RIVAROLO CANAVESE – È stata inviata qualche minuto fa all’Amministrazione Comunale, la proposta di ordine del giorno del gruppo di opposizione Riparolium, a firma di Aldo Raimondo e Martino Zucco Chinà, espressione di contrarietà all’apertura di un centro culturale islamico o similare, in via Bicocca a Rivarolo.

L’azione nasce dal fatto che un’ associazione culturale potrebbe entrare in possesso di un fabbricato o di una parte di esso, situato in Via Bicocca, con l’intenzione di trasformare l’immobile commerciale in un centro culturale e luogo di aggregazione e preghiera di fedeli di religione islamica.

“La zona in questione – dichiarano i Consiglieri Raimondo e Zucco Chinà – non si presta dal punto di vista socio culturale ad ospitare tale centro, in quanto il quartiere presenta già numerosi problemi di convivenza e di devianza sociale, alimentati anche da un disagio economico crescente, che rende delicato e lento il processo di integrazione fra i vari gruppi etnici presenti e a cui occorre prestare massima attenzione dal punto di vista amministrativo.”

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Tutto questo premettendo che, come cita l’articolo 19 della Costituzione, tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, però “il rispetto di tale principio richiede che le relative manifestazioni esteriori, individuali e di gruppo, avvengano in edifici adeguati e in contesti urbani garanti di indispensabili condizioni generali di sicurezza, di tranquillità e di quiete sociale per tutti i cittadini”.

I consiglieri di Riparolium chiedono quindi, all’Amministrazione Comunale di “fermare tale iniziativa, non concedendo i permessi necessari a seguito della comunicazione di inizio attività; di introdurre una prescrizione nel PRGC che escluda l’utilizzo per attività di culto o culturali riconducibili a movimenti religiosi di immobili che non abbiano destinazione d’uso specifica e di adottare nel regolamento di polizia urbana il divieto di esercitare attività di culto o di richiamo religioso in locali che non siano individuati per attività di culto”.

Perchè difatti non si parla di Moschea, come da voci che giravano qualche tempo fa, ma di un “centro culturale”, cosa che si differenzia per le autorizzazioni necessarie e le procedure burocratiche, risultando non essere ufficialmente luogo di preghiera.

Nella proposta viene altresì suggerita come alternativa, i centri presenti nei comuni confinanti di Feletto e Lusigliè, in grado di consentire la pratica religiosa per i fedeli islamici.

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