POLITICA – In occasione della conferenza Consap, Palermomania.it ha intervistato il vicepresidente alla Camera, con il quale abbiamo parlato dei suicidi tra le Forze dell’ordine, ma anche sulle calde tematiche della politica italiana e regionale

«Non ci preoccupa il rimpasto di Crocetta. Il punto non è lui. La Sicilia sarà la prima regione a Cinque Stelle. Stiamo già pensando a come governarla». A dirlo in DI-MAIOesclusiva a Palermomania.it è il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, oggi a Palermo in occasione del convegno nazionale del Consap, su “Suicidi tra gli appartenenti alle Forze dell’ordine. Le ragioni di un disagio e le possibili soluzioni”.
Onorevole, oggi a Palermo si affronta un problema piuttosto delicato, che è quello dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze dell’ordine. Qual è lo scopo principale di questo incontro?
«Lo scopo è di individuare delle iniziative legislative per tutelare i nostri uomini in divisa, che non solo sono in guerra con l’esterno, o contro lo Stato, ma principalmente hanno una guerra interiore, che si può tradurre nel fenomeno dei suicidi, di cui se ne parla sempre pochissimo. Gli obiettivi sarebbero due: uno rilevare i dati e due creare delle condizioni esterne con psicologi per dare un supporto a queste persone senza dover ricorrere a quello della caserma. Qual è la paura? Se vai dalla psicologo della caserma, ti possono togliere il distintivo o sospendere dal servizio, e quindi per evitare di trovarsi fuori, non si va magari dallo psicologo e poi si incrementa questa frustrazione, fino a che sfocia nel suicidio. E poi, visto che sono persone che dispongono di un’arma da fuoco, la pericolosità è ancora più alta. Vogliamo quindi affrontare questo tema dal punto di vista legislativo e magari ci starebbe anche bene una Commissione d’inchiesta sui suicidi nelle Forze dell’ordine».

Nella pratica, come e quando avvengono i controlli con gli psicologi interni?
«Dipende innanzitutto dal Corpo di appartenenza, nel caso di Polizia, Guardia di finanza e Carabinieri li hanno a disposizione, questi ultimi hanno anche delle convenzioni esterne. La polizia no, a parte pochissime caserme. Ma il punto è che si ha sostegno nel momento in cui c’è la riservatezza, altrimenti si rischiano sanzioni dal punto di vista della carriera».

Siete fiduciosi, anche in vista dell’incontro di oggi, che l’attenzione a questa problematica abbia il giusto riscontro da parte delle Istituzioni?
«Assolutamente si, con loro ed altri sindacati di polizia lavoro da tempo, e collaboro molto bene con Igor Gelarga del Consap, il quale è più volte intervenuto nel blog di Beppe Grillo per spiegare alcune questioni relative alla sicurezza delle Forze dell’ordine. Credo che tre obiettivi ce li possiamo dare: uno, è la Commissione d’inchiesta, che chiedono loro, secondo, Convenzioni esterne, fatte proprio dalla Polizia centrale, di Stato, in modo che tutti ne possano usufruire, e terzo, i numeri, speriamo di non dover fare lavorare la Commissione anche per avere questi dati, che spero possano esserci dai corpi di Polizia o G.F. poiché basta leggerli per rendersi conto di quanto sia grave la situazione».

Andando invece alle problematiche della politica italiana, qual è il suo pensiero sulla tanto discussa “Legge di stabilità”?
«La Legge di stabilità è fatta sulla “pelle dei malati”, che taglia alla Sanità e inserisce soldi per la manovra elettorale della Tasi. Se dovessimo chiedere a un cittadino se vuole più sanità o pagare la tasi, credo che la risposta sia scontata. Ciò deriva dal fatto che la gran parte dei soldi che ci sono in questa legge, continuano ad alimentare gli sprechi. La spending review, prevista da quest’anno da Cottarelli, era di 17miliardi di euro e loro prevedono di tagliarne al massimo 5, ma in realtà non saranno neanche 5: rinunciano a tagliare gli sprechi, ad accorpare le partecipate, a tagliarsi lo stipendio, eliminare i rimborsi elettorali… preferendo prendere i soldi dai posti letto ospedalieri e da meno esami diagnostici. Questa legge, non solo è preoccupante dal punto di vista della salute dei cittadini, ma non favorirà mai le famiglie; se mette il canone in bolletta significa ancora più burocrazia per gli italiani che dovranno dimostrare di non avere la televisione, altrimenti gli staccano la corrente. E questa non può essere una legge di stabilità. Noi abbiamo un’unica grande manovra finanziaria che è il reddito di cittadinanza, se facciamo ciò, abbiamo realizzato una legge di stabilità, finanziaria, e soprattutto portiamo il paese fuori dal baratro. Come mi dissero alcuni esponenti dell’Ambasciata francese, loro in tre mesi hanno risolto i problemi di recessione, che con il reddito di cittadinanza la domanda interna non si è mai fermata. Vogliamo quindi creare questo strumento, non solo per i cittadini in difficoltà, per reinserirli nel mondo del lavoro, ma anche per rilanciare l’economia».

Come vede la situazione del Governo siciliano alla luce dell’ennesimo rimpasto?
«Io sono fiducioso nel fatto che la legge impone, ogni 5 anni, che si debba andare a votare, altrimenti queste persone non lo farebbero neanche ogni 5 anni. Adesso stanno facendo carte false a Roma, e poi Crocetta, Marino, e stamattina hanno anche indagato il Sindaco del comune di San Giorgio a Cremano, sempre del PD. Il partito di Renzi si è rivelato un partito che ha alimentato la corruzione in questo Paese. Nello specifico, quando non ha aumentato la corruzione, ha prodotto una classe politica di incompetenti. Crocetta, per me, non può amministrare la Sicilia, come Marino non poteva gestire Roma, e come, più in generale, Matteo Renzi, se vuole fare il Presidente del Consiglio passi prima per le elezioni, non farsi eleggere dai suoi Senatori che mirano ad arrivare alla fine della legislatura per prendere la pensione. La Sicilia, nonostante il dissesto finanziario, idrogeologico, politico, ci rappresenta in maniera eccellente nel mondo, queste persone devono essere ascoltate, siamo già oltre Crocetta, il punto non è lui, noi stiamo già pensando a come governarla, e il nostro compito non sarà convincere i siciliani ma dimostrargli che siamo pronti. E per farlo dobbiamo accogliere tutte le istanze che vengono da questa regione che non è mai stata ascoltata. Inoltre, in Sicilia, ci sono 60 nuove imprese che sono nate con il microcredito degli stipendi dei parlamentari, e oltre 40, con gli stipendi dei consiglieri regionali, che rappresentano un tessuto produttivo su cui vogliamo puntare in futuro. Non risolviamo i problemi con 100 nuove imprese, ma è l’idea di Regione che vogliamo creare, tagliando gli sprechi e investendo in lavoro, in autoimprenditorialità. Come cittadino del sud dico che non possiamo più pensare che sia il lavoro pubblico quello per riuscire a trovare un’occupazione, ma dobbiamo puntare appunto sull’autoimprenditorialità, e nel farlo dobbiamo mandare a casa la classe politica e i dirigenti corrotti, ed iniziare e rinnovare le istituzioni».

Ci riuscirete?
«Io credo di si, altrimenti non starei qui».

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