SETTIMO TORINESE – È stata sottoposta dai Carabinieri della Compagnia di Chivasso a fermo di indiziato di delitto, Valentina Ventura, 34 anni, poiché ritenuta colpevole di omicidio aggravato del neonato partorito nelle prime ore di ieri e trovato abbandonato in via Turati a Settimo Torinese.

Madre di una bimba di tre anni. Una storia che ha dell’incredibile. Secondo la confessione della donna, lei e il marito non si sarebbero accorti dello stato di gravidanza, fino a che, ieri mattina, lei non ha partorito su un tappetino a casa. Ha preso il bambino e l’ha lanciato dalla finestra, al secondo piano.

Quindi ha accompagnato la bimba all’asilo, e andata a fare la spesa, tornata a prendere la bambina, pranzato..tutto come se nulla fosse. Fino all’arrivo dei Carabinieri. Sgomento generale per la sua reazione di fronte alle forze dell’ordine: semplicemente sbiancata in volto. Ora la donna è ricoverata all’Ospedale Sant’Anna. Appena dimessa verrà condotta in carcere.

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La donna ha continuato a sostenere di non ricordarsi nulla. Alla conferenza stampa che si è tenuta presso il Comando Provinciale dei Carabinieri, era presente anche il Colonnello Emanuele De Santis, Comandante Provinciale, Che ha dichiarato:

«I carabinieri che si sono trovati di fronte al dramma della morte del bimbo di Settimo sono stati, prima ancora che carabinieri, padri, mariti e madri, trasformando le indagini, rapide e risolutive, non solo in una scoperta giudiziaria, ma soprattutto nell’affrontare e gestire una grave situazione di disagio e disperazione. Non c’è stata neanche la soddisfazione professionale di avere risolto un caso di omicidio, quella che i carabinieri provano quando riescono a dare “il volto all’assassino”. In questo caso c’è stata la tristezza di arrestare una madre disperata, probabilmente vittima lei stessa con il suo bimbo oltre che carnefice.

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E’ emersa da un lato la solitudine profonda di quella ragazza e dall’altro la mancata conoscenza delle possibilità assicurate dalla normativa di settore che garantisce la possibilità di partorire nell’anonimato alle donne che non possono o non vogliono riconoscere il bambino, in Piemonte sancita dalla legge regionale 16/2006 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali” secondo cui in situazione di dubbio se tenere o meno il nascituro le donne possono chiedere aiuto a consultori servizi sociali oppure ospedali.

La rete territoriale di informazione – ha concluso il Colonnello – passa anche dalle nostre caserme dove uomini e donne, così come per i casi di vittime di atti persecutori, anche nei casi di gravidanze indesiderate, possono dare consigli e indirizzare al posto giusto. Non pretendiamo di avere la soluzione per tutto, ma una parola di conforto, di ascolto e di orientamento a volte può bastare per evitare tragedie.»

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