LEINI – Lo scorso 13 luglio, presso la sala consigliare del comune di Leini, si tenuta una serata pubblica organizzata dall’Articolo 1 a tema “Il lavoro al centro della proposta politica”.

La serata si è articolata con gli interventi in apertura di Franco Buo che ha presentato la serata e dal Vice Sindaco Fabrizio Troiani che ha portato i saluti dell’amministrazione.

Successivamente si sono succeduti gli interventi: relazione introduttiva Luca Torella, Roberto Placido, Silvana Accossato (consigliera regionale). Dopodiché si è aperta una discussione, in una sala che vedeva presenti una cinquantina di persone, che si è articolata tra mondo del lavoro, diritti e sinistra (anche con domande molto critiche da parte di qualcuno in platea). Le conclusioni sono state affidate al Capogruppo della Camera dei Deputati di Articolo 1 – movimento democratici progressisti.

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“Questi momenti tematici diventano sempre più importanti per riallacciare i rapporti con la nostra gente, – ha affermato l’onorevole Francesco Laforgia, sottolineando l’importanza della serata – rimettere in discussione scelte mettendo in campo idee, cercare di riaprire la partita ridando ai territori e non solo alle grandi città un ruolo fondamentale.”

“I motivi fondamentali che mi hanno spinto ad aderire ed ha contribuire alla costruzione, aggiungerei con tanta fatica ma con grandi soddisfazioni, di una Sezione locale di “Art. 1 – Movimento Democratici e Progressisti” – ha relazionato Luca Torella – sono essenzialmente due: aver rimesso al centro della propria agenda politica il lavoro e il progetto ambizioso di ricostruire una sinistra plurale, che ritorni a ricoprire il ruolo che gli compete.

Vorrei partire dal nome di questo movimento, che ha voluto richiamare l’Articolo 1 della nostra carta costituzionale che non solo fissa in modo solenne il risultato del referendum del 1946, ma mette a suo fondamento il lavoro. Lavoro che prima di essere un meccanismo sociale è una figura antropologica: garantisce la libertà e dà dignità.

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Di fronte al tema della precarietà, del ricatto, del lavoro inteso come sfruttamento, è necessario mantenere aperta la tensione tra etica ed economia. Attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale e si misura la qualità di una democrazia. Perché non basta un assegno per sopravvivere, ma occorre un lavoro dignitoso per vivere. Negli ultimi 20 anni il mondo del lavoro è cambiato radicalmente. Prima della riforma Treu conoscevamo un mondo del lavoro che aveva due attori principali: il datore di lavoro e il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Oggi non è più così.

Successivamente con la legge 30/2003 è stato introdotto il lavoro in somministrazione. Un rapporto che diventa trilaterale, e che mette al vertice di un ipotetico triangolo le Agenzie per il lavoro: di fatto il lavoratore è diventato merce da vendere. Il lavoratore somministrato è ricattabile e con pochissime possibilità di crearsi un futuro. Sono, altresì convinto che oggi la cosiddetta “lotta di classe”, senza correre il rischio di strumentalizzare il concetto, esista ancora.

Credo che la globalizzazione selvaggia, – ha continuato – e non quella dal volto umano, abbia aperto le maglie alla regola del dividi et impera che ha generato solitudine tra i lavoratori. Una solitudine che ha portato a minare quella solidarietà che porta all’unità di intenti. Non solo, dobbiamo essere coscienti del fatto che il mondo del lavoro è cambiato e sta cambiando sempre più velocemente.

Pensiamo alla Gig Economy, l’economia dei lavoretti, che non crea lavoratori dipendenti, ma lavoratori saltuari. Lavoratori che non vengono selezionati e assunti da nessuno, ma sono gestiti da una app. Nessuno li forma, li sorveglia e di conseguenza non esiste nessun soggetto di rappresentanza con il quale si possano contrattare salari e diritti. Questo tipo di lavoratori arriva a guadagnare 4 euro lordi l’ora (tanto per fare un esempio: il caso Foodora).”

(n.d. In proposito a quest’ultimo passaggio, Foodora precisa: 
– i collaboratori che effettuano le consegne per Foodora sono retribuiti con 4 euro lordi a consegna, e non all’ora. Poiché la media delle consegne effettuate è attualmente di 2,2 l’ora, la retribuzione oraria di un collaboratore di Foodora corrisponde mediamente a 8,8 euro

– Per diventare un collaboratore di Foodora, è previsto un iter di selezione strutturato, che dopo la presentazione della candidatura prevede uno o più colloqui diretti con i responsabili della società. Foodora conta infatti in Italia su un team di 35 persone dedicate espressamente alla gestione degli aspetti commerciali, operativi e di gestione della flotta, con un dialogo costante all’interno della società.)

“Come dimenticare le finte partite iva, i drammi che vivono questo tipo di lavoratori costretti alla subordinazione e ricattati dalla legge dei profitti che non permette loro neanche la possibilità di prendersi una semplicissima influenza perché costretti a lavorare per non perdere quattro soldi necessari per vivere.

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Il nostro movimento deve avere l’ambizione di “connettere” queste solitudini per ridare forza e dignità al lavoro governando i processi di cambiamento. C’è bisogno di una sinistra di governo perché c’è un pezzo di società che cerca casa e noi abbiamo l’ambizione di costruirla quella casa, già in occasione delle prossime elezioni politiche. Non vogliamo costruire l’ennesimo partitino votato al minoritarismo, il cui unico scopo è l’autoriproduzione, come una certa stampa vuol fare passare.

C’è un popolo che non riconosce più al Partito Democratico la capacità di costruire quell’ascensore sociale utile agli uomini e le donne di questo paese, insomma alle tanto decantate, usate, inflazionate famiglie!  Un dato confermato dalle ultime elezioni amministrative: in Piemonte 7 capoluoghi di provincia non sono più governati dal centrosinistra. Questo a causa delle scelte sbagliate degli degli ultimi tre anni, la riforma della scuola, il Jobs Acts, la riforma costituzionale bocciata dagli italiani.

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A quelli che ci dicono che destra e sinistra sono posizioni superate, – ha concluso Torella – io vorrei dire che esiste una destra populista, identitaria e reazionaria. L’errore più grande che ha commesso la sinistra negli ultimi vent’anni è stato quello di aver usato un linguaggio che non è più compreso dalla gente. Noi dobbiamo ricominciare a parlare con il nostro popolo che c’è ancora. Vogliamo costruire un partito che non dia diktat e che una volta tanto lavori “per” e non “contro”, che unisca e che non divida.”

Vorrei chiudere questo mio intervento con una citazione di Sandro Pertini, del Compagno Sandro Pertini “Io credo nel popolo italiano. E’ un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo”.”

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