venerdì 6 Dicembre , 2019

CIRIÈ – La Fiera Agricola di San Martino 2019 unisce coltura e cultura insegnando il valore della biodiversità

CIRIÈ – La Fiera Agricola di San Martino ha chiuso l’edizione 2019 con ottimi risultati di partecipazione, confermando l’interesse di un pubblico affezionato alle tradizionali tematiche contadine e agricole e al contempo sottolineando come irrinunciabili le occasioni di riflessione sui temi ambientali e sociali.

Gli appuntamenti fieristici organizzati dall’Amministrazione di Ciriè sono stati affiancati anche quest’anno dalle proposte culturali derivanti dalla collaborazione con l’associazione ToMeForWe onlus sul progetto “Comunità di Pratica. Sentieri e Saperi senza barriere” e ospitati nel ‘polo culturale’ di Ciriè: la Biblioteca, la sede della Fondazione Troglia, Villa Remmert e le sale di Palazzo D’Oria aperte straordinariamente per l’occasione. 

Un’edizione di grande successo, quindi, con migliaia di visitatori, anche da fuori porta, che hanno affollato le vie di Ciriè, e in particolare l’area prettamente agricola e enogastronomica, da Piazza Vittime dell’IPCA a Viale Corso Martiri, senza trascurare il centro commerciale naturale e il grande mercato di Piazza Castello e Corso Nazioni Unite.

L’Amministrazione di Ciriè ha visto così confermato l’apprezzamento per una Fiera con forti connotazioni tradizionali, arricchita da momenti di conoscenza realizzati grazie alle sinergie consolidate negli anni con Coldiretti, con ATA e con il progetto Comunità di pratica Sentieri e Saperi senza barriere, promosso dall’Associazione TOMEFORWE onlus, una collaborazione questa che offre tematiche di approfondimento sull’attenzione e la cura per il territorio e per l’ambiente, in una cornice di momenti di svago e di degustazione.

Con la consapevolezza che l’economia della conoscenza debba investire in cultura in aree periferiche per rendere il tessuto sociale meno fragile e per diminuire il divario con i grandi centri urbani, gli appuntamenti culturali – uno in più rispetto all’edizione del 2018 – sono stati seguiti da un migliaio di persone: dalle conferenze scientifiche sull’apicoltura alla proiezione del film “Il mistero delle api”, dalla performance musicale “Novecento e altre storie” sulle colonne sonore di grandi capolavori della cinematografia italiana e internazionale all’esposizione “Colori e forme della Biodiversità. Mele e patate in mostra”.

Anticipato da una road show nelle scuole elementari e medie di Ciriè con il coinvolgimento di oltre 120 studenti, il tema dei diversi cultivar di mele e patate e dell’importanza della biodiversità è stato illustrato nelle mostre a Villa Remmert.

Se la storia delle api, sentinelle di un cambiamento climatico e di un ambiente inquinato, chiede urgente attenzione e sensibilità diffusa, la varietà di mele messe a disposizione dei coltivatori conferma il significativo patrimonio agricolo del territorio, e la storia della patata nel mondo insegna la forza della resilienza, la ricchezza insita nelle differenze, il valore nutritivo, il rischio delle monocolture e il pericolo di ignorare il potere velenoso di alimenti che ci sembrano innocui.

Particolarmente Interessante e istruttiva quindi la collezione dell’Associazione Consorzio della Quarantina per apprendere varie nozioni, dalla conservazione delle patate (al buio e a freddo) alla tossicità dovuta alla concentrazione di solanina, un alcaloide, che conferisce quel caratteristico colore verde da cui rifuggono gli animali, ma che gli umani non riconoscono come pericoloso. Quattrocento le varietà di patate da tutto il mondo, riprodotte grazie alla banca del seme. Le più antiche sono peruviane, coltivate da 7000 anni ad altitudini estreme, addomesticate per selezionare quelle commestibili da quelle selvatiche; in Europa arrivano a metà del XVI secolo e per duecento anni sono utilizzate solo come piante ornamentali perché se ne ignora la commestibilità. Alimento principe in alcuni paesi, in Irlanda la patata ha rappresentato sostentamento fondamentale e addirittura un’esplosione demografica tra il 1845 e il 1849, ma anche la carestia dovuta all’infestazione da peronospora e un monito fondamentale sul limite e il pericolo delle monocolture.

L’attesissima Fiera della tradizione, il grande mercato di domenica, è stata animata da 200 operatori ambulanti, distribuiti tra Piazza Castello, Corso Nazioni Unite e Via Trivero. Decine gli espositori di auto, articoli per hobbistica e giardinaggio che, insieme ai vivaisti, hanno riempito Piazza D’Oria, Corso e Viale Martiri della Libertà.

Oltre 20 gli stand di street food in via Roma, punto di congiunzione tra l’area più propriamente vocata all’agricoltura e il centro commerciale naturale, ai quali si è aggiunto lo stand enogastronomico dell’associazione Dveisin Festareul con la proposta di piatti tipici della tradizione contadina piemontese.

Molte anche le aziende presenti in Piazza Vittime dell’IPCA, con l’esposizione di macchine agricole professionali, il bestiame e tanti “animali della fattoria”, che hanno catturato l’attenzione di moltissimi bambini.

Numerosi i produttori agricoli, coinvolti da Coldiretti (che cura l’organizzazione di tutta la componente agricola, in collaborazione con il Comune e in particolare con l’Assessorato all’Agricoltura) collocati in via Rosmini (strada di congiunzione tra le aree Piazza Vittime e Piazza D’Oria) con un’ampia proposta di formaggi, salumi, frutta e verdura, miele, dolci, e tante altre tipicità dell’enogastronomia del territorio, rigorosamente all’insegna del criterio “dal produttore al consumatore”.

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