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sabato 25 Settembre 2021
sabato, Settembre 25, 2021

TORINO – Trovato in carcere l’ennesimo cellulare nascosto

Prontamente sequestrato dalla Polizia Penitenziaria

TORINO – Trovato l’ennesimo telefono cellulare. Ieri nel Carcere Lorusso e Cotugno.

Ieri, lunedì 11 marzo, alle 14,45 circa presso la 12^ Sezione a regime aperto, dove sono ristretti detenuti comuni del Padiglione ‘C’ della Casa Circondariale, in una cella occupata da due detenuti Italiani di origine napoletane, è stato trovato l’ennesimo micro telefonino cellulare,perfettamente funzionante e completo di carta micro-sim occultato dietro una mensola del bagno della cella.

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Nell’ultimo anno, sono stati molti i telefonini cellulari ritrovati dalla Polizia Penitenziaria perfettamente funzionanti, di cui con SIM, ha fatto pensare sarcasticamente ad un “posto di telefonia pubblico”, chiaramente illecito e prontamente sequestrato dalla Polizia Penitenziaria che ha ripristinato la legalità.

A dare la notizia è Leo Beneduci Segretario Generale dell’ O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) : “Constatiamo che le carceri con il ritrovamento di “grappoli” di

cellulari, si trasformerebbero, senza l’incessante lavoro di controllo della Polizia Penitenziaria, in luoghi con “postazioni telefoniche pubbliche” ovviamente illecite, che rappresenterebbero uno smacco alle regole primarie di una sicura detenzione, quella di impedire una comunicazione indiscriminata con l’esterno. Qualcuno risparmi il buonismo derivante dal fatto che l’utenza userebbe il telefonino solo per le ulteriori comunicazioni con le persone care.”

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“Con gli organici falcidiati dal precedente Governo – prosegue Beneduci – garantire la sicurezza delle carceri non può essere un lavoro miracoloso della Polizia Penitenziaria, che senza divise e senza mezzi rischia financo di lavorare in borghese nelle sezioni. E con l’attuale gestione dipartimentale si è ottenuto un discutibilissimo record, ovvero impiegare gli allievi agenti in on the job senza la divisa, dando un senso di disfacimento dell’immagine di un corpo che ha più di 200 anni di storia”.

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