischiano di rallentare il processo di innovazione. Noi cerchiamo di tranquillizzare le persone. Se impediscono il 5G impediscono lo sviluppo. Perdere il treno in corsa significa rallentare e rischiare di restare decisamente indietro.

Domanda: Quindi, come Confindustria Digitale, cosa chiedete?
Risposta: Chiediamo al Governo di essere presente sul territorio e rassicurare i Sindaci sulla tutela della salute già garantita dalle leggi nazionali. Il Governo ha incassato dagli operatori di telecomunicazione miliardi dall’asta delle frequenze, che sono un bene pubblico, ce ne sono poche e le gestisce l’autorità pubblica appunto. Per questo le istituzioni si devono impegnare nell’informare i cittadini sugli studi degli organismi scientifici, fra cui anche l’Oms, che rassicurano che non ci sono rischi causati dal 5G per la salute della popolazione. È solo la disinformazione il vero rischio per lo sviluppo dell’Italia.

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